Da un lato c’è il presidente della Camera, Roberto Fico, che cerca disperatamente di mediare tra le parti per fare quello che non è riuscito a fare Conte in diversi giorni, dall’altro il centrodestra che pensa sia tutta una perdita di tempo e lavora costantemente a formare un nuovo governo che abbia una maggioranza assoluta.

Alle 4 del pomeriggio di ieri Fico si presenta nella Sala della Regina di Montecitorio e tira le somme: “Dagli incontri con le forze politiche è emersa la disponibilità comune a procedere su un confronto sui temi e punti programmatici per raggiungere una sintesi”. Poche parole che prefigurano l’inizio di un nuovo percorso, con una serie di tavoli che servirebbero a stilare i punti del “contratto di governo”. Il condizionale è d’obbligo perché le incognite per la risoluzione della crisi sono ancora tante. Oggi l’esploratore Fico si ritroverà con i capigruppo dei partiti che in Parlamento hanno sostenuto Giuseppe Conte in occasione dell’ultimo voto di fiducia.

Il presidente della Camera gode al momento dei 15 minuti di celebrità di Warhol, sembra in parte compiaciuto, sa che se riuscisse nell’impresa in molti lo considererebbero come il deus ex machina di una “ricostruzione” parlamentare, quasi un miraggio nel momento in cui scriviamo. Sa anche bene che in cambio non riceverebbe altro che la gloria. Certo, avrebbe fatto qualcosa che il premier dimissionario non è riuscito a fare, ma avete mai visto un presidente della Camera che diventa primo ministro? Niente affatto. In cambio, appunto, riceverebbe la gloria.

Dal M5S, intanto, Luigi Di Maio prova a dare una scossa per cercare di avvicinare le parti, con un post sui social: “In questi momenti serve un esecutivo forte, mentre noi agli occhi del mondo appariamo deboli”. Un po’ la scoperta dell’acqua fredda, in effetti. Nel frattempo Alessandro Di Battista prende di mira il leader di Italia viva rilanciando un articolo del 22 gennaio: “Renzi contro la revoca ai Benetton: un motivo in più per tenerlo fuori dal governo”.

Da tutte le parti ripetono che vengono prima i temi. Sì, certo. Ma i temi hanno le gambe degli uomini e delle loro poltrone. Tutti sanno che sono importanti tanto quanto i temi, se non di più. E allora gli intrecci si fanno complicati. Il nome del premier resta sempre lo stesso per la compagine M5S-Dem, ed è quello di Giuseppe Conte. Giuseppe Conte Ter.

L’alternativa sarebbe un governo istituzionale, con la suggestione di Mario Draghi non premier ma superministro dell’Economia. Intanto però dal Colle smentiscono le voci che davano Mattarella e l’ex presidente della Bce dialogare insieme per un governo istituzionale.

La poltrona decisiva è quella del Mef. Matteo Renzi, nelle consultazioni con Roberto Fico, avrebbe chiesto almeno due ministeri, indicando quattro ipotesi: Economia, Istruzione, Infrastrutture e Lavoro. Renzi scopre una carta alla volta e nelle ultime ore ha mandato segnali di apertura. A Palazzo Chigi serpeggia il timore che le forze politiche impongano a Conte un sottosegretario alla presidenza che non sia un suo fedelissimo e una sorta di cabina di regia permanente con i leader: un luogo politico dove prendere collegialmente le scelte cruciali, a cominciare dai miliardi del Recovery. La cosa spaventa moltissimo Conte che sarebbe, chiaramente, contrariato.

Il centrodestra, di fronte a questo panorama politico avvolto nelle nebbie, ribadisce il suo “no” alla riproposizione di un governo e di una maggioranza che hanno fallito nella gestione della pandemia. Si fanno sempre più insistenti le voci di una formazione parlamentare nuova di centro che dia man forte al centrodestra. Pare la Lega stia tirando per la giacchetta qualche deputato e senatore del M5S per portarlo su una barca che, così, potrebbe governare senza problemi, con una maggioranza seria e compatta. Si starebbero limando alcuni dettagli e le ultime ore saranno decisive.

Per Silvio Berlusconi bisogna cambiare “profondamente strada”, pur con “sensibilità diverse”. Il centrosinistra sta provando “a ogni costo” a rimettere assieme una maggioranza che ha fallito, commettendo “un grave errore”. “L’Italia in questo momento drammatico avrebbe bisogno di un governo di alto profilo, con tutte le forze migliori del Paese, mettendo da parte i conflitti e gli interessi di parte”. Giorgia Meloni sostiene che questo Parlamento “non ha i numeri per una soluzione efficace, come dimostra la storia dell’ultimo anno. E se si farà un governo sarà perfino più debole di quelli passati, indipendentemente da chi esplori”.

Matteo Salvini non nasconde qualche insofferenza quando con i suoi commenta la richiesta di Silvio Berlusconi per un “governo di altro profilo, con tutte le forze migliori del paese”. Il commento è secco: “Come ha giustamente detto Giulio Tremonti, per il governo dei migliori abbiamo già dato, con la brutta sorpresa del Monti-Fornero”. Il leader della Lega non nasconde nemmeno l’insofferenza per il tentativo del presidente Fico: “Anche le ultime ore di manfrina ce lo confermano, conta il tirare a campare”.

“Oggi sia Pd che 5Stelle puntano tutto su un Conte-ter e non fanno ipotesi di un eventuale fallimento. Mi sembra però certo che, in qualsiasi circostanza, si dovrebbero evitare elezioni politiche anticipate e prevedere che all’Italia servirà una soluzione politica fortemente europeista con un governo formato e presieduto da una personalità di alto profilo e una maggioranza forte”. Lo afferma in un’intervista a Repubblica il senatore dem, Luigi Zanda. Quanto alla soluzione della crisi, Zanda ha osservato: “Non giriamo attorno al problema. La questione più rilevante è comprendere la posizione di Matteo Renzi e di Italia Viva. La crisi ha azzerato le polemiche politiche precedenti. Quindi è giusto far cadere qualsiasi preclusione nei confronti di Iv, ma Renzi deve dimostrare di volere costruire e non distruggere”.

Il governatore della Liguria, Giovanni Toti, in un’intervista a la Repubblica chiosa: “Siamo stati tra i primi a dirlo, che serve un premier forte in Europa e non abbiamo cambiato idea. Un premier che sappia unire le forze economiche e sociali e che abbia credibilità con i cittadini ma anche con le istituzioni europee e con i mercati finanziari, perché’ siamo un paese con il 170% di debito”. Quanto all’ipotesi che il premier sia un tecnico o un politico, Toti ha affermato: “Secondo me visto che Mattarella ha chiesto di fare presto e il presidente Fico ha annunciato un nuovo giro di consultazioni, dicendo che ci sono le condizioni per rimettere insieme un governo a partire dal Conte bis, mi pare che si vada in questa direzione. E in un simile governo la disponibilità di ‘Cambiamo’ non ci sarà mai e immagino di nessuno della coalizione di centrodestra”. Secondo Toti, inoltre, prima del voto va cambiata la legge elettorale: “Chi pensava che il Rosatellum portasse stabilità faccia le sue considerazioni. Serve una legge elettorale che dia governi più forti e stabili sul modello del cancellierato tedesco”.

Arriva qualche critica alla gestione italiana anche dall’Europa. “Il Recovery deve ancora partire. Faccio appello ai parlamenti nazionali: abbiamo visto che alcuni se la prendono troppo comoda”, dice dalle pagine della Stampa il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli. “Per supportare gli stati nazionali – ricorda -, Bruxelles si è attivata mettendo a disposizione uno strumento di consulenza tecnica sulla gestione dei fondi, finanziato con 850 milioni di euro a disposizione dei singoli Paesi. Su questo però noto una certa distrazione dell’Italia. L’Unione europea non è più dirigista. Il successo del Recovery dipende dalla responsabilità e anche dalla stabilità dei singoli Stati membri. La ripresa dei singoli Paesi deve coincidere con l’obiettivo comune di avere un’Europa più forte”. Sassoli poi sottolinea che “ci sono squilibri in tutti i Paesi europei: ora sarà possibile riequilibrare, ma molto dipenderà dagli Stati nazionali. Abbiamo messo a disposizione dei Paesi delle opportunità, il Mes sanitario, il Recovery. Tutti si devono prendere le loro responsabilità, questa stagione ci offre tante lezioni che non dobbiamo dimenticare nel cassetto”. “Noi – conclude – dobbiamo stimolare e sostenere, mettere tutti nelle condizioni di agire. La ripresa dei Paesi deve coincidere con l’obiettivo di avere un’Europa più forte. Però il Recovery deve partire adesso e l’instabilità può mettere a rischio la ripresa”.