Si aprono oggi le consultazioni al Quirinale dopo le dimissioni rassegnate ieri dal premier Giuseppe Conte. Nel pomeriggio saliranno al Colle i presidenti di Senato e Camera, Maria Elisabetta Casellati e Roberto Fico. O dalle consultazioni al Quirinale emergeranno numeri certi in favore di Giuseppe Conte oppure è difficile immaginare un reincarico al premier, che ieri alle ore 12 ha rassegnato le sue dimissioni nelle mani di Sergio Mattarella. La seconda ipotesi sembra molto più probabile in questo momento di crisi al buio, in cui molti dei “costruttori” si stanno tirando indietro. Esempio lampante la senatrice Sandra Lonardo, moglie di Mastella, che stamattina ha confermato all’AdnKronos: “Sì, in effetti sono fuori dal Gruppo che sarebbe nato in Senato. Non ho mai firmato”. Il riferimento è al cosiddetto gruppo dei responsabili, nato ieri, che prende il nome di “Europeisti Maie Centro Democratico“, e che oggi si costituirà alla Camera.
Il Capo dello Stato incontrerà domani pomeriggio i rappresentanti di Leu, Italia viva e Pd. Venerdì il centrodestra unito e il M5S. Comunque vada a finire, questa crisi resterà agli annali come la prima che cade nel pieno di un’epidemia. I colloqui si alterneranno in tre diversi ambienti: nella Sala Arazzi di Lilla, nella Sala del Bronzino e nell’ufficio privato del presidente. Saranno anche le prime consultazioni nella storia della Repubblica in diretta streaming: tramite il sito del Quirinale sarà possibile assistere da questo pomeriggio in diretta all’arrivo dei vari protagonisti e seguirli come mai era accaduto finora.
I possibili scenari sono tre:
- Dimissioni e reincarico per Conte Ter: il capo dello Stato, a fronte della possibilità di dare vita ad una nuova maggioranza con l’arrivo di altri partiti, potrebbe affidare allo stesso Conte un nuovo incarico per tentare di costituire il suo terzo esecutivo (è l’ipotesi a cui lavora incessantemente Conte in cerca di sostegno per allargare la maggioranza di Governo, ma al momento mancano certezze in Senato);
- Governo di unità nazionale: con una maggioranza allargata a tutte le forze politiche, da sinistra a destra, per dare vita ad un Governo presieduto da una personalità al di sopra delle parti (si fa il nome di Mario Draghi) per portare a compimento il Recovery Plan ed arrivare al termine della Legislatura (questa ipotesi piace a Silvio Berlusconi, ma viene rifiutata da Salvini);
- Maggioranza URSULA: In questo caso si fa riferimento alle forze politiche che in Europa hanno dato il loro voto per eleggere la Presidente della Commissione Ue Ursula Von der Leyen. Si tratta di Pd, Leu e M5S, con l’aggiunta di Forza Italia, i cui voti sarebbero provvidenziali per sostituire i senatori di Italia Viva;
- Governo Istituzionale: nell’ipotesi in cui non si riuscisse a trovare una maggioranza, il Presidente della Repubblica dovrebbe dare un incarico per formare un governo che porti il Paese alle elezioni anticipate;
- C’è un’altra ipotesi in campo, che trapela in queste ore: la formazione di un nuovo gruppo parlamentare centrista che darebbe supporto ad una possibile maggioranza di Centrodestra, drenando parlamentari dalla compagine grillina.
Ciò che prevale, almeno fino a questo momento, è la confusione. Mattarellla vuole fare in fretta, chiudere le consultazioni e arrivare ad una conclusione entro sabato. Se ci riuscirà è un mistero. In caso contrario il presidente della Repubblica sarà costretto a dare un mandato esplorativo nella giornata di sabato. II Quirinale pretende un governo di numeri sicuri, una maggioranza coesa che sappia approvare il Recovery e portare a termine in fretta la campagna dl vaccinazione.
Sembra tutto di nuovo nelle mani di Matteo Renzi, che guiderà la delegazione di Italia viva al Colle, ma non proporrà nomi. In realtà servono altri voti oltre quelli di Iv per ottenere una maggioranza assoluta. Il centrodestra, mai così unito, è convinto che l’unica soluzione sia quella delle urne.
Per il senatore centrista Pier Ferdinando Casini, intervistato sugli scenari della crisi di governo dal Corriere della Sera e La Stampa “Conte finora ha sbagliato tutto: politicamente, e tecnicamente. Perché sarebbe dovuto salire al Quirinale un minuto dopo aver ricevuto le dimissioni delle due ministre di Italia Viva, Bonetti e Bellanova”. Ora, se persevera, “rischia di non tornare a palazzo Chigi”. Per l’ex presidente della Camera, il premier ha fatto “errori blu. Ma come fai, in politica, a dire: con Renzi mai più? Va bene, certo: ti può scappare” ma “poi ricuci”. Invece lui “ha buttato via 15 giorni, facendo un errore enorme, con una caccia ai voti degradante e, per giunta, fallita. Si è delegittimato agli occhi dell’opinione pubblica“. Il Presidente Mattarella è “ineccepibile. Dopo due settimane di un simile spettacolo, vuole numeri, fatti, certezze”. Dopo il breve giro di consultazioni, potrebbe dare, secondo Casini un “mandato esplorativo a uno tipo Fico“, non per escludere ma per aiutare Conte, dandogli “un giorno di tempo in più”. Anche se “Conte deve aiutarsi da solo e tirare dentro Renzi”. Bisogna “superare i personalismi nell’interesse nazionale“. Le elezioni, ora “che la faccenda è nelle mani di Mattarella, sono un’opzione possibile”, come il governo di unità nazionale che “a mio avviso sarebbe la soluzione migliore per il Paese, con una base larga e solida, ma vedo poche possibilità – commenta -. Non mi pare ci siano, invece, i presupposti per governi tecnici”. Berlusconi “dovrebbe dire chiaramente che vuole un governo di larghe intese, e rompere con Salvini e Meloni. Ma non credo spaccherà mai il centrodestra“.
Parla dalle colonne del Messaggero la presidente dei deputati di Italia viva, Maria Elena Boschi: “Non poniamo pregiudiziali sui nomi – dice -, ma chiediamo una svolta sui contenuti“. La posizione di Iv “è semplice”, spiega, “noi siamo compatti a parlare di contenuti. Se oggi siamo centrali è perché’ parliamo di vaccini, di lavoro, di Recovery plan mentre altri chiedono incarichi”. “La crisi politica si è aperta ieri, la crisi sanitaria, economica, educativa è aperta da tempo“, ha osservato Boschi, “è tempo di fare un salto di qualità: basta chiacchiere, preoccupiamoci dell’Italia”.
Sul fronte Decreto Ristori Cinque il ministro Roberto Gualtieri prova ad accelerarne l’approvazione, ma a Palazzo Chigi sono ancora tanti i dossier aperti. Il Governo è pronto a congelare, ancora per qualche settimana, l’invio delle cartelle esattoriali e, seppur dimissionario, appare legittimato a licenziare anche atti così pesanti come quello da 32 miliardi (frutto dell’ok del parlamento allo scostamento di Bilancio) che serve a indennizzare le attività intrappolate e impoverite da chiusure e restrizioni. Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, nell’ultima audizione alle Camere, ha confermato “l’impegno preso con il Parlamento sullo stanziamento di 1,5 miliardi per la decontribuzione delle partite Iva con perdite di fatturato”. Quanto ai ristori veri e propri, asse portante del decreto, ieri il viceministro dell’Economia, Antonio Misiani, è entrato nello specifico spiegando che il governo punta a “costruire anche un intervento perequativo che permetta di superare gli interventi a singhiozzo e le situazioni di iniquità che la necessità di rispondere in tempi rapidi ha prodotto”.










