L’osservazione della dinamica con cui si susseguono le invocazioni dell’intercessione del Santo Draghi per ottenere la salvezza della nazione sono giunte al limite della bulimia.
Questo comportamento indica chiaramente lo stato mentale in cui versa da una parte la maggior parte della popolazione, ma anche la classe politica, sociale, economica e spirituale del Paese.

Clinicamente si potrebbe parlare di “distimia”, ovvero quella condizione di perenne e continua autosvalutazione e senso di impotenza verso gli eventi che non è riconducibile allo stato depressivo, ma ne condivide alcuni atteggiamenti.

La classe politica, che poi, non dimentichiamoci, è rappresentanza del popolo che ora s’indigna, ora si lamenta e quasi mai si assume la responsabilità del proprio destino, è stata di fatto commissariata dai burocrati o se preferite tecnocrati, che dinnanzi al vuoto cosmico di carattere, visione, contenuto e forza realizzatrice, si trovano ancora una volta la strada spianata per impossessarsi della direzione e delle scelte di un Paese. Un Paese incapace di volersi bene, di credere in se stesso, di reagire coraggiosamente ai soprusi e di decidere fieramente ciò che è bene lasciandosi invece schiacciare da ciò che gli viene concesso come possibile dalla narrazione dei media.

Del resto, le neuroscienze oggi ci spiegano ciò che già il gerarca Nazista Joseph Goebbels sosteneva più di settant’anni fa, ovvero: una cosa detta e ripetuta più volte diventa una verità anche se non lo è.

Dunque non importa se una cosa è vera o meno, ma lo diventa se giornali e Tv la raccontano come tale per un lungo periodo. Questo condizionamento è molto più semplice quando ci si trova di fronte a soggetti che soffrono appunto di distimia, perché non dispongono di una piena capacità critica, limitandosi pertanto a subire passivamente le circostanze piuttosto che a crearle.

La “distimia” spesso è il frutto clinico dell’abbandono, soprattutto del padre.
Un individuo orfano – così come un popolo orfano della figura paterna che rappresenta protezione, sicurezza economica e fiducia – coltiva in sé l’aspirazione di poter godere di un tale sentimento confondendo però l’ideale dal reale.
Del padre sceglie solo gli aspetti positivi tralasciando il resto. Regole, disciplina, imposizioni.

Ora, popolo e politici orfani di padre accorrono a braccia aperte incontro all’idea che hanno di un padre che li protegga, si prenda cura di loro e li rassicuri.
È probabile che qualcuna di queste aspettative sarà soddisfatta, ma sarà inevitabile che la carota presto o tardi lascerà spazio al bastone.
Allora saranno lacrime, pianti e rimpianti.

Ci ribelleremo, delusi e feriti, pronti però, da lì a qualche tempo, ad invocare il prossimo “salvatore” perché è più facile rimanere sempre bambini piuttosto che assumerci la responsabilità di diventare adulti e accorgerci che il futuro dipende da noi, non da nostro padre. Vero o presunto che sia.