Se non ci saranno imprevisti legati alle varianti, da fine mese l’intera penisola sarà bianca. Rimarranno obbligatori mascherina e distanziamento, ma il risultato del rispetto delle regole e della campagna vaccinale è ormai una realtà. Da stasera il coprifuoco slitta alle 24, poi il 21 giugno sarà eliminato in tutta Italia, come già avviene nelle zone bianche, che da oggi vedono l’ingresso di altre quattro Regioni: dopo Sardegna, Friuli-Venezia Giulia e Molise, tornano libere anche Liguria, Veneto, Umbria e Abruzzo. Il 14 giugno entreranno in zona bianca Lombardia, Lazio, Piemonte, Puglia, Emllia Romagna e Provincia di Trento. Il 21 giugno toccherà a Sicilia, Marche, Toscana, Calabria, Campania e Provincia di Bolzano. Il 28 giugno l’ultima Regione ad abbandonare i divieti sarà la Valle d’Aosta.

Per quanto riguarda i vaccini, si allarga la forbice tra dosi consegnate alle Regioni e somministrate. C’è uno scarto ormai quotidiano di quattro milioni. Significa che ormai le forniture sono puntuali, copiose. E per questo che si registra il doppio record di venerdì e sabato della campagna vaccinale. Anche il 5 giugno quasi 600 mila inoculazioni: significa oltre 1,2 milioni in 48 ore. In settimana sono previste altre 4,1 milioni di dosi: 3 milioni di Pfizer, 500 mila di AstraZeneca, 400 mila di Moderna e 20o mila di J&J.

Blocco licenziamenti, la pressione dei partiti

La pressione dei partiti su Mario Draghi per cambiare le decisioni prese sullo sblocco del divieto dei licenziamenti non si ferma: prima il ministro del Lavoro Andrea Orlando, poi i leader di Lega e Pd Matteo Salvini ed Enrico Letta si sono schierati a favore della proroga del blocco; infine anche il ministro dello Sviluppo Giancarlo Giorgetti sostiene che “il blocco è stato e deve rimanere una misura eccezionale. Ma si potrà semmai rivederlo settore per settore collegandolo alla riforma degli ammortizzatori sociali”. Una proposta per il momento respinta da Palazzo Chigi, che ha già accettato un compromesso e non sembra intenzionato a modificarlo.

E dal Festival dell’Economia di Trento, il governatore di Bankitalia Visco parla di come durante la pandemia “si è capita la necessità di avere un sistema evoluto di ammortizzatori sociali”, aggiungendo che “la ristrutturazione produttiva deve essere guidata, non lasciata a se stessa, con la consapevolezza che bisogna dialogare con imprese e lavoro”.

Intanto il Dl Sostegni-bis (Dl 73/2021), in vigore dal 26 maggio, mette la parola fine alla cassa integrazione Covid per l’industria e porta in dote, dal luglio, una Cig senza contributo addizionale ma allineata alle regole ordinarie del Digs 148/2015 sugli ammortizzatori sociali. Stop, quindi, al regime “speciale” fissato nel 2020 dal Dl Cura Italia in piena pandemia, con alleggerimenti sul fronte della consultazione sindacale, dei costi e dei limiti di utilizzo della cassa (nel quinquennio).

Federazione centrodestra: Lega spinge, FI al bivio

Salvini ritorna sul tema della federazione di centrodestra: “Non parlo di fusioni. Ma i tempi sono maturi per una federazione di centrodestra, dove ognuno manterrà comunque la propria identità”, spiega, dandosi tempo al massimo una settimana per incontrare tutti i leader della coalizione e decidere come e chi fa cosa. “Mi dispiace che non ci sia dentro anche Giorgia Meloni ma, essendo all’opposizione, non avrebbe senso coinvolgerla”, aggiunge il leader della Lega, che dice ancora: “La federazione, da non confondere con fusione, si baserà su progetti comuni e sarà una opportunità per tutti e anche per il Paese, perché velocizzerà, unirà e accelererà il lavoro sulle riforme”.

Ma in Forza Italia rimangono forti i dubbi, già espressi da Gelmini e Carfagna, tra gli altri. Berlusconi è chiamato ad un compromesso che sventi il pericolo di perdere parlamentari in aula e voti (soprattutto al Sud). Intanto nel M5S, a breve si attende la presentazione del nuovo statuto a cui ha lavorato l’ex premier Conte che nel frattempo ha condotto la difficile trattativa con Casaleggio sul divorzio da Rousseau, pagando, secondo le indiscrezioni, ben 200/250 mila euro per avere la lista degli iscritti.

Global Minimum Tax, l’applicazione in Italia

Dopo lo storico annuncio di sabato dei ministri dell’Economia G7 su un primo accordo di tassazione globale sulle multinazionali al 15%, la strada affinché l’imposta diventi reale si annuncia tutt’altro che in discesa. Il ministro dell’Economia italiano Franco ieri a Londra lo ha detto chiaramente: “Servirà qualche anno” affinché questa nuova tassa sia davvero operativa.  30 giugno si incontreranno a Parigi i rappresentanti dei 139 Paesi dell’Ocse. Questo sarà un passaggio cruciale: perché se un accordo di massima tra i grandi c’è già, bisognerà trovarlo anche con le nazioni medio-piccole. E l’Irlanda promette battaglia. Immaginando un perfetto coordinamento globale su una tassa minima al 15%, ogni Paese avrebbe il diritto di recuperare il deficit di introiti dalle proprie aziende che operano all’estero sfruttando un’aliquota di favore. Per l’Ue significherebbe un extra-gettito di circa 48 miliardi di euro, per gli Stati Uniti di 41. All’Italia si attribuisce una quota da 2,7 miliardi, da raccogliere dalle (poche) multinazionali tricolori in giro per il mondo.