I contagi calano (ieri 782 nuovi positivi) e dalla pandemia ci si sente «più liberi ma non è finita», dice il commissario all’emergenza Covid, il generale Francesco Paolo Figliuolo. Da oggi tutta l’Italia bianca, resta però il timore per la diffusione tra i giovani della variante Delta. Walter Ricciardi, consulente del ministro Speranza, dice che «contro la variante Delta che diventerà dominante i vaccini al momento non possono bastare da soli, meglio continuare a mantenere le cautele per evitare una nuova ondata». Così, Ricciardi invita a perseverare con il lavaggio delle mani e soprattutto la mascherina anche all’aperto quando non è possibile rispettare la distanza di sicurezza. E lo dice proprio oggi che, in base a un’ordinanza del ministro Speranza, decadrà in Italia l’obbligo di indossare la mascherina all’aperto, mentre al chiuso e sui bus resta obbligatoria. In Italia sono più di 15 milioni, un cittadino su 4, coloro che potrebbero diventare grandi diffusori della variante Delta. Hanno tra i 12 e i 40 anni: la fascia d’età più giovane, che si muove di più e dove la percentuale di persone con il ciclo vaccinale completo è ancora bassissima.

M5S: Grillo-Conte, la saga continua

Prove di disgelo tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte. I due leader si sono sentiti per telefono. Ora si è aperto uno spiraglio, ma restano le distanze: Conte, infatti, non sarebbe ancora soddisfatto. Prosegue quindi questo duello, dopo giorni di mediazione con il ministro degli Esteri Luigi Di Maio in prima linea. L’ex premier ha intanto fissato una conferenza stampa nel tardo pomeriggio di oggi: un paletto, per continuare la trattativa fino all’ultimo minuto. Prima avviene un chiarimento nel Movimento, meglio è per tutti. Per i 5S, per la costruzione del campo del centrosinistra, per la stabilità del governo.

Ecco cosa pensa in queste ore di confusione e faide grilline Enrico Letta: «Spero trovino le ragioni per stare insieme – dice il segretario Pd – Abbiamo tutti una grande responsabilità, ognuno nel suo ambito». Anche il premier Draghi è preoccupato, ne ha parlato con Luigi Di Maio del quale, con il passare dei mesi, ha imparato ad apprezzare il lavoro instancabile come ministro e le doti di mediazione politica. «Se Draghi ragionasse cinicamente, dalla scissione dell’ala contiana ci guadagnerebbe in chiarezza e stabilità», dice un esponente della maggioranza che chiede di non essere citato. I numeri alla Camera e al Senato sono tali che la maggioranza di larghe intese sopravvivrebbe senza problemi anche ad una scissione dei Cinque Stelle.

Fonti di Palazzo Chigi spiegano che Draghi ragiona diversamente: è convinto che la stabilità di questa maggioranza sia la migliore garanzia per le riforme. A Bruxelles e nelle cancellerie europee gli occhi sono tutti puntati sull’Italia, principale beneficiario degli aiuti del Recovery Plan. La grande coalizione, per quanto eterogenea, resta preferibile a qualunque altro scenario.

Lavoro, il 30 giugno scade il blocco licenziamenti

Ammorbidire la reazione dei sindacati e tacitare le richieste dei partiti della sua maggioranza sul tema più spinoso per chi è a caccia di voti per le comunali, il lavoro. Mario Draghi punta a centrare entrambi gli obiettivi, chiudendo oggi in una cabina di regia un accordo sul nodo che ha davanti: quello dei licenziamenti e del conflitto sociale che può derivarne.

Il premier oggi pomeriggio riunisce i capi delegazione dei partiti, in vista del consiglio dei ministri previsto per mercoledì. Il 30 giugno infatti scade il blocco dei licenziamenti e il governo deve assumere una decisione varando un decreto di urgenza. L’orientamento, che i partiti oggi dovranno sdoganare con un via libera politico, è quello di concedere una proroga alle aziende più in difficoltà: seguendo il criterio dell’utilizzo della cassa integrazione. I sindacati chiedono, comprensibilmente, che venga prorogato il blocco dei licenziamenti. Ed è probabile che ciò avverrà solo per quelle filiere – tessile, abbigliamento, calzature, pellame – che faticano a ritrovare la crescita del fatturato.

Ma il blocco non ha impedito di perdere, tra il marzo del 2020 e lo stesso mese del 2021 – come stima il Cerved – tra 1,2 e 1,3 milioni di posti di lavoro. Dunque, è stato un argine modesto. Non solo, le aziende costrette a riorganizzarsi, non potendo ridurre l’occupazione dei dipendenti con contratto a tempo indeterminato, hanno scaricato le tensioni sui giovani e sulle donne. La garanzia sui più protetti ha accentuato il grado di precarietà delle posizioni meno garantite. Un effetto non desiderato dai sindacati, ma reale. ll congelamento, con una lunga cassa integrazione, di posti ormai cancellati dal mercato salva il lavoro solo formalmente.

Crisi demografica e Pnrr

In tutto il territorio italiano l’incidenza dei giovani risulta da tempo sotto la media europea, quindi su livelli tra i più bassi del pianeta. Questo processo di “degiovanimento” è partito dal Centro-Nord ma sta interessando sempre di più anche il Mezzogiorno. Le regioni meridionali hanno subìto nel corso di questo secolo una riduzione della fecondità maggiore rispetto alla media nazionale. Inoltre, la minor immigrazione straniera e la maggior perdita di abitanti, perché si spostano per cercare migliori opportunità di lavoro altrove, vanno ad indebolire più che nel resto del Paese la popolazione giovane-adulta.

All’opposto, ci sono alcune realtà dell’Italia settentrionale che sono state nello scorso decennio attrattive rispetto ai giovani, ma continuano a presentare una debole capacità di rinnovo endogeno.

Intanto per il Pnrr, il ministero dello Sviluppo economico ha autorizzato sei accordi di sviluppo e tre di programma, investimenti per complessivi 286 milioni a favore di aziende che innoveranno i processi produttivi. Dei 286 milioni 107 ce li metterà lo Stato sotto forma di agevolazioni. I decreti sono stati firmati dal ministro Giancarlo Giorgetti, che dice: «Il doppio binario della valorizzazione del made in Italy tradizionale e degli investimenti nell’innovazione e nella produzione industriale di avanguardia rappresentano la linea guida che il Mise deve avere per lo sviluppo e il rilancio dell’economia. È importante, ancor più ora con gli strumenti e le possibilità che offre il Pnnr, essere protagonisti per proteggere e rilanciare i nostri asset strategici».