di Redazione

Quello che a molti sfugge è il fatto che il certificato verde non è obbligatorio in tutta Europa. In Italia esiste una divisione ormai di tipo ideologico tra chi è favorevole e contrario all’uso del green pass. Ma il nocciolo della questione è che questo strumento potrebbe essere discriminatorio ed in contrasto con la Costituzione italiana dove all’articolo 3 recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali“. E’ evidente che il green pass genera una divisione tra cittadini in categorie diverse con trattamenti differenti.
Inoltre, in uno degli ultimi atti legislativi di giugno, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea e relativo ai certificati vaccinali dell’UE, è chiaramente descritto che bisogna “evitare la discriminazione diretta o indiretta di persone che non sono vaccinate”.

In Italia purtroppo sono in vigore regole molto stringenti, ma non tutte le Nazioni hanno intrapreso la strada della compressione delle libertà fondamentali. Ad esempio il Regno Unito ha detto no al green pass: il governo di Boris Johnson ha rinunciato al certificato verde obbligatorio in Inghilterra. La misura, che avrebbe dovuto essere approvata entro il fine settembre imponendo il certificato vaccinale (in alternativa tampone negativo) per vivere la vita notturna, frequentando locali, discoteche o partecipare concerti, spettacoli, manifestazioni sportive, non verrà dunque introdotta. Anche la Danimarca ha abbandonato il green pass.

In Belgio al momento non c’è obbligo di green pass. Almeno fino al 17 settembre, quando verrà presa una decisione dal governo. Anche la Spagna ha detto no alla carta verde. Sono dunque numerosi i Paesi contrari all’utilizzo del green pass. Il problema dell’emergenza sanitaria potrebbe esser affrontato innanzitutto potenziando le strutture sanitarie, prendendo in considerazione la possibilità delle cure domiciliari e valorizzando il rapporto tra i cittadini ed il medico di base, ponendo l’accento sulla prevenzione, piuttosto che sulla restrizione delle libertà, in modo tale da garantire il diritto sia alla salute che alla fruizione delle libertà personali.