Sì al vaccino AstraZeneca anche fra gli over 55 in buona salute. “In attesa di acquisire ulteriori dati, anche dagli studi attualmente in corso, al momento per il vaccino AstraZeneca si suggerisce un utilizzo preferenziale nelle popolazioni per le quali sono disponibili evidenze maggiormente solide, e cioè soggetti giovani tra i 18 e 55 anni. Si ribadisce tuttavia che, sulla base dei risultati di immunogenicità e dei dati di sicurezza, il rapporto beneficio/rischio di tale vaccino risulta favorevole” anche nei soggetti più anziani senza fattori di rischio”. Lo precisa in un parere la Commissione tecnica scientifica dell’Aifa.

Ieri la Cts, commissione tecnico scientifica, dell’agenzia si è riunita in via straordinaria per ritoccare il suo parere, anche alla luce delle richieste del ministero alla Salute. Con la nuova definizione può partire la doppia campagna vaccinale, che si muoverà appunto in contemporanea su due linee. Da una parte quella per gli anziani (prima gli over 80) e per coloro che rischiano di sviluppare una forma di malattia pesante, che saranno vaccinati con Pfizer-Biontech e Moderna. Dall’altra coloro che invece non hanno fattori di rischio e svolgono attività sensibili, come gli insegnanti e le forze dell’ordine, che avranno la somministrazione di AstraZeneca.

Intanto si litiga ancora sulle modalità di somministrazione. È di domenica una riunione abbastanza accesa al ministero della Salute in cui diversi tecnici hanno polemizzato con il direttore dell’agenzia Nicola Magrini per la definizione dei “soggetti fragili”, per i quali Aifa ha suggerito, nel caso siano disponibili, i vaccini basati sull’Rna messaggero, cioè Pfizer e Moderna. Anche il limite a 55 anni è stato criticato. Magrini ha così riunito di nuovo la Cts per quella che è stata definita una precisazione. Intanto è scomparsa la parola fragili, che era di difficile interpretazione.

L’altro giorno l’agenzia aveva scritto: “I dati degli studi registrativi del vaccino AstraZeneca mostrano un livello di incertezza nella stima di efficacia nei soggetti sopra i 55 anni, in quanto tale popolazione (nella quale tuttavia si è osservata una buona risposta anticorpale) era scarsamente rappresentata”. A tal proposito, si suggeriva “un utilizzo preferenziale, in attesa di acquisire ulteriori dati, in soggetti tra i 18 e i 55 anni, per i quali sono disponibili evidenze maggiormente solide”. Il dietrofront è presto (anche troppo presto!) arrivato. A questi soggetti si sono aggiunti anche quelli “di età avanzata che non presentino specifici fattori di rischio”.