di Silvia Vaccarezza

Osò essere medico in un mondo di medici, e per questo venne condannato.

Ignác Semmelweis è stato un medico ungherese che nel 1847 scoprì che l’alta incidenza di mortalità nelle cliniche ostetriche per febbre puerpuerale poteva essere ridotta drasticamente semplicemente facendo lavare le mani ai medici. Un’intuizione geniale che solo a distanza di molti anni dalla sua morte gli donerà il titolo di salvatore delle madri, ma che a quel tempo venne vissuta come un attentato alle verità consolidate, prive di ogni evidenza scientifica, ma utili a mantenere inalterato il gioco dei rapporti di potere tra cattedratici.

Una scoperta che costerà la vita a questo medico arguto e indipendente, colpevole, per l’establishment sanitario dell’epoca, di aver costretto i medici ad una pratica indecorosa e inutile come quella di lavarsi le mani per togliere ‘qualcosa che non si poteva vedere’. Una pratica di igiene la cui importanza risulterà fondamentale solo vent’anni dopo, con la dimostrazione della contaminazione batterica  che diede  Pasteur nel 1869. A Semmelweis invece  quella intuizione preziosa attirò gelosie e risentimenti  del mondo medico che per principio rifiutava di ammettere che i medici stessi potessero essere degli untori.   Una teoria sconvolgente per l’epoca quella di Semmelweis che nonostante fosse comprovata da dati schiaccianti venne vissuta come un attentato alle verità consolidate e fece  scivolare  il capace medico ungherese  nell’isolamento e nella pazzia. Come scriverà Celine nel 1924 -che al dottor Semmelweis dedicherà la sua tesi di laurea in medicina prima di diventare scrittore – “Ben lungi dall’accogliere la sua scoperta il mondo accademico si chiuse alle sue idee costruendo attorno a lui un deserto che lo condurrà alla pazzia” .

In suo onore nel 1969 -oltre cento anni dopo la sua morte avvenuta a Dublino nel 1865 – l’università di Budapest è stata rinominata Università Semmelweiss e nel 2013 l’Unesco ha inserito alcuni documenti sulla sua scoperta nel registro della Memoria del mondo, la sua storia è stata oggetto di film ma non è ancora nota come meriterebbe.

Ignác Semelweis nacque nel vecchio quartiere commerciale di Buda il 1 luglio del 1818,  in una famiglia benestante di origine tedesca. Quinto di nove figli del droghiere Józef e di Terezia Muller, a sua volta figlia di un ricco produttore di carrozze. Dopo il ginnasio a 19 anni si iscrisse  alla famosa Scuola Medica Viennese seguendo la sua passione per la medicina, pur essendo andato nella capitale dell’impero austro ungarico su volere del padre che sognava per lui la carriera di giudice militare. Bastarono infatti poche lezioni nella scuola anatomo patologica di Vienna, con il pretesto di accompagnare un amico, per fargli cambiare facoltà e laurearsi sette anni dopo nel 1844 ancor più affascinato dalla ricerca in Anatomia patologica. Anche a quei tempi non era semplice accedere alla disciplina preferita e così la sua domanda di assistente fu accolta in ostetricia che non godeva di una reputazione di prestigio nella gerarchia accademica, ottenne però il permesso di dissezionare i cadaveri delle donne morte per malattie e operazioni ginecologiche.

Nel 1846 divenne dottore in chirurgia ed ostetricia e  nominato assistente professore alla clinica ostetrica dell’Ospedale generale di Vienna. Una struttura pubblica che per volontà dell’Imperatore Giuseppe II era diventata  un’eccellenza medico scientifica sul finire del settecento. La clinica offriva assistenza gratuita alle partorienti anche per limitare il ricorso all’infanticidio, in cambio, trattandosi di un’istituzione universitaria, gli studenti potevano far pratica sulle pazienti. Nonostante il reparto fosse gestito con tutte le più sofisticate tecniche dell’epoca quando Semmelweis prese servizio come assistente del dottor Klein la mortalità delle puerpere era altissima: venivano colpite da una febbre di cui nessun medico riusciva a capire l’origine. Oggi sappiamo che la febbre puerperale è causata da una serie di germi come lo streptococco che infettano l’endometrio, la mucosa che ricopre l’utero che proprio durante il parto viene  lacerato e può permettere ai germi di infiltrarsi più facilmente.   Al tempo di Semmelweis si riteneva che la febbre fosse dovuta a feci trattenute o ai fluidi del parto ristagnanti. Certo è che le donne preferivano partorire in strada piuttosto che nella clinica gestita dal dottor Klein il quale faceva eseguire ai suoi assitenti 15-16 autopsie al giorno prima di effettuare  le visite interne alle partorienti. Semmelweis  tormentato da tutte queste morti dedicò tutte le sue energie a cercare una spiegazione del perché la mortalità delle gestanti nella clinica attestata all’1%  nei trent’anni precedenti sotto la direzione del dottor Boër fosse salita ad oltre l’8% da quando la clinica era stata affidata al dottor Klein. Poteva rivestire importanza il fatto che il dottor Boër dotato di un grande senso di umanità per le puerpere ,ne avesse vietato l’insegnamento sui cadaveri ed eseguiva pochissime autopsie?

Semmelweiss rilevò anche con stupore che la mortalità delle donne era decisamente più bassa: circa il 2,3% in un secondo padiglione della clinica dove a far partorire le donne erano quasi esclusivamente le ostetriche perché Klein l’aveva destinato al loro tirocinio.

Illuminante per Semmelweiss fu lo studio della cartella clinica del suo mentore e  amico medico  professor Kolletschka morto dopo una breve malattia. I sintomi della sua malattia erano molto simili alla febbre puerperale e anche l’autopsia praticata sul cadavere di Kolletchka mostrava lesioni identiche a quella delle donne morte a causa di questa febbre.  Il fatto che Kolletschka si fosse ferito solo qualche giorno prima di morire, durante un’autopsia sul cadavere di una di queste mamme fece ipotizzare a Semmelweiss che il contagio della febbre puerperale viaggiasse sulle mani dei medici che prima effettuavano delle autopsie sulle gestanti decedute e poi visitavano le partorienti.

Da qui l’idea di far lavare le mani con una soluzione di cloruro di calce a tutti i medici e gli studenti che entravano nel padiglione. Nel giro di un solo anno con l’adozione di questo semplice lavaggio delle mani con ipoclorito di calcio il tasso di mortalità arrivato all’11% scese al 5 % e nel 1848 tra l’1 e il 2 per cento .

Ma la reazione dei colleghi ai risultati della sperimentazione di Semmelweis è agghiacciante: respingendo l’evidenza statistica lo attaccano. Come scrisse Celine nella sua tesi, il mediocre  medico Klein, direttore della clinica, ‘ aveva appena avuto il tempo di intravedere la verità sulla febbre puerperale che già era ben deciso a soffocare quella verità con tutti i mezzi, con tutte le influenze delle quali disponeva’ . Semmelweis aveva sempre informato delle sue ricerche tre eminenti personalità della medicina viennese che erano stati suoi professori: Karl von Rokitansky, Joseph Škoda e Ferdinand von Hebra, i quali tentarono  di far conoscere al mondo scientifico la scoperta di  Semmelweiss . Ma fu tutto inutile: la sua intuizione fu considerata un vaneggiamento e il geniale medico venne persino licenziato dalla clinica viennese.

Tornato in Ungheria applicò lo stesso metodo all’ospedale di San Rocco a Pest e anche qui ottenne una notevole riduzione della mortalità per febbre puerperale ma le sue prove vennero disconosciute. La comunità scientifica si scagliò contro il suo testo sulla profilassi della febbre puerperale e Semmelweis venne ridicolizzato. Dopo 13 anni di ostracismo arrivò persino ad affiggere manifesti sui muri della città:‘ Padre di famiglia sai tu cosa vuol dire chiamare al capezzale di tua moglie incinta un medico o una levatrice ? Significa che le fai correre rischi mortali che si potrebbero facilmente evitare grazie ai metodi…‘.

Il suo isolamento scivolò  nell’annientamento. Come scrive Celine nella sua tesi :’Una personalità si squarta non meno crudelmente di un corpo quando la follia fa girare la ruota del suo supplizio’.

Semmelweis morì in manicomio nel 1865. Solo pochi anni dopo, le scoperte di Pasteur sui batteri, dimostrarono la genialità della sua intuizione e quanto erano state profetiche le parole del suo amico e sostenitore Ferdinand Von Hebra: ‘Quando qualcuno scriverà la storia degli errori umani, ne troverà pochi più gravi di quello commesso dalla scienza nei confronti di Semmelweis’.