La fuga in avanti del Veneto, seguito a ruota dal Friuli Venezia Giulia, alla fine ha convinto il generale Figliuolo a cedere e a dare il suo nullaosta. Da lunedì prossimo, in tutta Italia, via alle prenotazioni del vaccino anche per i quarantenni, nonostante la platea degli over 50 e 60 (rispettivamente al 24 e al 50%) sia ancora lontana da una sufficiente copertura e, anche tra i settantenni, uno su tre deve ancora ricevere la prima dose.

Ma la campagna (che ieri ha superato i 25 milioni di somministrazioni) deve correre più veloce per spianare la strada alle riaperture e i presupposti per superare il target delle 500 mila iniezioni al giorno non ci sono ancora. Anzi quell’obiettivo è stato raggiunto solo tre volte nelle ultime due settimane. E allora ben venga chi, come il Veneto, ha ingranato la quinta e chiede di avere consegnate in anticipo le dosi che gli spettano per accorciare i tempi.

Ma intanto, chiedendo «ancora un po’ di pazienza» ai promessi sposi che aspettano con ansia una data per la ripartenza dei matrimoni, il premier Mario Draghi ha frenato in diretta tv l’impazienza dell’ala aperturista della sua maggioranza. Il Presidente del Consiglio comprende le esigenze dei partiti di intestarsi ora il rilancio del turismo, ora lo slittamento del coprifuoco, ma è determinato a non bruciare le tappe e forse anche un po’ stufo di essere tirato per la giacca. Quando avverte «dobbiamo essere attenti a bilanciare le ragioni dell’economia con quelle della salute», conferma che il governo non farà fughe in avanti. Il coprifuoco non sarà cancellato e ci vorrà ancora qualche giorno perché si decida di farlo slittare alle 23. Le decisioni sul calendario delle riaperture saranno prese lunedì 17, nella cabina di regia che Draghi ha voluto posticipare rispetto alle aspettative del centrodestra di governo. In quella sede saranno date «maggiori certezze».

Intanto sul tema “immigrazione”, è stato presentato il dossier in Parlamento. Il premier Draghi punta tutto su Francia e Germania per riavviare immediatamente il meccanismo automatico di redistribuzione che – prima dell’impatto del Covid – ha consentito all’Italia di smistare nei Paesi solidali un migliaio di migranti. Soccorso in mare, innanzitutto, ma anche ricollocamenti e rimpatri di chi non ha diritto. Ecco i tre pilastri del dossier immigrazione che Mario Draghi intende seguire personalmente e che ha illustrato ieri in Parlamento rispondendo per la prima volta al question time.

«Una politica equilibrata, efficace e umana», ha scandito il presidente del Consiglio garantendo che «nessuno sarà lasciato solo in acque territoriali italiane, il rispetto dei diritti umani è una componente fondamentale nella politica migratoria». Intanto, l’elevata concentrazione di migranti avvenuta durante la guerra civile, la necessità di guadagni facili, l’evidente distrazione del governo unita alla perdita di peso dell’Italia a vantaggio della Turchia sono i motivi che hanno agevolato la massiccia ripresa dei traffici di esseri umani verso l’Italia.  Ed è attesa un’ulteriore accelerazione nelle prossime settimane perché le condizioni del mare permetteranno un vero e proprio transito in massa.