Nei calcoli che avevano guidato il primo decreto sostegni, gli aiuti a fondo perduto per le partite Iva avrebbero dovuto assorbire 11 miliardi; il bis di fine maggio aveva abbassato il conto a 8 miliardi. Ma il costo reale di ogni tornata degli aiuti parametrati sul calo di fatturato 2019 e 2020 non supererà i 6 miliardi. Sono le cifre fornite ieri dal ministro dell’Economia Franco: disponibili ulteriori 2 miliardi da destinare ad altri aiuti.

Per quanto riguarda il blocco dei licenziamenti, finalmente qualcosa si muove. Il pressing dei sindacati per ottenere una proroga oltre il 30 giugno sta aprendo una breccia nella maggioranza. E il ministro del Lavoro, Andrea Orlando (Pd) vede nuovi spazi di manovra, che potrebbero concretizzarsi in Parlamento, con gli emendamenti che verranno presentati da diverse forze politiche. «Ho visto che si sta facendo strada un ragionamento sulla selettività rispetto ad alcune filiere», dice Orlando, «se questo ragionamento c’è, io sono pronto». In sostanza si pensa a proroghe settoriali del blocco dei licenziamenti per i settori più in crisi, come tessile e moda. La linea di Draghi è invece nelle parole di Salvini dopo un’ora di colloquio: «Siamo in sintonia. I settori che crescono hanno bisogno di assumere, non licenziare. I settori che hanno sofferto hanno tempo fino ad ottobre per organizzarsi».

L’incontro di Salvini con Draghi è durato parecchio più del previsto, una sorta di approfondito tagliando su quanto fatto fino ad ora e quanto, ed è tanto, resta ancora da fare. Il primo punto che il segretario leghista ha voluto sottolineare è appunto che sulla questione del blocco dei licenziamenti c’è «assoluta sintonia» con il premier. L’idea è che alla scadenza fin qui prevista dal decreto Sostegni, e cioè la fine di giugno, il blocco non si interrompa bruscamente ma sia in qualche misura modulato con differenze tra i diversi comparti. Per il resto, l’incontro è stato l’occasione di una «sostanziale condivisione e soddisfazione per tutto quello che si è fatto in questi tre mesi e per quello che si farà nei prossimi». Non si è toccata la questione centrodestra.

Il non aver voluto entrare sui temi della federazione del centrodestra voleva evitare di gettare altra benzina sul travaglio di chi in Forza Italia vede il progetto semplicemente come un’annessione.

Il fronte 5S: dopo quattro mesi Giuseppe Conte torna sulla scena politica con un’intervista a tutto campo al Corriere e rimette in cammino la creatura politica di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, dilaniata da fughe, espulsioni e dalla rottura con il figlio del fondatore. Presto svelerà gli ultimi dettagli del progetto: la piattaforma digitale che prenderà il posto di Rousseau, lo Statuto riveduto e corretto, la manifestazione di lancio. Tra i parlamentari però è un ribollire di umori contrastanti. Alla Camera sta nascendo un gruppo antigovernativo che guarda a Di Battista, Casaleggio, Morra e Lezzi.

Intanto il Governo è alla prova sulla riforma della riscossione. Il piano sul quale sta lavorando il ministero dell’Economia (cancellazione delle cartelle esattoriali trascorsi 5 anni dall’affidamento dei ruoli da parte dell’ente impositore all’agente che deve riscuotere) ha incassato una diffusa approvazione sul versante di centro-destra della maggioranza (Lega e Forza Italia in particolare) mentre Pd e LeU hanno mantenuto una linea di silenzio che non promette nulla di buono. I 5Stelle sembrano favorevoli ma, al momento, almeno ufficialmente, non si scoprono.

Prosegue la campagna vaccinale. Per il commissario all’emergenza Covid Francesco Paolo Figliuolo, il 30 settembre è la data secondo cui l’80% degli italiani sarà stato vaccinato. La campagna di immunizzazione, infatti, corre al ritmo di tre milioni e mezzo di dosi ogni settimana. «Sono state effettuate 38,2 milioni di somministrazioni, in linea con i target prefissati», dice il generale.  Sull’immunità di massa sono sei le regioni che corrono più delle altre. La Campania è in testa. Rallentano il Piemonte e il Veneto.