“I servizi di crociera da parte delle navi passeggeri di bandiera italiana possono essere svolti solo nel rispetto delle specifiche linee guida di cui all’allegato 17 del presente decreto”. Si legge così all’articolo 10 del DPCM dello scorso 14 gennaio.
Incredulo di quanto letto, è stato necessario farlo più e più volte, nel dettaglio, per capire di cosa si trattasse. In realtà avevo capito bene: l’ultima di una sfilza infinita di decreti del presidente del consiglio consente a tutti di partire per una crociera per chissà dove – certo nel pieno rispetto delle norme anti-igieniche (come rispettarle in pieno in un ambiente come quello di una nave rimane un mistero!) – ma non permette (non sia mai!) che i cittadini vadano a mangiare al ristorante in città rispettando – qui sì che si può! – tutte le norme di distanziamento sociale.
Siamo alla fiera dell’assurdo: un governo che fa slittare in continuazione le aperture di diversi esercizi, che vieta addirittura l’asporto per ristoranti e bar, distruggendo l’assetto economico di un Paese già in grave difficoltà, ma che permette i viaggi di gruppo in un ambiente “chiuso” come quello di una nave.
Siamo davvero convinti che ci siano le condizioni per rimandare ancora le aperture dei ristoranti? I ristori, insufficienti, non riescono a coprire nemmeno le spese dell’affitto, soprattutto in alcune parti d’Italia.
A questo punto, non ci resta che pensare che sia meglio per tutti partire per un lungo viaggio. In crociera, ovviamente. Perché il virus non sa nuotare!











