Il costituzionalista Guzzetta: “Il DPCM sfugge al controllo perché è frutto di procedure opache”

Giovanni Guzzetta
Giovanni Guzzetta, giurista italiano

Tutto è partito quasi un anno fa con la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale che ha determinato l’adozione del lockdown totale per contrastare la diffusione della pandemia dovuta al virus SARS-CoV-2. L’ultima proroga, in vigore fino al 30 aprile prossimo, risale alla scorsa settimana. Sulla base di tale presupposto di emergenza, il Governo nel corso di questi mesi ha emanato provvedimenti, alcuni dei quali ritenuti illegittimi in relazione all’ordinamento costituzionale del Paese. Non c’è da sorprendersi se numerose riserve sono state avanzate in ambito accademico per gli strumenti adottati e gli interventi assunti, anche in deroga alle libertà garantite dalla Costituzione. La situazione si è ora complicata, dopo il ritiro dall’esecutivo di due ministre e un sottosegretario di Italia Viva e il successivo voto di fiducia con il quale ha preso forma un “Governo di minoranza”. Abbiamo interpellato uno tra i più illustri costituzionalisti italiani, il professor Guzzetta, per un chiarimento nel merito.

Professor Guzzetta tra qualche settimana lo stato demergenza nazionale compirà un anno. Cosa significa per il Paese?

“Le vicende di quest’anno sono state talmente enormi per la vita individuale e collettiva del nostro Paese e del mondo, che ci vorranno anni per individuare tutti gli effetti e tutte le conseguenze.

Regole, istituti, principi che davamo per scontati oggi sembrano non esserlo più. E non sappiamo quanto le distorsioni cui abbiamo assistito, giustificate o meno che fossero, getteranno la propria ombra anche sul futuro”.

Una recente ordinanza del Tribunale di Roma ha parlato di illegittimità dei dpcm firmati da Conte. I dpcm sono stati utilizzati nel rispetto della cornice costituzionale?

“Il DPCM (decreto del presidente del Consiglio) è un atto amministrativo per il quale non sono previste garanzie costituzionali e che può essere solo impugnato, a certe condizioni, davanti ai giudici ordinari o amministrativi. Il DPCM non dovrebbe poter derogare alle norme costituzionali e potrebbe derogare alle leggi ordinarie solo in presenza di alcuni presupposti che la Corte costituzionale ha ben delineato. In linea di massima è discutibile che solo con un DPCM si possano limitare le libertà costituzionalmente garantite. Inoltre il DPCM sfugge al controllo perché è frutto di procedure opache. In alcuni casi io credo che i DPCM non fossero legittimi proprio alla luce della cornice costituzionale. Al contrario, il decreto-legge è un atto, previsto dalla Costituzione, che consente al Governo di intervenire tempestivamente in condizioni “straordinarie di necessità ed urgenza”. Proprio per evitare lo svuotamento del Parlamento ed evitare abusi da parte del Governo, il decreto-legge è sottoposto a una serie di garanzie: è emanato dal Presidente della Repubblica, può essere sottoposto al controllo della Corte Costituzionale e oggetto di referendum abrogativo”.

Esistono diritti che possono prevalere sugli altri?

“La Corte Costituzionale ha ribadito in più sentenze che non esiste una gerarchia tra diritti costituzionali, che non esistono diritti tiranni. Per questo motivo la giurisprudenza impone che tra i diritti si operi un bilanciamento in modo da garantire un equilibrio e soprattutto che le limitazioni di un diritto rispetto a un altro siano ragionevoli e proporzionate”.

Le libertà sono al sicuro? Vediamo ad esempio quello che è successo pochi giorni fa in America, la patria moderna della democrazia e della libertà.

“Le libertà non sono mai al sicuro. Il più grande errore che possiamo commettere è quello di pensare che basti proclamarle e metterle magari in Costituzione perché esse siano al sicuro. Basti considerare che il concetto opposto a quello di libertà è quello di potere. E il potere non va mai in vacanza”.

Il recente voto di fiducia in Parlamento ha delineato una maggioranza assoluta alla Camera e una semplice al Senato. Può esistere un “governo di minoranza”?

“Dal punto di vista strettamente costituzionale il governo di minoranza è legittimo perché la Costituzione non richiede ci sia una maggioranza assoluta, come ad esempio in Germania. Sul piano politico il governo di minoranza presenta invece molti problemi perché è un governo politicamente debole. Se è un governo di minoranza ciò significa che c’è una maggioranza, almeno sulla carta, che si oppone al Governo e che su singole deliberazioni può “mandarlo sotto”.

Nel pomeriggio di mercoledì Conte è salito al Colle per un incontro interlocutorio. C’è un rischio di governabilità?

“L’incontro, di cui non si conoscono i dettagli, è stato definito interlocutorio da fonti governative, un modo per dire che non c’è stata convergenza assoluta. Risulta invece da notizie risalenti ai giorni scorsi che il Presidente della Repubblica abbia insistito nel suo sforzo di moral suasion perchè il Governo abbia una maggioranza fondata sul sostegno di forze politiche definite e non di singoli parlamentari che, di volta in volta, votano la fiducia. L’Italia ha un’occasione storica che probabilmente non ripasserà e con il Recovery Fund c’è la possibilità di realizzare una radicale riforma per il rilancio economico del Paese, cosa che non accadeva dal piano Marshall del ’47”.

Quali sono gli scenari possibili?

Il voto è un’ipotesi legittima dal punto di vista costituzionale, ma ci sono anche altre soluzioni. Quella ad esempio di un Governo con una maggioranza ampia che possa coinvolgere le attuali opposizioni, dal momento che si sta per decidere il futuro dell’Italia dei prossimi decenni. Altra questione importante è la gestione della fase economica e dei finanziamenti che andrebbe affidata a personalità dal profilo di altissima qualità. Pensiamo all’autorevolezza, al prestigio e alla competenza di uomini come De Gasperi, Einaudi e Saraceno, che diedero attuazione al piano Marshall.”

Questo possibile governo di unità nazionale potrebbe arrivare alla naturale scadenza della legislatura?

“Credo che non ci possiamo permettere una sequela di ulteriori governi fino alla fine della legislatura. Se si fa un patto per la salute pubblica in cui si scelgono persone di assoluto rilievo per governare questa fase economica, serve un tempo più lungo. Ovviamente dopo questo Governo non possono che esserci le elezioni”.

Ha in mente qualche figura in particolare?

“Ci sono figure note dal punto di vista della capacità, serietà, affidabilità e credibilità. Sono stato colpito da un articolo sul Financial Times in cui Mario Draghi metteva in evidenza come, in periodi di crisi come quello attuale, gli Stati devono avere il coraggio di ricorrere al debito pubblico, abbandonando politiche di austerity. Ma ha anche distinto tra debito pubblico “cattivo” e debito pubblico “buono”, ciò non improduttivo, capace di rilanciare l’economia”.

Questo cosa comporta?

“Ciò necessariamente comporta grande rigore nell’utilizzo della spesa a deficit, che è sempre un costo per le generazioni future. Se ci fossero le condizioni di un governo autorevole e affidabile, guidato da personalità autorevoli e competenti, libere da tentazioni di decisioni meramente elettoralistiche, secondo me si potrebbero riconsiderare anche le posizioni più rigide contro il c.d. Mes sanitario. Per combattere la pandemia servono molti più investimenti sul sistema sanitario di quanti non ne siano stati fatti sinora. Questo sarebbe un caso di “debito buono”.