Gli occhi sono tutti puntati a quello che deciderà nelle prossime ore, per la precisione giovedì, l’Ema rispetto al vaccino AstraZeneca. La giornata di ieri è stata al cardiopalma per Mario Draghi.
È nel corso di una telefonata con Angela Merkel, a metà giornata, che il premier capisce di non poter più aspettare. La cancelliera anticipa al premier italiano la decisione di sospendere la somministrazione del vaccino AstraZeneca chiedendo verifiche immediate all’Ema. Nelle stesse ore, il ministro della Salute Roberto Speranza parla con i colleghi europei, tutti decisi sulla sospensione cautelativa in attesa del responso finale dell’Agenzia Ue. Ufficialmente a Bruxelles nessuno si esprime su quale sarà l’esito delle indagini d’emergenza, ma dietro le quinte filtra che l’Autorità del farmaco raccomanderà di proseguire le campagne di inoculazione del composto di Oxford: a livello generale non ci sono rischi per la popolazione.
Germania e Francia però bloccano tutto. L’Aifa, Agenzia del farmaco italiana, sospende la somministrazione anche nel nostro Paese. La decisione è maturata dopo diversi casi in Europa di trombosi e di decessi, dopo la somministrazione del vaccino. Ora bisognerà capire se c’è correlazione tra i decessi e l’inoculazione. I governi non ne vogliono la responsabilità e allora bloccano tutto. Prima che sia troppo tardi. In tutte le regioni sono state interrotte le vaccinazioni e rimandati a casa coloro che erano già in fila per l’iniezione della dose.
L’Aifa ha poi precisato che “il vaccino è sicuro e chi lo ha fatto deve stare tranquillo”. Bisogna dire, per correttezza di informazione, che si tratta solo di 30 casi segnalati in Europa su 5 milioni (!) di dosi somministrate. I numeri sono importanti, così come la comunicazione del rischio che può mandare all’aria tutti gli sforzi fatti finora da scienziati e istituzioni. È chiaro però che mettere una pausa alla tabella di marcia, anche se rischia di rallentare la campagna vaccinale, è doveroso e giusto. L’importante è fare presto, Draghi lo sa bene e chiede che vengano rispettate le scadenze.
Nel frattempo si terrà un vertice a Palazzo Chigi, si punta su Pfizer ed è molto probabile l’apertura al vaccino russo Sputnik, che sembra funzionare molto bene ma che fino ad ora non è stato utilizzato per questioni geopolitiche. Una questione che, in ambito emergenziale, si spera possa essere presto superata.
A Palazzo Chigi c’è molta irritazione per la lentezza dell’Europa nel dare risposte certe. L’Ema ha promesso di fornirle dopodomani, prendendosi un tempo che il nostro governo non ritiene accettabile. Non in mezzo a una pandemia, non con milioni di persone in attesa del richiamo proprio di AstraZeneca. Un vaccino che vale un quinto del piano italiano, ma distribuito in modo diverso sul territorio. Bloccarlo rischia di mandare in tilt la programmazione di regioni virtuose, come il Lazio dove Nicola Zingaretti chiede all’Ema di «convocare una riunione immediata».
Oggi gli esperti dell’Agenzia Ue si riaggiorneranno e informeranno i ministri della Salute dei Ventisette sui risultati preliminari della loro inchiesta. Giovedì emetteranno il parere finale. Una tempistica che si spiega con la necessità di ricevere tutti i dati delle trombosi sospette — comprese cartelle cliniche e autopsie — dalle autorità dei vari Paesi europei, analizzarli e approfondirli.
Al momento gli esperti Ue hanno studiato i 30 casi segnalati in Europa, hanno chiesto e analizzato i dati del Regno Unito, dove AstraZeneca è stato inoculato a 11 milioni di persone, e hanno studiato alcune trombosi registrate nel resto del mondo, 250 su 17 milioni di dosi iniettate.
L’agenzia basata ad Amsterdam — spiegano a Bruxelles — è orientata a confermare il via libera al vaccino anglo-svedese poiché incrociando le evidenze scientifiche fin qui raccolte e i dati statistici, tra chi ha ricevuto AstraZeneca non c’è un maggiore rischio di trombosi rispetto alla popolazione generale. L’impressione è che giovedì arrivi un nuovo via libera al vaccino, ma non un giudizio davvero sicuro che riesca a mettere da parte tutti i dubbi.










