Sentenza di non luogo a procedere perché il fatto non sussiste. Niente processo a Catania quindi per Matteo Salvini.  È questa la decisione del gup di Catania, Nunzio Sarpietro, dopo la camera di Consiglio di oggi, nella città etnea. Per Salvini, all’epoca dei fatti ministro dell’Interno, l’accusa era quella di avere tenuto, nel luglio del 2019, per diversi giorni, 131 migranti a bordo dalla nave della Guardia costiera ‘Gregoretti’. Per il leader della Lega quindi in Sicilia resta in piedi il processo di Palermo, dove è imputato per lo stesso reato – quello si sequestro di persona – nei confronti di 147 migranti rimasti per giorni sulla nave Open Arms.

Tornando alla vicenda di Catania, al caso Gregoretti, nella scorsa udienza, il pm Andrea Bonomo ha chiesto il non luogo a procedere per Salvini. Perché, secondo l’accusa, trattenere a bordo i migranti per 5 giorni “non fu un atto illegittimo“. Non solo. Secondo il pm “il giudizio non è sull’opportunità di quell’atto” anche perché l’eventuale privazione della libertà è proseguita pure nell’hotspot di Pozzallo. Salvini “non ha violato alcuna delle convenzioni internazionali” e le sue scelte sono state “condivise dal governo”. La sua posizione “non integra gli estremi del reato di sequestro di persona” perché “il fatto non sussiste”, ha spiegato il magistrato nel chiedere il non luogo a procedere per Salvini.

L’avvocata Bongiorno, nel suo intervento, ha ricordato l’azione di governo del Conte 1 e del Conte 2, “per dimostrare come quella di Salvini era espressione della linea politica del governo, nel primario interesse nazionale“. Secondo la difesa, quello che faceva Salvini “era l’orientamento politico del governo” che decideva collegialmente sulla base di accordi a livello europeo, lamentando dunque che in aula a difendersi ci sia soltanto Salvini “e non altri ministri”. “L’azione penale non doveva nemmeno cominciare perché si trattava di un atto politico insindacabile”.

Sempre nella scorsa udienza la difesa di Salvini ha presentato una memoria lunga oltre 50 pagine “per smontare l’accusa di sequestro di persona pluriaggravato” che potrebbe costargli fino a quindici anni di carcere, oltre ad alcuni allegati tra cui la fitta corrispondenza, a partire dal 26 luglio 2019, tra la Presidenza del Consiglio, il Ministero degli Esteri, la Commissione europea e vari Paesi UE per il ricollocamento, “a dimostrazione che l’accordo era indispensabile per consentire lo sbarco”.

Per la difesa “l’attesa si era resa necessaria per concordare la redistribuzione in altri Paesi europei, con il pieno coinvolgimento del governo italiano”. Salvini ha citato ”per la loro nitidezza” le dichiarazioni del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il quale in data 28 dicembre 2019, in occasione della conferenza stampa di fine anno, affermò: “Per quanto riguarda le ricollocazioni abbiamo sempre a livello di Presidenza, anche con l’ausilio del Ministero degli esteri, lavorato noi per ricollocare e quindi consentire poi lo sbarco”. Salvini, nella memoria, ha poi parlato di un “anomalo ritrovamento di un dispositivo che induceva a ritenere che a bordo fossero presenti degli scafisti”. Il riferimento è a “un GPS, occultato in uno zainetto, verosimilmente impiegato a scopo di orientamento in mare”. Al giudice per le indagini preliminari, Salvini ha poi ricordato anche le intercettazioni di Luca Palamara con un altro magistrato come Paolo Auriemma. “L’ex componente togato del Csm dice, riferendosi all’ex Ministro dell’interno, ”ora bisogna attaccarlo””, si legge nella memoria. Salvini ha chiuso così le 51 pagine: “Concludo ricordando le parole con le quali ho assunto l’incarico di Ministro dell’interno: ho giurato di essere fedele alla Repubblica, di osservare lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione. È con questo spirito che ho sempre agito da Ministro dell’interno, nel rispetto dei miei doveri e della volontà del popolo sovrano”.

Lega, giustizia è fatta. Salvini agì da ministro

Giustizia è fatta. Matteo Salvini assolto perché “il fatto non sussiste“. Una decisione che conferma chiaramente come Salvini operò in modo corretto e conforme ai principi costituzionali: difendere i confini del proprio Paese è un dovere di ogni ministro dell’interno. Salvini ha fatto esattamente questo. Bene quindi la decisione del Gup di Catania di non mandarlo a processo”. Così i capigruppo della Lega al Senato e alla Camera, Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari.

Meloni: “Felice per Salvini, difese i confini”

“Con la sentenza di non luogo a procedere emessa dal Gup di Catania sul caso Gregoretti viene sancito che non c’è stato nessun sequestro di persona e che l’allora Ministro dell’Interno ha solo adempiuto al dovere che il suo incarico gli imponeva: difendere i confini. Sono felice per Matteo Salvini e a lui va ancora una volta la vicinanza di Fratelli d’Italia“. Lo dichiara la presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

Tajani (FI): “Bene decisione gup su Salvini”

Bene la decisione di non rinviare a giudizio Matteo Salvini per il caso della nave Gregoretti. Quanto accaduto è stato una conseguenza di scelte politiche insindacabili. Con maggiore solidarietà europea nella gestione dei migranti si eviterebbero processi di questo tipo, le cui spese ricordiamo sono a carico dei contribuenti”. Lo scrive su Twitter Antonio Tajani, Coordinatore nazionale di Forza Italia.

Occhiuto: “Riflettere su sistema giustizia”

“Come volevasi dimostrare. Il giudice dell’udienza preliminare di Catania, Nunzio Sarpietro, ha deciso che Salvini non va processato per il caso della nave Gregoretti: il fatto non sussiste. Il leader della Lega ha agito in qualità di ministro dell’Interno, adempiendo al proprio dovere e nell’interesse nazionale. Nel 2019, dunque, non ci fu alcun sequestro di persona. Questa palese determinazione dovrebbe farci riflettere ancora una volta su come, in Italia, troppo spesso le vicende politiche vengano mischiate a quelle giudiziarie per tentare di azzoppare i presunti avversari di turno. Oggi dovrebbero nascondersi alcuni esponenti grillini che hanno negato la verità e tentato di riversare – per puro tornaconto personale – su Salvini responsabilità da ascrivere semmai all’intero governo Conte I. Noi, da garantisti e liberali, non abbiamo mai avuto dubbi sulla buona fede e sulla bontà delle scelte dell’allora ministro dell’Interno. Qualcuno, invece, dovrebbe semplicemente chiedere scusa”. Lo afferma in una nota Roberto Occhiuto, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.