Inizia la settimana decisiva per la formazione del governo istituzionale Mario Draghi. Finito il primo giro di consultazioni, da oggi Super Mario ne inizia uno nuovo, ma più veloce.
Renzi si crogiola di aver innescato una crisi, che inizialmente era definita incomprensibile e invece “sta regalando al Paese una svolta epocale”, un “sacrificio personale” compiuto per il Paese. Zingaretti riflette sui numeri non sempre sinonimo di stabilità e nell’attesa di decidere se governare con la Lega prova a insinuare il dubbio al Presidente incaricato. Che però non mette veti a nessuno, anzi, sembra accogliere la Lega. Resta da sciogliere questo nodo politico. Il secondo giro di colloqui servirà all’ex presidente della Bce anche a questo.
Ieri a Mezz’ora in più Nicola Zingaretti si è lasciato scappare un “vedremo se in tre mesi il governo darà un segnale di svolta”. Il Pd dunque non metterà veti alla Lega. I dem sembrano aver superato i tormenti delle ultime ore: “Procederemo per punti comuni”, dice il segretario dem. Che punzecchia Matteo Salvini: “Ci ha dato ragione”. Il leader del Carroccio conferma l’apertura: “Non siamo per appoggi esterni, se c’è un progetto che ci convince ci staremo per la durata dei mesi che sarà”. L’ex premier Giuseppe Conte intanto rinuncia ad un ruolo: “Non entro nell’esecutivo”, chiosa.
Medita nel frattempo Fratelli di Italia che si prende il merito di non piegarsi alla larga maggioranza, ma di mantenere viva l’opposizione, che obbligherà il Governo alla mediazione “quando i provvedimenti non saranno buoni per l’Italia”. La leader di Fratelli d’Italia ha rimarcato, in un’intervista al Messaggero, la sua scelta di rimanere all’opposizione: “Non mi sento affatto isolata, anzi sento il dovere di dare voce a milioni di italiani che rivendicano il loro diritto di votare, come accade in tutte le democrazie del mondo, piuttosto che veder nascere l’ennesimo esperimento di Palazzo”. “Mi sento una persona seria, coerente con la sua storia – aggiunge -. Con le motivazioni che ci hanno portato a fondare Fdl, a non entrare nel governo giallo-verde e a fare opposizione al governo rosso-giallo. In tanti ci attaccano dicendo che la coerenza, di fronte alla pandemia, diventa ottusità”, “il problema non è Draghi, del cui programma non sappiamo nulla, quanto la sua maggioranza sgangherata, un’ammucchiata che finirà per costringere il premier a continue mediazioni al ribasso. Mentre ora l’Italia ha bisogno di scelte coraggiose che soltanto una maggioranza coesa, con una visione chiara e un forte mandato popolare può fare”.
“Rispetto la scelta di Giorgia – dice Salvini a Radio24 -. Probabilmente se avessi dovuto fare solo l’interesse del mio partito, avrei potuto anch’io dire no a priori. Ma è un momento importante per l’Italia che merita amore, sforzo e coraggio di tutti”.
In un’intervista a La Verità, il deputato del Gruppo Misto (ex M5S) Emilio Carelli afferma: “Senza la Lega, un governo di unità nazionale non può esistere. Anche perché Salvini, oltre ad avere un numero importante di parlamentari, rappresenta una fetta del Paese. Sarebbe un errore escluderla”.
Ancora 48 ore e poi, salvo imprevisti, Mario Draghi dovrà presentare la lista dei ministri definitiva. Molti scommettono che la squadra possa essere ufficializzata nella giornata di mercoledì. Ma prima il presidente incaricato dovrà prendere una decisione sulla formula, resa più complicata dalla larghissima maggioranza che si sta materializzando intorno al suo nome. Solo ministri tecnici, magari alcuni “di area” segnalati dai partiti, con i politici limitati agli incarichi di seconda fascia (viceministri e sottosegretari): soluzione ora preferita dal Partito democratico, in agitazione all’idea di far sedere i propri esponenti a fianco dei leghisti. Che è poi l’assetto su cui lo stesso Draghi metterebbe subito la firma, se non fosse per le pressioni in senso opposto da parte della Lega e del Movimento 5 stelle.
L’altra ipotesi è quella di una cabina di regia con i leader di tutti i partiti della maggioranza, che Draghi potrebbe riunire periodicamente, tenendoli quindi fuori dalla squadra, ma dentro l’attività di governo. Importantissima per Draghi la quota rosa: le donne in squadra non mancheranno, si parla del 50%. Le scelte sui nomi verranno fatte dall’ex presidente della Bce, in concerto con il capo dello Stato. Si tratta pur sempre di un governo istituzionale, scelto da Mattarella, che ha sempre parlato di un esecutivo di “alto profilo”. Il primo nodo da sciogliere al momento resta il ruolo di sottosegretario alla presidenza del Consiglio. E girano due nomi: Daniele Franco, direttore generale di Bankitalia e già ragioniere generale dello Stato, e Luisa Torchia, giurista e allieva di Sabino Cassese e Massimo Severo Giannini.
Dall’Europa arrivano grandi segnali di apertura a Draghi. “È un’occasione d’oro per l’Italia e un’occasione d’oro per l’Europa, che Mario Draghi abbia accettato la sfida: far uscire il suo Paese dalla crisi economica e sociale, il Paese della zona euro più gravemente colpito dalla pandemia – afferma la presidente della Bce Christine Lagarde -. Ripongo la massima fiducia in Mario Draghi e so che porterà a termine il suo compito nel migliore dei modi. Ha tutte le qualità indispensabili, la competenza, il coraggio, e anche l’umiltà, per riuscire nella sua nuova missione: rilanciare l’economia italiana, con il sostegno dell’Europa”.
Per Maurizio Landini, segretario generale della Cgil “con Draghi possiamo far uscire l’Italia dalla precarietà del lavoro. Sarebbe un suicidio politico del nostro Paese non saper cogliere e non saper utilizzare la sua competenza e la sua autorevolezza per ridisegnare il futuro del nostro Paese facendo quelle riforme che rinviamo da anni”.










