Dopo le consultazioni di ieri con i partiti minori, Mario Draghi inizia a intravedere la sua squadra di governo. Il totoministri è sempre più “scottante” ma stavolta a metterci le mani – e i veti – non ci pensa (quasi) nessuno. Troppo difficile mettere in soggezione uno come Mario Draghi. Stavolta i nomi li fa Super Mario, in concerto con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che accelera ma non si distrae, e vorrà sicuramente nomi di alto profilo per un esecutivo istituzionale che governi il più a lungo possibile.
In sintonia con Mattarella, Draghi individuerà le caselle più importanti dell’esecutivo: dai tre ministeri economici (Economia e Finanza, Sviluppo economico, Infrastrutture e Trasporti), ai dicasteri degli Esteri, Interno, Difesa e Giustizia. In questo schema gli altri dicasteri , dall’Ambiente alla Sanità, dall’Istruzione alle Pari opportunità, sarebbero destinati ai partiti. Molto probabile che la rappresentanza politica sia ridotta all’osso. Per i democratici i nomi forti sono Dario Franceschini, Andrea Orlando e Lorenzo Guerini. Nel M5S in pole position c’è Luigi Di Maio. Ma è possibile che nel gioco dei veti incrociati fra i diversi movimenti politici alla fine potrebbero essere indicati solo dei tecnici d’area, per arrivare ad un governo interamente tecnico.
E mentre il premier incaricato insiste con tutti i partiti su una collocazione squisitamente internazionale, “atlantista ed europeista”, il Movimento 5Stelle per decidere se appoggiare Draghi si affida, ancora una volta, alla piattaforma Rousseau. Domani “gli iscritti saranno chiamati a esprimersi”. Nel frattempo Draghi non perde tempo e delinea una cornice di priorità indicando cinque emergenze: ambiente, sanità (con la campagna vaccini da accelerare), lavoro (con la “tutela” di chi resta senza), imprese (con un sostegno anche alle banche) e scuola. Su quest’ultimo punto il capo del governo incaricato ha insistito sull’obiettivo di lavorare da subito sia per cambiare il calendario scolastico — allungandolo a giugno oltre i termini previsti in modo da recuperare le tante assenze dovute al Covid — sia per avere tutti i docenti pronti già da i primi di settembre.
Draghi domani vedrà le parti sociali a conclusione del secondo giro di consultazioni. E mentre continua il totonomi, l’ex presidente della BCE sembrerebbe essere orientato più per una squadra dl “alto profilo” costituita da tecnici e da figure professionali con connotazione politica.
Dal centrodestra Matteo Salvini dice: “Non cadiamo nelle provocazioni”. La stragrande maggioranza del partito, dalla base ai vertici, è convinta che Draghi sia la più grande occasione che sia loro capitata. A partire dalla senatrice-avvocato Giulia Bongiorno, che potrebbe diventare ministro: “Draghi è la persona giusta al momento giusto, anche se non è stato votato dal popolo”. Salvini ha fatto sapere che al Parlamento europeo la Lega potrebbe cambiare atteggiamento sul regolamento del Recovery Fund. Gli eurodeputati leghisti si erano astenuti durante il governo Conte, ma ora attendono l’incontro con Draghi prima di prendere la decisione definitiva. Da quello che risulta la decisione sarebbe già stata presa: il voto sarà positivo. Sul versante moderato della coalizione di centrodestra Silvio Berlusconi, intervistato da Repubblica, spiega che il governo che sta per nascere sarà politico, sebbene con la presenza di tecnici, perché politico è un governo di “unità nazionale”. A Mario Draghi l’invito a “tenere conto delle indicazioni dei partiti”, ma di far prevalere la “qualità”. Berlusconi dice di non ravvedere la necessità di una presenza dei leader di partito nell’esecutivo.
Paolo Gentiloni, commissario Ue per l’economia, in un’intervista al Financial Times online ha affermato: “Sono sicuro che Draghi userà la sua straordinaria esperienza e la sua forte leadership per far accadere le cose giuste”. L’ex presidente della Bce “conosce benissimo i colli di bottiglie, le difficoltà, le sfide inerenti a far avanzare le riforme in Italia”, ha osservato Gentiloni.
”Questo governo ci costringerà a ripensarci. A inventare una politica che non sia più basata sullo scontro amico-nemico, destra-sinistra. Perché è il momento di deporre le armi e cercare quello che ci unisce e non quello che ci divide”. Così, al Corriere della Sera, Maurizio Lupi, leader di Noi per l’Italia, che di Draghi dice che ”sicuramente è un personaggio autorevolissimo, forse l’unico che poteva assumere il compito che gli ha dato il capo dello Stato: formare un governo di alto profilo, che affronta l’emergenza e che non deve identificarsi in formule politiche. Detto da milanista: Mattarella ha chiamato dalla panchina Ibrahimovic. Adesso tocca a noi”. “La situazione è simile a quella del Dopoguerra. Allora a ricostruire il Paese grazie anche ai fondi del piano Marshall, meno ingenti di questi del Recovery, pensarono Togliatti, De Gasperi, i grandi partiti che uscivano dalla Resistenza. Oggi è il capo dello Stato che chiama tutti a svolgere un compito. Ed è una scommessa che non possiamo leggere con gli occhi del passato. Non dobbiamo pensare a schieramenti e interessi di parte. Oggi dobbiamo cambiare il Paese. Con ricette per la crisi sanitaria, cioè i vaccini; con il rilancio delle imprese, del lavoro, la riapertura dei cantieri, il ‘ritorno alla vita’, il coinvolgimento della società civile, del terzo settore; e con le riforme che Draghi ha indicato come indispensabili: fisco, pubblica amministrazione, giustizia. Adesso dobbiamo remare tutti dalla stessa parte, poi ci sarà tempo per tornare a sfidarci elettoralmente. Sperando che, quando avverrà, avremo tutti fatto un grande passo avanti, anche come cultura politica”.










