È stato un giuramento sobrio e all’insegna del distanziamento quello del neo presidente del Consiglio, Mario Draghi, ieri al Quirinale con i suoi 23 ministri. Dopo la tradizionale, e doverosa, cerimonia della campanella che ha sancito ufficialmente il passaggio dell’esecutivo dalle mani di Giuseppe Conte a quelle dell’ex presidente della BCE, Draghi ha tenuto il primo consiglio dei ministri. Un consiglio conciso e diretto in cui ha ringraziato il capo dello Stato Mattarella e chiesto ai ministri “unità per mettere in sicurezza e far ripartire l’Italia”. “Restituire la fiducia al Paese” è l’obiettivo dell’esecutivo appena formato, e naturalmente affrontare le emergenze del presente, così da mettere “in sicurezza l’Italia” e “costruire le basi per il suo futuro”, con una visione “ambientalista e digitale”. Con queste parole il premier ha voluto ribadire l’importanza dei due ministeri su innovazione e transizione digitale, che accompagneranno tutto il percorso delegando un leitmotiv decisamente innovativo e disruptive rispetto al passato. Innovazione e ambiente saranno le parole magiche che sentiremo spesso con Draghi.
L’ex presidente della BCE ha voluto ribadire anche la missione dell’unità che, in un governo delle grandi alleanze, sarà complicata da gestire: “L’unità non è un’opzione – ha detto -. È un dovere. Veniamo da culture politiche diverse, da esperienze professionali diverse. Le differenze devono essere elemento di ricchezza e devono servire per affrontare insieme questo disastro, che ha provocato una grave crisi sanitaria, economica, sociale, culturale, educativa. Migliaia di morti, la sofferenza dei lavoratori e delle aziende, la perdita di due anni di scuola per i ragazzi”. Insomma Draghi ha iniziato così, quasi come un padre che vuole responsabilizzare i suoi ragazzi, dirgli “qui ci sono io a proteggervi”, ma anche a “bacchettarvi” nel caso qualcuno non l’avesse capito.
Anche perché diversi sono i dossier sul tavolo: a fine mese l’Alitalia potrebbe non pagare gli stipendi. Sempre a fine mese scade la moratoria cartelle fiscali. A fine marzo scade il blocco dei licenziamenti. Non sarà un esecutivo facile, così come non lo è stato sicuramente quello di Giuseppe Conte, salutato ieri dai suoi dipendenti di Palazzo Chigi con un lungo applauso.
Al nuovo Governo ieri si è registrato il pieno sostegno dai leder europei e internazionali. Ieri una delle prime è stata la Presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen che su Twitter ha scritto, in inglese e in italiano: “Congratulazioni a Mario Draghi, nuovo Presidente del Consiglio. La sua esperienza sarà una risorsa straordinaria nongoverno draghi solo per l’Italia, ma per tutta Europa, soprattutto in un momento così difficile. Pronta a lavorare presto insieme per la comune ripresa e per una Europa ambiziosa”. Un endorsement importante che rimarca l’europeismo di questo esecutivo e il fatto, sostanzialmente, che Draghi è uno molto ben voluto e ascoltato anche dall’Europa. Una cosa che in questa fase in cui, col Recovery Fund arriveranno soldi proprio da Bruxelles, non è poco rilevante.
Congratulazioni a Mario Draghi, nuovo Presidente del Consiglio.
La sua esperienza sarà una risorsa straordinaria non solo per l’Italia, ma per tutta Europa, soprattutto in un momento cosi difficile.
Pronta a lavorare presto insieme per la comune ripresa e per una 🇪🇺 ambiziosa
— Ursula von der Leyen (@vonderleyen) February 13, 2021
Ma confermano la fiducia nella capacità di Draghi di gestire la crisi economica – in un sondaggio Winpoll per il Sole 24 Ore – anche gli italiani. Che indicano come priorità il lavoro, bocciano all’88% il reddito di cittadinanza e ammettono di non aver ancora capito quali siano le misure del Recovery Plan.
Ora l’appuntamento è per mercoledì al Senato, dove Draghi si presenterà per la fiducia. Oggi inizierà a preparare il suo discorso, che sarà sintetico: un’esposizione per punti essenziali del programma di governo, dal piano vaccinale di massa, alla redazione del Recovery plan, dal tema del lavoro a quello delle imprese, con uno sguardo alla “coesione sociale” messa a dura prova dalla scadenza del decreto che blocca i licenziamenti.
Dai partiti risuona l’eco dei mal di pancia per chi non è contento dei ministeri che gli sono stati assegnati. In particolare il M5S: il primo partito in Parlamento si ritrova ministeri di poco peso (Stefano Patuanelli all’Agricoltura, Fabiana Dadone alle Politiche giovanili, Federico D’Incà ai Rapporti con il Parlamento), considerati briciole; i due “esterni” (Stefano Cingolani alla Transizione ambientale, Enrico Giovannini ai Trasporti) non vengono riconosciuti come del M5S. Sì, li ha proposti Beppe Grillo, il fondatore e garante, ma “Cingolani andava alla Leopolda, Giovannini era ministro con Enrico Letta, in pratica abbiamo scelto due del Pd”, ammette off the record un alto in grado. Ufficialmente però quelle scelte vanno difese, lo fa il reggente Vito Crimi – è alla graticola come non mai, se poi avrà un posto di sottogoverno allora sarà anche peggio. È caos vero nel M5S dove sono circa 40 i parlamentari che minacciano ora di non votare la fiducia. Si sentono delusi, presi in giro dall’esterno ma anche dall’interno, accusano Di Maio e Patuanelli di aver fatto solo i propri interessi per cercare di rimanere nell’esecutivo. Ma la politica è la politica, si sa.
La senatrice del M5s Barbara Lezzi dalle pagine del Fatto Quotidiano chiede di ripetere la consultazione su Rousseau in merito all’appoggio a Draghi e tuona: “Questo governo è un suicidio”. “Abbiamo ceduto a un governo indigeribile con la Lega e Renzi, quelli che ci hanno tradito, ma la cosa peggiore – dice Lezzi – è Forza Italia, guidata da un condannato in via definitiva”. Se il voto su Rousseau non venisse ripetuto, fa sapere, “voterò no alla fiducia”. Interpellata sul ministero alla Transizione ecologica che c’è, Lezzi ribatte: “Non è ciò che aveva promesso Grillo”, il quesito “parlava del superministero. Gli iscritti hanno votato su altro, quindi la consultazione va ripetuta. Lo statuto lo consente, entro cinque giorni dalla precedente votazione”. Quanti la seguiranno sul no? “Non faccio numeri e nomi, parlo per me – risponde – Se non si rivotasse, non mi sentirei vincolata, visto che il quesito era erroneo”. Infine, Lezzi sottolinea di non volere la scissione: “Io sono e mi sento del Movimento”.
In ogni caso “les jeux sont faits”. Il Pd ha ottenuto più di quanto si aspettasse. Renzi è felice e si prende anche un po’ (ingiustamente) i meriti di un governo a trazione Draghi. La Lega di Matteo Salvini è pronta a dare il suo contributo alle riforme più importanti. Per il governatore del Veneto, Luca Zaia, “la Lega è una sola e il segretario del partito è Matteo Salvini, che con l’ingresso al governo ha dimostrato grande senso di responsabilità prendendosi in carico le sorti del Paese“. A suo avviso “non c’erano alternative” al governo Draghi: “Un governo che esce dalle urne è un’altra roba, ma siamo di fronte a un’operazione che ricorda molto il ‘National unity government’ di Winston Churchill” e “abbiamo piazzato il migliore”.
Da indiscrezioni di stampa sembra che Silvio Berlusconi sia poco felice dei suoi ministeri senza portafogli, e di poco peso. Non sembra così però dall’intervista del leader di FI al Corriere della Sera: “Sono soddisfatto. Usciamo dalla crisi esattamente come noi avevamo chiesto prima di tutti gli altri: con un governo di alto profilo che unisce il Paese in un momento di emergenza”, afferma Berlusconi, spiegando che “Draghi ha fatto scelte equilibrate. Il mio giudizio critico sul governo Conte riguardava il suo profilo complessivo, non le singole figure. I ministri riconfermati, del resto, sono fra quelli più rappresentativi delle rispettive forze politiche”. Quanto ai rappresentanti di Fi nel Governo, Berlusconi sottolinea di avere “condiviso le scelte operate dal presidente del Consiglio sulla base delle nostre indicazioni. Sono sicuro della qualità dei ministri di Fi, ognuno di loro è parte della nostra storia e ha l’esperienza, la competenza, la passione civile necessarie per svolgere un ottimo lavoro in questa fase. Sottolineo anche con orgoglio che Fi esprime la maggiore presenza femminile nel governo. Due su tre dei nostri ministri sono donne”. “Andrei a messa all’alba e pregherei con particolare fervore, perché il compito che ci attende è tale da far tremare le vene ai polsi. Il mio amico Mario avrà bisogno di tutto l’aiuto possibile, compreso quello del cielo“.
I problemi da risolvere in effetti sono tanti. Innanzitutto bisognerà far rispettare alle case farmaceutiche le deadline per le consegne dei vaccini e raddoppiare, triplicare le quote, se possibile. Qui Draghi avrà un ruolo di gran peso con l’Europa. Poi il problema occupazione. Ai ministri che lo ascoltano, Draghi spiega che non basta difendere i posti di lavoro che abbiamo, ma crearne altri andando oltre la logica dei sussidi. Con un approccio selettivo, probabilmente. Generando occupazione anche in settori nuovi, come l’ambiente, che potrà contare sul ministero della transizione ecologica da attivare per decreto entro dieci giorni. Senza dimenticare poi l’emergenza scolastica e culturale, “si sono persi mesi di scuola, dobbiamo porre rimedio”.










