Il governo Draghi sta prendendo forma. Tutte (quasi tutte) le parti si sono unite nel segno del rispetto istituzionale, scegliendo di appoggiare un governo che farà del Recovery Plan il suo obiettivo più ambizioso. Ieri tutti i big hanno confermato il loro sostegno al programma: da Italia Viva al Pd, fino a Forza Italia che ha visto scendere in campo direttamente il leader Silvio Berlusconi a Roma, che ha chiarito come questo governo sia la risposta all’emergenza e non una nuova maggioranza. La Lega di Matteo Salvini, “convintamente europeista”, ha ribadito la fiducia nei confronti di Draghi, ma nel confermare l’appoggio ha chiesto un importante cambio di passo nella gestione della pandemia.
Forza Italia: “Faremo la nostra parte con lealtà e spirito costruttivo. La gravità dell’ora impone a tutti di mettere da parte tattiche e calcoli”. La Lega: “Non vediamo l’ora di partire, non abbiamo parlato di poltrone e ministri: abbiamo fiducia in quello che deciderà Draghi”. Leu: “Ci riserviamo di fare le nostre scelte dopo il programma e il profilo del governo. Le scelte sono sempre politiche”. Italia viva: “Abbiamo garantito il totale sostegno alle scelte che Draghi vorrà portare avanti. Speriamo di andare presto in Parlamento”. Lotta all’evasione e cessione di sovranità all’Ue su alcune materie: sono tra i paletti indicati da Draghi a Salvini.
E mentre Fratelli d’Italia ha confermato che non voterà la fiducia al nuovo esecutivo, cosa che già tutti erano a conoscenza, è come al solito il Movimento 5Stelle a litigare su tutto. Il Movimento ha messo a Draghi il veto sulla Lega: “Ho detto a Draghi che la Lega non deve entrare nel governo perchè di ambiente non capisce nulla”, ha detto Grillo. Salvini replica: “L’atteggiamento di Grillo è incredibile, vorrebbe imporre a Draghi un governo senza la Lega. Non è quello che ha chiesto Mattarella”. E, in effetti, proprio non è quello che ha chiesto il capo dello Stato quando più volte ha parlato di un governo largo e istituzionale. Mette veti il M5S, e allo stesso tempo non prende una posizione seria sull’eventuale appoggio, rimandando all’esito della consultazione su Rousseau. E’ caos alle 22 di ieri sera quando Grillo, in una diretta Facebook, annuncia che il voto sulla piattaforma è slittato a data da destinarsi. Poi afferma: “Aspettiamo che parli” (Draghi, ndr). Insomma, bisogna avere “un attimo di pazienza”, ha detto. A pensare che a dirlo è un comico, capiremmo tutti che si tratti di una battuta, dal momento che di pazienza fino ad ora gli italiani ne hanno avuta fin troppo. E in molti, dalla politica ai cittadini, si chiedono se sia giusto che il destino degli italiani, in un momento così delicato, sia appeso sul filo di una piattaforma online con circa 119mila iscritti. Per non contare chi è iscritto ma non utilizza la piattaforma o ha dimenticato la password. Per non contare che il digital divide in Italia non è cosa da poco e la possibilità che qualcuno voglia votare ma non riesca, non è così remota.
“Non andremo al governo a tutti i costi, ci stiamo confrontando – afferma in un’intervista al Corriere della Sera, il capo politico del M5S, Vito Crimi -. Alcune garanzie le abbiamo chieste, ottenendo rassicurazioni sul Mes, sulla scuola, sulla continuità con il governo Conte. Dire sì o no a Draghi sarebbe troppo povero. Quando avremo qualcosa su cui votare scriveremo nei quesiti ‘vogliamo stare in un governo che ha queste caratteristiche?’. Dobbiamo mettere ai voti un programma, aspettiamo che Draghi veda le parti sociali e tiri le conclusioni”. Poi assicura che nel Movimento “non c’è una scissione in atto, ci sono persone che la pensano in modo diverso”. Quanto ai possibili ministri, Crimi osserva: “Non mi metto a discutere di singoli ministri, ma i nostri sono tutti bravissimi, li avrei riconfermati tutti. Di certo chiediamo un governo politico con personalità di alto profilo, ma su questo penso che Draghi si confronterà con il presidente della Repubblica”. Poi, ammette che “forse ogni tanto abbiamo fatto delle fughe in avanti improprie. Però i nostri iscritti ci hanno sempre chiesto di stare al governo e non farci mettere all’angolo”. Infine, sul futuro leader del Movimento, con la possibilità di Conte al comando, chiosa: “Se c’è un organismo collegiale a 5, non c’è un leader. Abbiamo una votazione in corso. Il presidente dimissionario ha detto che lui c’è e ci sarà e alla nostra assemblea ha preso applausi da brivido. Ma parlare del ruolo di Conte è prematuro”. Lo stesso Giuseppe Conte che ieri ha chiarito che per lui non ci saranno poltrone, né quella di ministro né quella di Sindaco di Roma.
Il caos regna sovrano. Arrivare ad una quadra in questa situazione è complicato, ma non impossibile. La tabella di marcia del premier incaricato è in ritardo proprio perché si attende il voto su Rousseau. Il possibile giuramento potrebbe avvenire tra sabato e domenica, più probabilmente sabato. Per la squadra sembra resistere lo schema di un mix tra politici e tecnici. Ma docilmente entreranno i leader.
Su Avvenire di questa mattina Matteo Salvini afferma: “A noi interessa difendere l’interesse degli italiani in Europa e pensiamo di poterlo fare“. “Draghi – sostiene – non è un altro Monti: non arriva per tagliare”, lui ha “un’idea di rilancio che ci piace”. E al giornalista che gli chiede se pensa di entrare personalmente al governo, risponde: “Non nego che mi farebbe piacere, ma lascio ad altri il toto-ministri, a me interessano i progetti concreti”. Commentando la decisione degli europarlamentari leghisti di dire sì al Recovery fund, Salvini chiarisce: “Siamo in Europa per cambiare alcune regole europee, che anche il professor Draghi ha ammesso non funzionano, non per cambiare gruppi”. Sull’immigrazione, che rischia di essere uno dei temi divisivi in una maggioranza così ampia, Salvini è distensivo: “A me basta, a legislazione vigente, una politica seria di controllo e verifica di chi entra nel Paese. Non stiamo a smontare e rimontare decreti”. Il suo augurio è che non tornino le ‘risse’ tra partiti, “anche se alcuni potenziali partner di governo hanno votato per mandarmi in galera 15 anni”, sottolinea.
Nel frattempo Mario Draghi va avanti e propone le riforme che vorrebbe attuare. Niente aumento delle tasse e condoni, modello Genova per gli appalti. Un piano per il mondo del lavoro e l’occupazione (mantenendo ma riordinando i sussidi sul lavoro, creazione dell’occupazione anche con gli investimenti pubblici); rapporti e sinergia con l’Unione europea; grande attenzione alla scuola che potrà recuperare una parte del tempo perso in estate, prolungando le lezioni fino a fine giugno; un’accelerazione sulla somministrazione dei vaccini, valutando in particolare gli aspetti della logistica e della produzione. Draghi ieri ha anticipato ai partiti che sono in arrivo buone notizie dall’Europa per quanto riguarda i contratti con le case produttrici.










