Tirano tutti un sospiro di sollievo, all’interno del governo, e ognuno può sventolare la propria bandiera intorno all’accordo trovato – non senza un’ultima giornata di sofferenze – sulla riforma della Giustizia. La sintesi offerta dalla Guardasigilli Marta Cartabia riceve così, una seconda volta, il voto unanime del Consiglio dei ministri e può finalmente approdare in Aula alla Camera, domenica, per essere sottoposta al voto di fiducia.

Giusto in tempo per evitare un rinvio che avrebbe trascinato ogni discussione a settembre, offrendo all’Europa un’immagine non buona dell’impegno italiano sulle riforme. E su questo punto, il presidente del Consiglio Mario Draghi si mostra soddisfatto. «Quella che si chiude – ha commentato la Guardasigilli Marta Cartabia – è una giornata importante, c’è stata un’approvazione all’unanimità, con piena convinzione di tutte le forze politiche e l’impegno a ritirare tutti gli emendamenti che erano stati presentati dalle forze di maggioranza con l’obiettivo di accelerare il più possibile il lavoro in Parlamento e concludere prima della pausa estiva questa importantissima riforma».

Conte rivendica di avere impedito «che i processi per mafia e terrorismo fossero avviati a dissolversi nel nulla».

Salvini, invece, sferza il M5S: «La riforma del processo penale approvata oggi in Cdm nonostante le minacce dei grillini è un primo passo». E Renzi è sulla stessa scia: «La riforma è una piccola parte, c’è ancora un lavoro lunghissimo da fare, ma ora abbiamo archiviato la Bonafede».

Crescita, il rapporto Svimez: Nord e Sud uniti nella crisi, divisi nella ripartenza

Lombardia, Emilia Romagna e Veneto che ingranano la quarta, il Piemonte che soffre, il Centro «che da terza Italia si sta trasformando in un nuovo Sud», ed il Mezzogiorno che si risolleva ma resta sempre molto distante dal resto del Paese, anche perché nel 2019 il suo Pil era ancora 10 punto sotto a quello del 2008.

«Nord e Sud uniti nella crisi, divisi nella ripartenza» sintetizza la Svimez. Che con l’anticipazione del suo Rapporto 2021 presentato ieri alla Camera, come ha spiegato ha spiegato ieri il presidente Adriano Gianola, cerca di «testare la “temperatura” del Paese e misurare la sua capacità di resilienza». Una caduta omogenea nell’anno nero della pandemia. Ma una ripresa a due velocità.

Alla luce delle previsioni, nel biennio 2021/2022 il contributo del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) alla ripartenza del Mezzogiorno non sarà comunque sufficiente a compensare la minor crescita tendenziale dell’area. In Italia la caduta del Pil nel 2020 è stata di oltre il 2% superiore alla media europea (-8,2% contro il -6,1%), relativamente omogeneo a livello territoriale: -8,1% nella media delle regioni meridionali e -9,1% nel Centro-Nord.  Un differenziale che non compensa però la più debole dinamica tendenziale del Mezzogiorno. In altre parole, almeno in questo biennio, il divario di crescita non si chiuderà.