Quanto è importante la riforma della giustizia? Quanto è determinante per fare in modo che la macchina dello Stato funzioni alla perfezione? Non è solo questione di prescrizione. Si parla anche del funzionamento delle toghe e della Costituzione. Tutti di fronte alla legge siamo uguali. O quasi. Perché in molti casi (moltissimi!) si riserva un trattamento riservato e “particolare” ai giudici che non rispettano le leggi.
La giornalista Milena Gabanelli ha illustrato nella sua video-rubrica “Data Room” sul Corriere della Sera (visibile qui), un servizio interessante sui giudici che negli anni si sono praticamente beffati delle leggi che essi stesso chiedono di rispettare.
Gabanelli si è chiesta: “Chi sbaglia paga?”. La risposta è no. I magistrati che commettono reati affrontano i tre gradi di giudizio, come tutti i cittadini. Ma nel frattempo è il Consiglio Superiore della Magistratura a decidere se trasferirli, sospenderli, radiarli, o lasciarli al loro posto fino a sentenza definitiva. Ed è sempre il Csm a decidere se, e come sanzionare i comportamenti che non onorano la toga. Il giudice che sbaglia può nascondersi dietro una privacy che ai comuni cittadini è negata. Al magistrato sono richieste «imparzialità, correttezza, diligenza, laboriosità, riserbo, equilibrio, e rispetto della dignità». Ma spesso si chiude un occhio.
Intanto la carriera avanza. Il Csm e i titolari dell’azione disciplinare (Ministro e Procuratore generale) non offrono sempre una risposta veloce ed adeguata, ed è un errore grave, perché contribuendo alla perdita di credibilità della magistratura aiutano chi «lavora» per ridurne l’autonomia e l’indipendenza. Oltre ad essere un danno nei confronti dei tanti magistrati integerrimi, e uno sfregio per quanti sono morti onorando la toga.
È ora di cambiare. È ora di riformare la giustizia. E di farlo seriamente.










