La transizione ecologica e l’attenzione al verde sono temi ormai all’ordine del giorno, con lo stanziamento dei fondi del Pnrr in Europa. Abbiamo chiesto al presidente di Federparchi, Giampiero Sammuri, cosa pensa della ritrovata attenzione per il “green” e come si può “sfruttare” questo momento per far riemergere l’attenzione per la natura.

  1. Presidente Sammuri, qual è e come si sta trasformando il ruolo di Federparchi in un momento storico come quello attuale in cui la sostenibilità ambientale è al primo posto tra le priorità di governi e cittadini?

Il ruolo di Federparchi sostanzialmente non cambia,  la nostra associazione rappresenta oltre centosessanta enti o associazioni gestori di aree protette. Federparchi  è la sezione italiana di Europarc Federation,  che analogamente associa i parchi a livello europeo, ed è socia della IUCN, l’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura, il massimo organismo mondiale in tema di indirizzo per le politiche di conservazione. Federparchi cura il segretariato del Comitato Italiano IUCN. Direi semmai che abbiamo più lavoro da fare visto che il tema è diventato centrale  nell’attenzione dell’opinione pubblica e dell’Unione Europea.

  1. Che impatto ha sul turismo, secondo lei, lo stanziamento di fondi sull’ecosostenibilità?

Innanzitutto chiarisco che in Italia abbiamo da una parte una sensibilità sempre più diffusa verso la sostenibilità, lo vediamo anche nella crescente domanda di turismo nei parchi, ma c’è poca attenzione e, soprattutto, volontà di intervenire concretamente da parte della politica.  Per quanto riguarda lo specifico delle attività turistiche occorre distinguere: Federparchi è impegnata da anni a diffondere, nelle aree protette, buone pratiche all’insegna del rispetto ambientale. A tale scopo  svolgiamo un’azione di supporto per l’acquisizione della Carta Europea del Turismo Sostenibile (CETS), un’importante certificazione internazionale di qualità turistica che nasce da un piano d’azione condiviso da partner pubblici e privati. Peccato che su questi strumenti non si sia intervenuto con il PNRR.

giampiero sammuri
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella riceve Giampiero Sammuri, presidente di Federparchi, Roma, 24 maggio 2019. ANSA/ UFFICIO STAMPA QUIRINALE/ PAOLO GIANDOTTI +++ ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING +++
  1. Nel PNRR sono stati stanziati quasi 60 miliardi di euro per la “Rivoluzione verde e transizione ecologica”. La vera trasformazione però deriva dal cambiamento di mindset culturale dei cittadini e in particolare dei giovani, veri driver del cambiamento. Come pensa si possano modificare la coscienza e la consapevolezza sui problemi ambientali, coniugandole con la necessità di uno sviluppo sostenibile della nostra economia?

Coscienza e consapevolezza  nascono soprattutto dall’esperienza. Il contatto diretto con la natura,  come andare alla scoperta dei parchi, anche quelli vicino casa, costituisce un fattore di conoscenza e consapevolezza. Meglio ancora se in un parco si va con una guida, perché non sempre guardare significa “vedere”, riuscire a scoprire le meraviglie delle aree protette. Molte persone fanno escursioni nei parchi e sanno appena dove si trovano, ma non hanno alcuna informazione su quello che li circonda. Invece, capire e sapere quali animali si possono incontrare, le piante particolari che ci circondano, anche le storie e le attività che si svolgono in un parco, è tutta un’altra storia. In più si attivano posti di lavoro qualificati per tanti giovani.

  1. A che punto siamo in Italia su energie rinnovabili, capitale naturale, biodiversità? L’impianto del PNRR sulla transizione ecologica, secondo lei, è efficace?

Sicuramente meglio della prima stesura, ma serviva più coraggio e più attenzione, in particolare in tema di tutela della biodiversità e del capitale naturale. Capisco quanto sia importante le riconversione energetica,  ma è stata pressoché ignorata la strategia europea per la biodiversità. L’Unione Europea chiede entro il 2030 di portare al 30% il territorio protetto, di invertire la riduzione degli impollinatori, di attenuare l’azione delle specie aliene sulla biodiversità  e molte altre cose. Su tutto questo, nel PNRR non c’è quasi nulla.

  1. Come la giunta esecutiva di Federparchi ha denunciato, i fondi già stanziati per il programma “Parchi per il Clima”  e nella disponibilità  del ministero del Ministero della transizione ecologica, (circa 80 milioni di euro) sono stati improvvisamente dirottati nel fondo destinato al contenimento degli aumenti delle bollette energetiche. Come è potuto succedere, secondo lei, che dei fondi destinati al contenimento dei mutamenti climatici, vengano “spostati” a sostegno dei combustibili fossili?

Come sia potuto accadere non saprei dirlo. Noi abbiamo prontamente denunciato questo inspiegabile e paradossale taglio. Fortunatamente  abbiamo avuto un riscontro positivo con l’impegno del ministro a ripristinare quei fondi;  attualmente, però, aspettiamo di vedere il provvedimento che ripristina  quello stanziamento. A molti che operano nei parchi appare una contraddizione stanziare fondi destinati alla riduzione delle emissioni per abbassare  il costo delle bollette. Sembra quasi un incentivo al consumo e quindi alle emissioni.

  1. Quanto è importante la transizione digitale per una reale ripresa della nostra economica nel post-Covid? E che ruolo hanno in questo contesto le azioni delle aziende?

Credo che tuti i soggetti – aziende private, Pubblica Amministrazione e singoli cittadini – debbano essere coinvolti  in un processo di innovazione  tecnologica. Da questo punto di vista il Covid ha imposto un salto di qualità in avanti che va mantenuto ed ampliato. Ma non dimentichiamo mai quanto siano importanti e fondamentali le relazioni umane, così come il contatto diretto con la natura.

  1. Vuole segnalarci qualche iniziativa di Federparchi particolarmente rilevante e/o che ha avuto un esito positivo portando un valore aggiunto per il territorio?

Ho già  fatto riferimento alla CETS come strumento importante per valorizzare un territorio, il turismo di qualità è un motore formidabile per lo sviluppo nelle aree parco. L’attività di progettazione europea che come nel caso di Fish I II e Meet ha permesso agli operatori della pesca e del turismo interessate di poter commercializzare i loro prodotti e servizi nei mercati europei. Abbiamo promosso, negli anni, i prodotti tipici, portando alla conoscenza dei consumatori i prodotti (vini, formaggi etc.) di qualità, dando la possibilità ai piccoli produttori di entrare in nuovi mercati. Negli anni abbiamo realizzato molti progetti di educazione ambientale  nelle scuole dei parchi che hanno contribuito ad accrescere la consapevolezza e l’orgoglio di appartenere ai luoghi dove si è nati e si risiede.