La questione «coprifuoco e riaperture» sarà affrontata a Palazzo Chigi solo «a partire da lunedì» prossimo, 17 maggio, in base all’evoluzione epidemiologica. II presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha deciso così al termine di una giornata infuocatissima: ogni pressione verso di lui respinta al mittente. Niente cabina di regia, quindi, venerdì 14 maggio, come invece avrebbero voluto tutti i partiti della sua maggioranza, con in testa il centrodestra. Già oggi, comunque, alla Conferenza Stato-Regioni, le pressioni continueranno: i governatori insistono per il posticipo di almeno un’ora (alle 23) del coprifuoco. E addirittura si ipotizza, come fanno le stesse amministrazioni locali, di far sparire i colori e sostituirli con tre livelli di rischio. L’ipotesi non piace molto ai tecnici del ministero alla Salute e dell’Istituto superiore di sanità che siedono al tavolo per la modifica degli indicatori del monitoraggio settimanale.

Da Roma si propone alle Regioni di prendere loro la responsabilità delle misure da adottare. Questo ritorno al passato prevede che settimanalmente la Cabina di regia indichi quali sono le zone del Paese in situazione critica e a quel punto i presidenti decidano come intervenire. Questa ipotesi non piace però alle Regioni, dove si preferisce che la responsabilità delle chiusure e di altre restrizioni resti di livello nazionale.

Emergenza migranti, il Viminale pensa ad un hotspot

È l’emergenza migranti ad infuocare di nuovo la maggioranza. Cinque navi, 3500 posti, tamponi e assistenza sanitaria a bordo. È ad un enorme hotspot in mare che il Viminale si affida per non farsi trovare impreparati davanti ad un’estate che si prospetta assai difficile. Una Lampedusa in costante assetto di emergenza è un’ipotesi che l’Italia intende assolutamente scongiurare. Luciana Lamorgese lo ha ribadito ieri agli altri ministri dell’Interno europei riuniti a Lisbona sulla gestione dei flussi migratori: «Servono concreti e solidi meccanismi di solidarietà, anche d’emergenza, sul modello di quelli previsti a Malta nel 2019».

«Sono in corso contatti con i Paesi membri dell’Ue e con le autorità italiane — ha detto senza mezzi termini ieri mattina il portavoce della Commissaria agli affari Interni, Ylva Johansson — ma non abbiamo registrato impegni particolari sulla ricollocazione». Sostanzialmente i partner dell’Unione mostrano una disponibilità sotto questo punto di vista molto labile. Nei prossimi giorni, il premier Draghi tornerà a sollecitare gli Stati che ad ottobre 2019 avevano aderito all’accordo di Malta (Francia, Germania, Portogallo, Irlanda) perché rinnovino l’intesa che nei sei mesi di sperimentazione prima che il Covid bloccasse il meccanismo, ha portato al ricollocamento di circa 1000 migrati sbarcati sulle nostre coste. Oggi il sottosegretario italiano agli Affari europei, Enzo Amendola, proprio a Bruxelles ha ribadito che serve una «risposta urgente» dell’Ue.

Dl Sostegni, ecco le novità

All’interno del dl Sostegni ci sono: una nuova proroga allo stop dell’invio delle cartelle esattoriali, un nuovo meccanismo di calcolo per i ristori destinati alle imprese, un’indennità ad hoc per le attività rimaste chiuse a maggio, l’ipotesi di un pacchetto di ulteriori misure a sostegno dell’occupazione e la richiesta di introdurre una norma che prevede la cedibilità del credito di imposta per gli investimenti effettuati nell’ambito del piano Transizione 4.0. Prima di tutto ci sarà una replica degli aiuti concessi in base al primo decreto sostegni, con una possibile integrazione per tenere conto delle chiusure dei primi tre mesi del 2021. L’obiettivo del governo è varare il decreto entro venerdì, ma molto dipenderà dall’esito delle valutazioni sui temi discussi a Palazzo Chigi, tanto che comincia a prendere corpo l’idea di fare slittare il provvedimento di un’ulteriore settimana. Il fronte delle cartelle esattoriali, per esempio, resta aperto: la Lega ha chiesto di prolungare il congelamento dell’attività di invio di un altro mese, spostando il termine al 30 giugno, ma al momento però non è stata assunta alcuna decisione.