Draghi alza la voce sui vaccini. Oggi nuovo Dpcm, previste chiusure. Salvini: “Pasqua chiusi è irrispettoso”

Mario Draghi

Siamo in ritardo sulla tabella di marcia dei vaccini e dobbiamo fare presto. Molto presto. È stato questo il leitmotiv del discorso di Mario Draghi durante il vertice europeo di ieri in video-conferenza. Il premier ha puntato i piedi sui vaccini e ha detto che le aziende che non rispettano gli impegni non dovrebbero essere scusate, perché’ “occorre andare più veloce”, e sulle consegne delle dosi “non danno certezze”.

È un Mario Draghi un po’ adirato per l’inconcludenza dei suoi colleghi europei. Un Draghi però per l’Europa e mai contro l’Europa. Semmai la sua voglia di accelerare e trovare soluzioni per tutti sembra voler riportare una bussola in una situazione davvero complicata. Chiede  una scossa. Non mancano gli attriti con la presidente Ursula von der Leyen: “Senza una svolta – dice Draghi – l’Unione non riuscirà a superare la pandemia”. Quando la presidente mostra le slide delle potenziali consegne, il premier fa notare che potrebbero non bastare. E quando propone il pugno di ferro sull’export, si sente rispondere che la strada potrebbe rivelarsi un vicolo cieco a causa dei contratti. Proprio quei contratti che Draghi vuole invece monitorare passo passo, cercando di costringere i colossi del farmaco a rispettare gli impegni assunti. L’ex presidente della Bce sembra allora sollecitare la possibilità di valutare insieme se è possibile reperire vaccini anche fuori dal Continente.

Serve velocità nel contenimento del virus, ma anche innovazione nella somministrazione del vaccino: una prima dose per tutti, sul modello del premier britannico Boris Johnson. E poi bisogna costringere Big Pharma a rispettare gli impegni sulle consegne, anche ipotizzando il blocco dell’export.

Gentiloni rilancia: è necessario “esigere che le case farmaceutiche rispettino quanto avevano promesso” e parla di una “sottovalutazione” del problema da parte della

Draghi si è detto favorevole al Covax – l’iniziativa di facilitazione internazionale per l’invio dei vaccini nelle zone povere – ma non alle donazioni ora, perché’ l’Ue è troppo indietro sulle vaccinazioni. Primo sì “di principio” ai passaporti vaccinali ma, ha spiegato von der Leyen “ci sono ancora questioni politiche in sospeso e anche questioni scientifiche”.

La dimostrazione plastica che bisogna fare presto sono i numeri dei redditi degli italiani: nel 2020 il Pil è precipitato dell’8,9%, è saltato quasi mezzo milione di posti di lavoro, le diseguaglianze accresciute, nera la prospettiva per i giovani senza lavoro. 

Nel frattempo però il governo, in accordo con le Regioni, prepara il nuovo dpcm con le misure di contrasto al Covid e per “per rendere più agevole la programmazione delle attività economiche, le chiusure partiranno dal lunedì”. Resta il sistema delle fasce, prende corpo l’ipotesi di una graduale riapertura dei siti culturali ad aprile. Speranza è preoccupato per “la crescita dei casi” e di sicuro il nuovo Dpcm non porterà ad alcuna riapertura. Se ne riparlerà a partire dal 6 aprile, dopo le vacanze pasquali. Salvini attacca: “Pasqua chiusi in casa non mi sembra rispettoso degli italiani”. Reagisce Zingaretti: “Sbaglia, irrispettoso per italiani e imprenditori è mettere a rischio le loro vite”

È guerra intanto all’interno del PD. Ieri il segretario dem, di fronte alla Direzione, riunita per discutere l’esclusione delle donne dalla guida dei dicasteri, ha invocato una “rigenerazione” del partito e ricorda agli avversari interni che “le scelte politiche delle ultime settimane sono state approvate all’unanimità”. Poi ha aggiunto: “Se per sbaglio provassimo a non polemizzare su tutto…”. Quindi, quasi a prevenire ulteriori liti sulla linea politica del Pd, il segretario decide di non nominare mai Giuseppe Conte: l’ex “punto di riferimento dei progressisti” non viene citato nemmeno una volta. “Quel che serve al Paese”, scandisce infatti Zingaretti sul finire della relazione, “è una forza riformista a vocazione maggioritaria che non vuol essere solo di testimonianza, ma che attorno a una propria visione costruisce le alleanze e i numeri per vincere”.

“La Lega dei decreti sicurezza torna al Viminale. Il Pd, che quei decreti sicurezza ha contribuito a cambiare, esce dal Viminale”. Lo dice Gianni Cuperlo, presidente della Fondazione dem, in una intervista a ‘Repubblica’. Adesso, avverte, “il rischio è che quella destra provi a resuscitare la miscela di propaganda e disumanità dei suoi vecchi decreti, gli stessi che noi abbiamo superato. Faremo di tutto per impedirlo dal governo, nel Parlamento e nel paese. Avremmo voluto certo presidiare il Viminale”. Per quanto riguarda il dibattito interno al Pd, “io credo nel pluralismo, anche dentro il Pd ma questo modello di partito, il suo modo di discutere, di decidere, di selezionare le classi dirigenti a ogni livello va cambiato alla radice”. Sono gli ex renziani che cercano di logorare il segretario? È bene che Zingaretti si rimetta in gioco? “Non lo so, mi paiono etichette prive di ragione, un po’ come il Rinascimento saudita. Zingaretti ha guidato una fase tra le più tormentate per noi, quella successiva alla peggiore sconfitta di sempre. Oggi avere una discussione seria, serena, severa su come ricollocare il progetto del Pd nella società italiana, in un mondo stravolto dalla pandemia e con un sovranismo azzoppato è una necessità che lui stesso ha posto e che io condivido. Per questo non mi scandalizzo all’idea che, appena le condizioni lo consentiranno, la risposta debba essere un congresso vero”.

Il Movimento 5 stelle “dopo anni di movimentismo e poi di governo è a un bivio: dobbiamo decidere se scioglierci o trasformarci. Io sono convinto che questa esperienza non debba esaurirsi, ma per continuare a vivere dovrà rifondarsi e strutturarsi”. Lo afferma l’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro, in una intervista a ‘La Stampa‘. Per Fraccaro Giuseppe Conte è “l’uomo giusto per guidarci in questa transizione”. Secondo l’esponente pentastellato, “Conte può prendere la leadership e la segreteria collegiale può supportarlo nelle scelte. Possiamo strutturarci mantenendo la partecipazione degli attivistie  degli eletti nelle decisioni, in modo orizzontale, ma queste vanno attuate verticalmente. Servono un vertice e una struttura, con responsabili territoriali e tematici”. Avete archiviato il ruolo del capo politico una settimana fa e già ci ripensate? “Abbiamo la flessibilità per adattarci alle evoluzioni della politica e la necessità di cambiare radicalmente. Credo che il Movimento possa rivedere parte del suo percorso. Non è una sconfessione del lavoro fatto con gli Stati generali”. Per quanto riguarda le eventuali procedure, “si deciderà in seguito. Aspettiamo che Conte accetti il nostro invito. Ma dobbiamo correre, è arrivato il momento di sederci intorno a un tavolo e dare un nuovo impulso al Movimento“. Per farlo diventare, come dice Luigi Di Maio, un partito ‘moderato e liberale’? “Non credo nelle etichette, possono solo tarparci le ali. Nasciamo post ideologici per un motivo. Solo così abbiamo potuto formare un governo prima con la Lega e poi con il Pd, guidando il Paese in questi anni attraverso un dialogo con tutti suin ostri temi”. L’alleanza con il Pd ha un futuro? “Abbiamo governato bene insieme e oggi siamo in un esecutivo di unità nazionale. Abbiamo di fronte sfide importanti come il voto amministrativo e il nostro primo interlocutore sarà il Pd, ma non dobbiamo precluderci, caso per caso, la possibilità di correre da soli”.