Mettere in sicurezza il Paese. Questo il leitvmotiv degli incontri di Mario Draghi nelle ultime ore con esperti, tecnici, ma anche tutta la politica. La tanta politica che c’è attorno a queste scelte e al nuovo governo. Bisogna mettere d’accordo tutti. Impresa difficile quella di Draghi, che deve anche garantire la sicurezza dei cittadini e la salvaguardia del sistema sanitario. Ieri riunione straordinaria della cabina di regia a Palazzo Chigi. Si pensava di prendere delle decisioni immediate ma si è scelto di aspettare il Cdm di domani, venerdì, per avere più dati e soprattutto più tempo. E siccome questo governo, a differenza del precedente, ha promesso di non mandare in vigore Dpcm “all’ultimo minuto”, è assai probabile che le misure non entreranno in vigore da questo weekend ma da lunedì.

Quali saranno le nuove restrizioni? L’inevitabile ultimo «sforzo» da qui a Pasqua, che è anche «sacrificio» necessario per la riscossa. Draghi accompagnerà l’appello con tre messaggi, che ritiene indissolubilmente legati: sicurezza sanitaria, ristori per la ripartenza, vaccini per tornare a correre. Sono i pilastri del progetto del premier. L’unica strada, sostiene, per sconfiggere la pandemia. La cabina di regia del governo attende oggi gli ultimi dati sulla diffusione del contagio. Poi, la Conferenza Stato-Regioni, convocata per le ore 10, valuterà l’informativa finale del ministro della Salute, Roberto Speranza. E domani il Consiglio dei ministri, convocato per le 11, varerà le nuove misure ad hoc, probabilmente operative dal 15 marzo. «Le decisioni che vogliamo assumere devono essere sostenute dai dati più recenti. Credo giusto che vengano introdotte misure più rigorose ma proporzionali che ci consentano di affrontare le prossime settimane», spiega Speranza. E in effetti, sui territori, molti sindaci e governatori la stretta l’hanno già decisa autonomamente. II governatore della Puglia, Michele Emiliano, per combattere gli assembramenti ha vietato da ieri fino al 6 aprile «lo stazionamento» davanti alle scuole e nei luoghi pubblici «se non si è in solitudine o in compagnia di persone conviventi o del proprio nucleo familiare o se non per usufruire di servizi essenziali». E pure il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, ha disposto da oggi fino al 31 marzo la chiusura al pubblico di lungomare, parchi e piazze «fatta salva la possibilità di accesso agli esercizi commerciali e alle abitazioni».

No quindi ad un lockdown di tre settimane fino a Pasqua, come si era ipotizzato all’inizio. Matteo Salvini è contrario a nuove chiusure generalizzate, che rischierebbero di collassare un sistema economico già provato dalla pandemia. La Lega – sostenuta anche da Italia Viva – chiede di evitare un ulteriore giro di vite nei parametri che fissano le fasce a colori. L’ipotesi è quella di chiudere tutto nei weekend ed avere un approccio regionale, meno generalizzato quindi. La regola – suggerita dal Cts – imporrà le zone rosse dove ci sono 250 positivi ogni 100 mila abitanti. Significa che mezza Italia finirà in zona rossa. Non basta. Ieri il dibattito si è acceso attorno all’idea di modificare altri parametri, in modo da spingere le zone gialle a diventare – tutte o quasi – arancioni.

Recovery Plan: obiettivo dell’Italia zero emissioni nel 2050

L’Italia punta ad investire nella transizione ecologica 80 miliardi di euro del pacchetto di aiuti in arrivo dall’Unione Europea, con un piano in cinque anni. John Kerry, primo Special Presidential Envoy for Climate nella storia degli Stati Uniti, è rimasto quasi sorpreso, ovviamente in positivo, quando ha sentito gli impegni da parte del ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani. I due si sono sentiti ieri per la prima volta, durante una chiamata facilitata dall’ambasciatore italiano a Washington Armando Varricchio. Lo scopo era coordinare le iniziative in vista dei diversi appuntamenti che li aspettano. Cingolani è un tecnico, e ha mostrato subito la concretezza che gli americani auspicano dall’intero governo Draghi in tutti i campi. Il ministro ha detto che oltre un terzo degli aiuti in arrivo da Next Generation EU, ossia 80 miliardi di euro, verrà investito nella transizione ecologica. La politica verde non serve solo a proteggere l’ambiente, ma anche a creare lavoro, sviluppo e crescita sostenibile. Alcune aree di intervento menzionate sono l’agricoltura, l’energia idroelettrica e solare. Per Federico D’Inca, Ministro per i Rapporti con il Parlamento, i progetti prioritari da sostenere sono “tutti quelli che riguardano le prossime generazioni, non a caso il piano si chiama Next Generation EU. Una priorità più volte sottolineata dal M5S è quella della transizione energetica. Abbiamo circa 51 miliardi di tonnellate di gas serra emessi ogni anno nel mondo. Non dobbiamo guardare all’oggi, ma all’Italia del 2050. Altro tema centrale è quello del digitale”.

Il nuovo segretario dem sarà Enrico Letta

Nel frattempo nel Pd continua la ricerca del sostituto del dimissionario Nicola Zingaretti. Il nuovo segretario dem dovrebbe essere, quasi certamente, Enrico Letta. Le prossime 48 ore saranno decisive. Nel frattempo Franceschini cerca l’unità. Chiede soltanto una cosa, Enrico Letta. D’esser messo nelle condizioni di fare il meglio, per il Pd e il Paese. Di non ritrovarsi, dopo aver fatto una scelta di vita tanto radicale, alla guida di un partito in guerra, pronto a impallinarlo alla prima curva. Perciò «avrò bisogno di 48 ore per riflettere bene. E poi decidere», ha twittato ieri alle 11 del mattino. Premettendo però di avere «il Pd nel cuore». Davvero colpito dalla «quantità di messaggi di incoraggiamento che sto ricevendo» e che «toccano le corde più profonde», senza tuttavia nascondere quanto «questa inattesa accelerazione» lo abbia colto «alla sprovvista». Nel frattempo chi cerca di sminare il terreno, con un gran lavorio diplomatico, è Dario Franceschini. Il ministro della Cultura, vorrebbe arrivare all’elezione di Letta all’unanimità, o quasi. Perciò punta a coinvolgere le minoranze interne o, quanto meno, la base riformista. Il correntone di minoranza guidato da Lorenzo Guerini e Luca Lotti, però, non è certo soddisfatto del blitz condotto da Franceschini per portare l’ex presidente del Consiglio alla guida dei dem, è stato preso in contropiede. Il loro obiettivo è quello di consolidare attorno all’ex premier la stessa maggioranza che sosteneva Nicola Zingaretti ed emarginare così gli ex renziani. II segretario dimissionario l’altro ieri ha parlato a lungo al telefono con Letta, per poi dire ai fedelissimi: «E’ una figura autorevole, garantirà la continuità della linea politica».

M5s: Casaleggio, bene Conte, mantenga partecipazione dal basso

Dal fronte del M5S continuano le polemiche su Rousseau. Davide Casaleggio, in un’intervista al Corriere della Sera, auspica che il Movimento 5 Stelle continui ad essere inclusivo verso tutte le esperienze e persone di valore. “E Conte è sicuramente una di queste”, aggiunge. Poi le questioni economiche: “Esiste un debito accumulato da parte del Movimento 5 Stelle che l’Associazione Rousseau ha anticipato garantendo sempre il supporto in tutti gli ambiti organizzativi: dal supporto alle elezioni locali, alla gestione legale, alla scuola di formazione e molto altro. Sono certo che verrà saldato a breve”. Alla domanda se Rousseau e il M5S continueranno a seguire un percorso comune, Casaleggio risponde: “Se ci sarà un progetto condiviso come in questi undici anni, ci sarà ancora un lungo percorso insieme”.  “Spero che il metodo di partecipazione dal basso venga mantenuto come caratteristica distintiva del Movimento“, continua Casaleggio. Il tetto dei due mandati, risponde interpellato in merito, “non credo sia un problema del Movimento. Anzi è un valore che lo ha sempre contraddistinto e che permette di mantenere il ricambio necessario per poter far partecipare direttamente i cittadini nelle istituzioni. E’ stato un tema ribadito anche dagli iscritti agli scorsi Stati generali”.