Con l’arrivo del nuovo decreto Sostegni si apre un nuovo capitolo per l’assistenza ai lavoratori autonomi. Non basta però. Bisogna fare di più Lega e Forza Italia lo sanno e tornano a chiedere misure più importanti: «In Parlamento bisogna fare di più». Le cartelle esattoriali cancellate sono tante, 16 milioni, ma comunque il 75% in meno rispetto a quelle che sarebbero evaporate con la sanatoria in formato maxi prevista nelle prime versioni del provvedimento. “Colpa” della chiusura al 2010 e non al 2015, come ipotizzato all’inizio, e l’esclusione dei redditi sopra i 30mila euro.
La differenza è dovuta quasi esclusivamente al calendario più stretto, perché il tetto di reddito taglia fuori solo il 17% dei contribuenti interessati. E mentre Lega e Fi tornano all’attacco, il Pd ribatte: «Voteremo contro». Ieri si sono registrate diverse proteste di partite Iva e liberi professionisti, delusi e arrabbiati dalle misure che, a dir loro, sono “insufficienti”. Nei comunicati ufficiali di associazioni di categoria e Ordini professionali si parla di “briciole” ed “elemosina”. Bocciata la bozza che prevedeva 3 mila euro a pioggia per gli autonomi e le partite Iva. C’è un aspetto positivo però: quello dell’eliminazione dei codici Ateco.
Gli aiuti ci sono, ma bisogna fare di più. Questo il premier Mario Draghi lo sa bene, e lo aveva in qualche modo anticipato anche nella conferenza stampa di presentazione. La Lega è al lavoro per chiedere più soldi e protezione per chi in questo momento sta soffrendo di più. Lavoratori autonomi e partite Iva. Sempre loro. Quelli che hanno subìto il danno maggiore in questo anno di pandemia. Quelli che dovranno, pardon DEVONO, essere aiutati. Anche perché, spessissimo, sono quelli che danno lavoro ad altre persone e creano il circolo vizioso che garantisce a questo Paese di far vivere milioni di famiglie.
Poi c’è il capitolo “povertà”. Qui sono stati destinati, a cominciare dalle varie proroghe della Cig Covid-19, circa 60 miliardi tra decreti e manovra (oltre 5 miliardi in partenza cui si sono poi aggiunte le risorse per la “tutela” dei lavoratori autonomi e altri 8 miliardi con il decreto Sostegni varato venerdì). Ma il conto, già elevatissimo, è destinato a salire perché da settimane è scattata la caccia alle risorse per finanziare con una “nuova” dote fino a 10-15 miliardi la riforma degli ammortizzatori su cui sta concentrando gli sforzi il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, per definirla entro l’autunno. Trovare un’occupazione a un beneficiario del reddito di cittadinanza su due entro la fine dell’anno. Questo l’obiettivo del governo Draghi che con il decreto Sostegni ha introdotto un meccanismo premiante per i percettori del sussidio che accetteranno di lavorare.
Per quanto riguarda i vaccini, si accumulano i ritardi, soprattutto dopo lo stop di tre giorni di Astrazeneca, a causa dei casi di trombosi. L’Ema è stata chiara: Astrazeneca non fa male e prosegue la sua corsa. Ma a Torino e Napoli, nel frattempo, le disdette avevano superato il 30%. In ritardo il piano di vaccinazione per gli anziani: il progetto originario prevedeva entro febbraio la scadenza per metterli al riparo dal virus. Data che scivola a fine aprile. Meno della metà degli over 80 è stata immunizzata. Il governo ha chiesto alle Regioni di accelerare. «Si cambi passo, si deve recuperare il gap», sottolinea la ministra Mariastella Gelmini.
“Se uno rifiuta dobbiamo darlo immediatamente ad altri. Fuori dalle indicazioni delle autorità sanitarie non ha senso scegliere il vaccino perché sono tutti sicuri ed efficaci. E soprattutto sono tutti capaci di proteggere dalle forme gravi di malattia”. Lo ha dichiarato il ministro della Salute Roberto Speranza in una intervista al quotidiano La Stampa, rispondendo ad una domanda sul vaccino AstraZeneca. “Le primissime reazioni sono di fiducia – ha detto il ministro parlando dei giorni in cui la somministrazione del vaccino di Oxford è stato sospeso – Servirà ancora qualche giorno per capire come va, ma gli italiani sono consapevoli che il vaccino è l’arma più efficace per uscire da questa stagione così difficile, che vede ancora la maggior parte della popolazione dover fare i conti con le restrizioni delle aree rosse”.
C’è una cosa che Mario Draghi non può e non vuole accettare: che si arrivi impreparati all’autunno. Per questo, il premier italiano ha lanciato ieri in conferenza stampa un segnale inequivocabile: in futuro faremo di tutto per reperire le dosi necessarie. Con accordi garantiti dall’Europa, se possibile. Ma anche senza l’ombrello dell’Unione, se necessario. Immaginando pure accordi bilaterali con i colossi del farmaco occidentali.
Uno fra tutti, il vaccino russo Sputnik, su cui l’Europa però è ancora ferma. Al momento i governi non spingono per firmare un accordo di acquisto congiunto con i russi in attesa del via libera scientifico da parte dell’Ema. Troppi i dubbi legati al vaccino sponsorizzato dal Cremlino. Di ordine tecnico, industriale, ma soprattutto geopolitico. Questa è la verità. Nel mezzo di una pandemia che sta togliendo il respiro a tutti, nel vero senso della parola purtroppo per alcuni, siamo ancora a “combattere” una guerra geopolitica che ci nega, di fatto, un vaccino utile ad uscire letteralmente da un incubo.
Le discussioni a Bruxelles tra gli sherpa delle capitali vanno a rilento, con una fiammata che potrebbe arrivare a ridosso del pronunciamento dell’Agenzia Ue del farmaco atteso, nella migliore delle ipotesi, per maggio. Troppo tardi.
Intanto sui vaccini già approvati è corsa contro il tempo e ieri l’Europa ha fatto la voce grossa. La Commissione europea, nel caso in cui non vengano consegnate le dosi stabilite dai contratti, farà scattare la norma che vieta la vendita all’estero dei vaccini. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen è stata molto chiara: «Abbiamo l’opzione di vietare un’esportazione pianificata – ha detto in un’intervista rilasciata al gruppo editoriale tedesco Funke – Questo è il messaggio ad AstraZeneca: rispetti il suo contratto con l’Europa prima di iniziare a consegnare ad altri paesi».










