Disobbedì ai Dpcm aprendo il suo locale. Parla il titolare dell’Halloween Pub di Bologna

halloween pub bologna

“Voglio che si parli della verità”, così “contrattacca” Mattia Florulli, titolare dell’Halloween Pub di Bologna, da tempo sotto i riflettori per aver disobbedito ai DPCM ed ai provvedimenti amministrativi in vigore aprendo il suo locale.

Si è parlato a lungo di te, del tuo locale e della forma di disobbedienza che hai applicato restando aperto, fino alla denuncia per presunta epidemia colposa, cos’è successo esattamente?

Noi da ottobre 2020, considerando illogici i provvedimenti restrittivi che ci imponevano di chiudere alle 18:00, siamo stati i precursori di questa forma di protesta, pertanto avendo adeguato il nostro locale secondo le disposizioni emanate, abbiamo pensato di restare aperti manifestando il nostro dissenso e per cercare di far valere il nostro diritto al lavoro. Siamo stati multati moltissime volte, fino ad arrivare al sequestro del locale per disposizione della prefettura di Bologna sollecitata in tal senso più volte anche dal sindaco.

Cosa è successo durante il sequestro?

La sera del sequestro, le forze dell’ordine hanno fatto un cordone composto da circa 40 agenti, alcuni dei quali sono entrati all’interno del locale informandomi del fatto che se non fossi uscito autonomamente, mi avrebbero portato fuori con la forza. Personalmente ho scelto di uscire da solo, in quanto considero controproducente e screditante incorrere in aggravanti inutili rischiando di finire dalla parte del torto.

Quali novità ci sono riguardo al processo per epidemia colposa?

 Ho vinto il ricorso al tribunale del riesame e sono stato assolto in quanto il fatto non sussiste, ma nonostante mi abbiano sequestrato il locale sulla base di un reato per cui sono stato giudicato innocente, il pub è ancora chiuso in attesa che la Cassazione fissi una nuova udienza nella quale possa esprimersi riguardo all’art. 650 c.p., articolo che si riferisce alla non ottemperanza alle ordinanze emesse dalle autorità. In realtà, pare che la Cassazione stia cercando di rallentare l’inevitabile in quanto l’udienza doveva essere fissata a 15 giorni dalla deposizione della nostra difesa che è stata consegnata il 2 marzo scorso, ad oggi non abbiamo nessuna notizia, se non una sentenza espressa sulla base di un caso analogo in cui la stessa Cassazione ha stabilito che l’art. 650 c.p. è inapplicabile alla non ottemperanza delle ordinanze di tipo amministrativo.

Cosa pensi riguardo ai protocolli di sicurezza ed alle chiusure che riguardano le attività in particolare quelle del tuo settore?  

Credo che i protocolli di sicurezza se fatti come si deve, debbano funzionare tanto in zona bianca quanto in zona rossa. Penso che laddove fossero stati davvero bar, ristoranti, pub, palestre ecc… le vere fonti di contagio, a seguito delle continue politiche restrittive nei nostri confronti, i contagi sarebbero dovuti crollare a picco, cosa che non mi pare sia stata mai dimostrata in termini assoluti.

Quali pensi siano allora le cause delle attuali restrizioni?

A parer mio è inammissibile che a distanza di un anno si torni in lockdown come se non sapessimo fronteggiare la situazione. Penso inoltre che una delle cause principali sia legata alla cattiva gestione dell’emergenza. Non sono stati aggiunti sufficienti posti negli ospedali e non è stato adeguatamente potenziato il trasporto pubblico ad esempio. Un punto cardine su cui non si è lavorato a sufficienza è lo sviluppo e la regolamentazione di un’adeguata terapia domiciliare, al fine di ridurre la pressione sugli ospedali.

So che la tua protesta non si è limitata all’apertura del pub cosa stai facendo adesso che è chiuso?

Attualmente, tutti i sabati, organizzo una passeggiata per le strade del centro di Bologna al fine di sensibilizzare le persone a non avere paura di ricominciare a condurre con criterio, una vita più normale possibile. Tengo a specificare che il gruppo di manifestanti che partecipano a questa iniziativa è pacifico, non ammettiamo componenti violenti o facinorosi. Sottolineo anche il fatto che nessuno di noi è un no mask come invece è stato più volte ribadito dalla stampa. Siamo tutti consapevoli del fatto che l’utilizzo delle mascherine in situazioni congrue sia corretto, ma siamo tutti altrettanto consapevoli che passeggiando all’aria aperta mantenendo le distanze opportune non ci sia alcun rischio di contagio. Credo sia importante questo tipo di sensibilizzazione, purtroppo la condizione attuale porta le persone ad isolarsi e ad avere paura.