Il vaccino di AstraZeneca da ora in avanti si farà soltanto a chi ha più di 60 anni. Il ministro della Salute Roberto Speranza ha detto che recepirà in maniera «perentoria» l’indicazione del Cts in una circolare attesa nelle prossime ore. Si tratta di una svolta. Decisa in un momento in cui quasi un italiano su due ha ricevuto almeno una dose e quasi uno su quattro ha completato il ciclo. Un cambio di strategia che però non investe il preparato Johnson&Johnson, stessa tecnologia di AstraZeneca a vettore virale. Locatelli dissipa i dubbi, al momento, su un vaccino usato ancora marginalmente che ha però il vantaggio di essere monodose: «C’è qualche segnalazione di fenomeni trombotici in sede inusuale, tuttavia c’è una frequenza minore e abbiamo un numero di soggetti che hanno ricevuto questo vaccino significativamente minore».
E’ chiaro che il cambio di programma solleva più di qualche interrogativo sulla tenuta degli approvvigionamenti. Forniture che ora dovranno necessariamente essere ritirate immaginando il pesante sotto-utilizzo di Vaxzevria. Il commissario Francesco Figliuolo ritiene ci sia «sostenibilità logistica» sempre che non si verifichino «altri intoppi».
E intanto il green pass è pronto a entrare nelle tasche di 30 milioni di italiani: sono quelli che finora hanno ricevuto almeno una dose di vaccino (27 milioni) a cui si aggiungono circa 2 milioni di guariti dal Covid. Per i primi questo lasciapassare durerà 9 mesi che scatteranno 15 giorni dopo la prima iniezione, per i secondi 6 mesi dal momento della guarigione. Ma il green pass si potrà ottenere anche dopo un tampone negativo (72 ore di finestra) o un test antigenico (48 ore). Il certificato verde servirà per le vacanze in Europa con l’accorgimento che alcuni Paesi chiedono anche la seconda dose – ieri il Consiglio Ue ha varato definitivamente il regolamento sul green pass – e in Italia nel caso si vogliano raggiungere zone arancioni e rosse, ma anche per partecipare alle feste legate a cerimonie come i matrimoni o per accedere alle Rsa e agli ospedali. Ma il certificato verde, almeno nella versione italiana, si prepara a un possibile utilizzo massiccio che trova una ampia apertura al suo impiego nel decreto che ne disciplina l’attuazione in Italia e che il premier Draghi potrebbe firmare già nelle prossime ore.
Decreti attuativi arretrati: la scossa del Premier Draghi, “smaltirne subito un terzo”
Oltre 3,5 miliardi per il 2021 dell’ultima legge di bilancio bloccati da quasi sei mesi. Altri 5,2 miliardi del cosiddetto decreto Agosto, varato la scorsa estate dal Conte 2 sull’onda dell’emergenza, che non più tardi della fine di aprile risultavano ancora fermi per stessa ammissione della Presidenza del Consiglio. Già in questi numeri c’è tutto il cortocircuito della mancata attuazione dei provvedimenti strategici varati dal governo a approvati dalla Camere. Che, settimana dopo settimana, si sta trasformando quasi in un caso politico, oltre che in uno dei principali ostacoli con cui sta facendo i conti Mario Draghi per fare ripartire il Paese.
Il Parlamento continua incalzare il premier e tutto il governo. Soprattutto la Camera, con i presidenti della commissioni Affari costituzionali, Giuseppe Brescia (M5S) e del Comitato per la legislazione, il Dem Stefano Ceccanti, ovvero due degli organismi parlamentari con maggiore voce in capitolo su questo delicato tema, che sollecitano «più rapidità e trasparenza». Nel Consiglio dei ministri di giovedì Mario Draghi è intervenuto energicamente, in prima persona, per dare una nuova spinta, con l’incarico al sottosegretario Roberto Garofoli di definire obiettivi quantitativi per ciascun ministero da raggiungere nei mesi di giugno e luglio. I cronoprogrammi per dicastero arriveranno la prossima settimana, ma l’obiettivo complessivo è ridurre di almeno un terzo – nei primi due mesi – l’intero arretrato dei provvedimenti. Questo vuol dire naturalmente ottenere una percentuale ancora maggiore su quelli relativi alla legislatura in corso, che sono una parte rilevante del totale.
Lo stesso Garofoli ha avviato un programma di incontri con i vari ministeri; il primo si è già svolto all’Economia, che per sua natura ha la titolarità di una quota consistente di provvedimenti attuativi. La presidenza del Consiglio avrà un ruolo di coordinamento, che include anche intervenire per risolvere situazioni in stallo perché i provvedimenti richiedono la concertazione di ministeri diversi.










