È il giorno X. Oggi arriverà finalmente il decreto Sostegni, ex decreto Ristori 5. Lo aspettavano in moltissimi da mesi. I ristori sono in ritardo, le chiusure sono belle e fatte, il lavoro non c’è e la gente ha bisogno di denaro per sopravvivere in una situazione che ha del surreale. Gli ultimi ristori sono dello scorso gennaio. Poi il nulla. Il nuovo governo Draghi ha messo il turbo per riprendere in mano una situazione di grande disagio e ristabilire l’ordine.
Quello che verrà varato oggi in CdM sarà un decreto Sostegni da 32 miliardi di euro. I ristori alle imprese in crisi che saranno divisi per cinque fasce. Verranno distribuiti contributi a fondo perduto a partite Iva e professionisti. Per le cartelle fiscali si va verso la “pace fiscale” e quindi la cancellazione di quelle più vecchie (2000-2015). Rinvio al primo maggio delle notifiche. Gli aiuti, nell’ultima versione, saranno misurati sul calo medio mensile di fatturato registrato dalle partite Iva (fino a 10 milioni di euro) fra 2020 e 2019. Il meccanismo è articolato in cinque fasce, e offrirà a seconda delle dimensioni dell’attività economica un assegno fra il 20% (per le più grandi) e il 60% (per le più piccole) del calo medio mensile. Questo significa che su base annuale il contributo sarà pari al 5% del calo di fatturato per le partite Iva fino a 100mila euro, e scenderà fino all’1,7% per quelle fra 5 e 10 milioni. Per finanziare il meccanismo ci sono 11 miliardi di euro, a cui si aggiungono 600 milioni per il turismo invernale che saranno distribuiti per il tramite delle Regioni.
All’interno del decreto Ristori ci sarà anche una nuova deroga al decreto Dignità per rendere più semplice la proroga e il rinnovo dei contratti a termine. Dopo un lungo braccio di ferro all’interno delle forze di governo sembra aver prevalso la linea di chi spingeva per una proroga della deroga al decreto Dignità fino alla fine dell’anno (Pd, con in testa la presidente della commissione Lavoro della Camera, Debora Serracchiani, Iv, Lega, Fi), rispetto all’altra ipotesi (caldeggiata dal M5S) di una proroga più breve, fino ad ottobre.
E poi anche la cassa integrazione d’emergenza, gratuita per le imprese, che si rifinanzia con 3,3 miliardi di euro per una proroga differenziata tra terziario e imprese che utilizzano la dg ordinaria dell’industria e dell’edilizia. Per il periodo di utilizzo della cassa Covid-19 non si può licenziare per motivi economici: il blocco generalizzato degli atti di recesso datoriale si allunga al 30 giugno, assieme alle deroghe ammesse: cessazione dell’attività, fallimento, accordo collettivo con il sindacato a livello aziendale di incentivo all’esodo.
Dopo il 30 giugno lo stop ai licenziamenti diventerà selettivo. Un anno fa la Bce ha avviato il piano di acquisti straordinari Pepp (Pandemic emergency purchase programme) per contenere gli effetti economici negativi della pandemia. Fino a oggi il piano di sostegno alla liquidità ha iniettato 3.300 miliardi: 2.080 miliardi di prestiti mirati Tltro, compresi i 330 miliardi assegnati ieri, e 900 miliardi di acquisto titoli.
Intanto in Parlamento si stringe il cerchio sul Recovery Plan, con i primi pareri deliberati dalle commissioni di Camera e Senato, mentre altri andranno a traguardo la prossima settimana. Spetterà poi alle due commissioni Bilancio tirare le somme e fare la sintesi con un parere che sarà il riferimento per la discussione nelle due Aule di Montecitorio e Palazzo Madama, entro fine marzo. Il governo avrà poi un mese per correggere e completare il Piano e inviarlo a Bruxelles entro la scadenza del 30 aprile. Non è ancora chiaro se con un secondo passaggio parlamentare, prima dell’invio. Dai documenti delle commissioni pubblicati negli ultimi giorni emergono già segnali chiari e richieste di risposte efficaci dal Pnrr. Digitalizzazione e sostenibilità al centro.










