La libertà di parola, questa sconosciuta. In un Paese in cui ormai non si può dire più nulla che non sia politically correct, in cui i giornalisti passano le veline manco fossimo ai tempi del fascismo, per fortuna c’è ancora qualcuno che chi crede ancora che ci sia uno spiraglio di libertà.
“In questo paese c’è la libertà di parola. Non esiste che si metta alla gogna chi ha un parere diverso, e allo stesso modo è inconcepibile che si sottoponga alla gogna mediatica, o peggio si proponga l’ostracismo per chi fa satira sui temi sensibili”. Così il direttore del Tg La7, Enrico Mentana, ha commentato indirettamente il ddl Zan.
“Sei anni fa – scrive Mentana – eravamo tutti Charlie: ma non esiste che si difenda chi fa satira sui simboli religiosi e si attacchi chi la fa sulle scelte di genere. La libertà è una sola, permette di prendere in giro i leghisti e gli ebrei, i gay e i magistrati, i machisti e i navigator, i giornalisti e le femministe, e così via, nessuno escluso. E non perché ‘Se no fai il gioco della destra’ come mi è toccato leggere, ma perché la libertà è precisamente questa, piaccia o no. Si legge nell’articolo 21 della costituzione, che ribaltò le proibizioni del fascismo (da non dimenticare mai): ‘Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione’. Sante parole”.
È proprio vero. Sante parole. Sperando che qualcuno le ascolti.










