Dad, proteste in 34 città. Stufi studenti, insegnanti e genitori

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Ancora dad. E ancora proteste degli studenti. Stanchi, stufi di continuare a seguire da casa le lezioni. Un tempo infinito. Che non passa mai. È per questo che continuano le manifestazioni in tutta Italia. Ieri decine di zaini e pc appoggiati a terra in piazza Unità d’Italia a Trieste, 500 persone radunate in piazza del Popolo a Roma, una distesa di cartelle colorate e il suono di decine di campanelle davanti al Duomo di Milano.

Proteste in 34 città, la prima giornata no Dad in Italia. A protestare contro la didattica a distanza sono stati insegnanti, genitori, alunni, associazioni, in ordine sparso e più o meno organizzati sotto l’egida della Rete nazionale delle scuole in presenza, ma con un obiettivo unico: chiedere la ripresa delle lezioni in presenza. «Non tollereremo che si rimandi l’apertura oltre l’8 aprile né che la didattica a distanza venga adottata come soluzione a lungo termine», è il messaggio. A pesare sulle spalle di chi ieri innalzava i cartelli c’è un intero anno di pandemia. Secondo l’associazione presidi, «a causa delle connessioni Internet ballerine», circa un quarto della popolazione studentesca italiana «ha difficoltà con la Dad», soprattutto al Centro-Sud. Nonostante gli sforzi di dirigenti, docenti e famiglie, l’8% degli studenti è rimasto escluso da una qualsiasi forma di didattica a distanza. Una quota che sale al 23% tra i disabili.

Save the children ha stimato che 1,3 milioni di ragazzi vive in povertà assoluta, uno stato economico che si riflette sulla povertà educativa. La sensazione diffusa nelle piazze della protesta è che da parte del governo non ci sia attenzione: «È inerzia delle istituzioni», dice Mario Pau, del comitato “A Scuola”. Ma il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, a Che tempo che fa , ieri sera ha assicurato: «Abbiamo chiuso solo perché la variante inglese ha messo in pericolo i più piccoli. Ma la scuola non si è mai fermata». La tesina di terza media e il lavoro finale da discutere per la maturità «saranno in presenza». E si sta «già lavorando perché il prossimo sia un anno costituente che riporti la scuola al centro.