Il weekend che porterà il premier Giuseppe Conte a parlare, domani e martedì, a Camera e Senato per trovare – lui spera – i numeri che possano permettergli ancora di governare, è infiammato dalle polemiche e dalle querelle continue tra i gruppi politici.

Dopo tre giorni di trattative l’Udc si sfila e fa traballare l’operazione responsabili, “non ci prestiamo a giochi di palazzo e stiamo nel centrodestra”, tuonano di buon mattino con una nota, “i nostri valori non sono in vendita”. Non solo, perché l’operazione Maie-Italia 23 non dà i frutti sperati, il pontiere Clemente Mastella viene sbugiardato su Twitter da Carlo Calenda che racconta di esser stato contattato e dl aver respinto l’offerta. I suoi senatori non sosterranno Conte, in cambio di un appoggio del Pd nella campagna a sindaco di Roma. È il disastro, una zuffa social infinita, che non aiuta il clima già acceso e che invece fa felici i renziani, che si sfregano le mani.

Nel Movimento 5 Stelle sembrano tutti ricompattarsi, nel segno della continuità governativa: durante la riunione tra vertici, capigruppo e capidelegazione “è stata ribadita da tutti l’assoluta compattezza del Movimento attorno al presidente Conte”. Una posizione che “non è in discussione”, così come resta confermata “l’impossibilità di qualunque riavvicinamento con Renzi”. Stessa posizione per il Pd che riunisce i suoi vertici e accusa in una nota Matteo Renzi, reo di aver creato “condizioni sempre più difficili per garantire un governo adeguato al Paese in una situazione di emergenza, rischiando di aprire scenari imprevedibili. Ora per garantire una piena trasparenza si vada nelle sedi appropriate, quelle parlamentari, dove tutti dovranno assumersi le proprie responsabilità per salvaguardare gli interessi del Paese”.

In un’intervista alla Stampa, il capogruppo Pd alla Camera, Graziano Delrio ha parlato della rottura con Renzi: “Lo sento pochissimo ma certo, ho provato a dirgli che la sua scelta avrebbe causato una difficoltà enorme. Avrebbe potuto scegliere una modalità diversa, magari ritirando le ministre ma continuando a garantire l’appoggio esterno. Ora ricucire è molto difficile”. “Sono un medico – aggiunge Delrio – e so che le ferite profonde necessitano di tempo per guarire. E questa volta Renzi non ha provocato una sbucciatura, ma una ferita sanguinante che ha coinvolto tutto il Paese: non si liquida con un ‘rimettiamoci a parlare’. Non chiudiamo a nessun parlamentare che voglia aderire a questo percorso, ma non si può adesso ricostruire la coalizione a quattro che c’era fino a pochi giorni fa”.

La scommessa è di andare al voto in Parlamento, sperando che alla fine i responsabili si palesino. Non è remota la possibilità che i “costruttori” si facciano vivi proprio da Italia Viva. L’alternativa, naturalmente, è il voto, attraverso un governo elettorale che traghetti il Paese alle urne tra giugno e agosto. Una soluzione che in molti vogliono evitare. Primo fra tutti Renzi che, in un’intervista al Corriere della Sera avverte che il premier “senza Italia viva non ce la farà”, ma Iui e i suoi “insistono a dirci di no”. Così, dice il leader di Italia Viva, “daranno il Paese a Salvini e il Quirinale ai sovranisti”.

A Milano, intanto, il leader della Lega Matteo Salvini riunisce il centrodestra per fissare una trincea in grado di combattere il muro di Giuseppe Conte e gli alleati. Dalla riunione il centrodestra sembra uscirne ancora una volta compatto e coeso con un messaggio unico: nessun corteggiamento verrà accettato, dal centrodestra non ci saranno “responsabili”, così come li chiama Conte, ma coesione per andare al voto. E vincere, visto che i sondaggi danno la Lega al primo posto delle preferenze. E allora perché lasciarsi scappare un’occasione così ghiotta? Per Salvini, al di là di tutto, il centrodestra voterà la fiducia al Recovery Plan e ai ristori “perché sono soldi utili per i cittadini”. Un segno di presa di responsabilità. Il leader della Lega aggiunge che i numeri ci sono e sarebbero pronti a governare, anche subito: “Gli italiani sappiano che noi i numeri ce li abbiano, noi ci siamo”, dice. E si dice certo che, in caso di crisi, l’ala destra del M5S salirebbe subito sul suo carro per cambiare casacca ed entrare nel centrodestra.

Per Giorgia Meloni “nell’attuale Parlamento non ci sarà mai la possibilità di una maggiorana forte e coesa nelle idee. Non è che aggiungendo altri partiti a quelli che già governano si risolve il problema”. La leader di Fratelli d’Italia vuole elezioni e subito.

La sensazione che aleggia negli ambienti romani è che poi, alla fine, una soluzione Conte e i suoi la troveranno, ottenendo i voti anche tra Italia Viva, lo stesso partito che ha fatto crollare i palazzi del potere pochi giorni fa.

Da Bruxelles e da molte capitali europee si guarda agli sviluppi politici nazionali con crescente preoccupazione e allarme e si teme un lungo periodo di paralisi politica. Non solo, perché l’altra preoccupazione è che venga fuori una maggioranza debole e frammentata che rischierebbe solo di fare danni al Paese e mettere a rischio l’operazione di Next Generation EU. Intervistato da Repubblica Lars Feld a capo del “Comitato dei seggi” che consiglia regolarmente il governo Merkel, ha un messaggio molto chiaro all’Italia: la crisi va chiusa rapidamente.

Un monito all’Italia arriva anche dal commissario Ue all’Economia Gentiloni, che chiede “equilibrio”. Non ci può essere, dice, “una spesa pubblica senza limiti”, che non significa “tornare all’austerità”, piuttosto “evitare di confondere il messaggio di reagire, sostenere l’economia, evitare la recessione, fare debito buono” e quindi “avere una finanza pubblica senza limiti: guai a dimenticare che un Paese come l’Italia ha un livello di debito che nei prossimi anni e forse decenni dovrà essere una questione all’attenzione di chi governa”.