Quello che è iniziato oggi sarà un fine settimana di duro lavoro per il premier Giuseppe Conte, costretto dalle dimissioni delle ministre di Iv a dover trovare la quadra per continuare a governare. Lunedì e martedì comunicherà al Parlamento le sue intenzioni, mentre fervono le consultazioni per ottenere la maggioranza al Senato. Renzi conferma la possibile astensione di Italia Viva, nonostante ieri la giornata era iniziata con qualche apertura da parte di esponenti del suo partito, a cui il Pd ha subito risposto “due di picche”, bollando l’ex rottamatore fiorentino come “totalmente inaffidabile”.
La crisi innescata da Renzi è stata vissuta dai democratici come un tradimento: l’accordo raggiunto con il loro ex segretario prevedeva che Iv avrebbe sì ritirato i suoi ministri dal governo, ma che il gesto sarebbe stato accompagnato da una richiesta di “chiarimento” per impostare su nuove basi il “patto di fine legislatura”. Una mediazione, questa, che avrebbe evitato una crisi al buio. Renzi, invece, ha fatto il passo più lungo della gamba, attaccando personalmente Giuseppe Conte, e ora il Pd deve trovare il modo di respingere l’offensiva senza finire inghiottito nell’orbita politico-mediatica di Conte.
A sostegno del premier nasce un gruppo parlamentare per raccogliere i “responsabili” e gli appelli anticrisi. Tra oggi e domani dovranno riuscire a formare i gruppi in Parlamento: sono i cosiddetti “costruttori” – o “opportunisti”, dipende dai punti di vista.
Intanto dalle pagine del Messaggero, il leader di Italia viva, Matteo Renzi, insiste nel sostenere che il presidente Giuseppe Conte non ha i numeri per andare avanti. “Sono lontani da quota 161 al Senato – ha detto -. Hanno raccontato un loro auspicio come fosse la realtà”. Renzi quindi rilancia, perché chi dice no al Mes “ferisce la sanità italiana e chi vi lavora. Chi dice no al Recovery uccide l’economia italiana e crea un esercito di disoccupati”. L’ex premier poi riconsegna il cerino della ripresa di una interlocuzione a Conte. “Lui ha detto: con Renzi mai più. Legittimo. So che sta cercando voti in Senato: spero che stia cercando vaccini almeno quanto cerca responsabili”. Il leader di Iv con il suo partito si dice disponibile a riprendere il dialogo, “leggo dell’indisponibilità degli altri. Da noi nessuna preclusione, se si parla di contenuti e non di poltrone ci siamo”. Quanto al ricorso al voto “è un’ipotesi che non esiste – conclude Renzi -. La mettono in giro da palazzo Chigi solo per impaurire qualche senatore col mutuo ancora da estinguere e dunque timoroso delle urne”.
Il centrodestra è unito: oggi pomeriggio alle 16, fanno sapere dalla Lega, i capi si riuniranno in un vertice a Milano. Si farà il punto della situazione e si discuterà di piano vaccini, nuove restrizioni regionali, Recovery Plan e ristori. Il segretario del Carroccio, Matteo Salvini, sarà in via Bellerio a Milano mentre, a quanto si è appreso, si videocollegheranno la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, e il vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani.
Salvini si è convinto di aver trovato il jolly. Anzi, di averne ben quattro in mano. Senatori 5 stelle pronti a lasciare il gruppo, ormai delusi, per nulla intenzionati a restare a supporto di un governo a trazione Pd e con poltrone in offerta per responsabili. È la contropartita che il leader leghista sta tentando in queste ore frenetiche di trattative a Palazzo Madama, in attesa del voto decisivo di martedì. All’appello però mancherebbero almeno cinque senatori per raggiungere la soglia di sopravvivenza dei 161. Più o meno quelli che il segretario della Lega intende sfilare alla maggioranza.
“La nostra linea è chiarissima – dice in un’intervista al Corriere della Sera, il vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani -: non sosterremo un governo delle sinistre, non abbiamo nulla in comune con loro, abbiamo valori e progetti diversi. Siamo nel centrodestra e ci muoviamo di concerto come è sempre stato”. “Dicevano che ci saremmo spaccati nel voto sul Mes: beh, mi pare che oltre a un paio di parlamentari in dissenso non siamo andati”, aggiunge Tajani. E alla domanda se il governo abbia i numeri, risponde: “Io ne dubito fortemente, al momento mi dicono che siano a 150/152. Tra l’altro, lo ha detto Salvini stesso, ci sono senatori che dal M5s potrebbero passare alla Lega. Martedì sapremo. Se ce la faranno, vedremo che maggioranza sarà e come e quanto potrà andare avanti”. Altrimenti, osserva Tajani, “la parola passerà al capo dello Stato”. Quanto alla possibilità di elezioni anticipate, “anche noi abbiamo detto che sarebbe la via maestra ma bisogna capire se ci sono le condizioni per farle o no. È un’ipotesi qualora non si trovassero altre vie”. Sull’ipotesi di un governo di unità nazionale, il vicepresidente di FI afferma: “Al momento è fuori dal dibattito”. Ma apre alla possibilità di un confronto: “Una cosa è il sostegno a governi di sinistra, che escludiamo, altra la collaborazione istituzionale: ci siamo sempre stati, ci saremo tanto più se non avranno i numeri, per il bene del Paese”.
Come volevasi dimostrare, sono tantissimi i cittadini che credono che “il motivo principale della crisi sia da attribuire al desiderio di Renzi di inseguire gli interessi del proprio partito o quelli personali”. Ben il 44%, secondo un sondaggio Ipsos per il Corriere della Sera. Il 16% ritiene che “dipenda da questioni di merito da ricondurre a posizioni molto diverse tra Italia viva e le altre forse della maggioranza su questioni importanti; il 9% attribuisce la crisi ad uno scontro personale tra Renzi e Giuseppe Conte e il 6% alla volontà del premier di inseguire i propri interessi personali”.
“Nel complesso – continua lo studio – il 43% è del parere che l’esperienza del governo Conte debba continuare, mentre il 36% ritiene che sia arrivata al capolinea e il 21% non ha un’opinione”. Mentre sulle percentuali dei partiti si registra la Lega in testa alle preferenze con il 23,1% (in flessione dello 0,4%); l’aumento di quasi un punto rispetto a dicembre di Forza Italia (10,2%); al contrario Fratelli d’Italia diminuisce di un punto (15%). Il Pd si mantiene al secondo posto in graduatoria con il 19,9% (-0.3%), seguito dal Movimento 5 Stelle con il 16,3% (in crescita di 0,3%). Tra le altre forze politiche si segnala l’aumento di Sinistra italiana/Leu (3,5%) e Azione (3,3%) e la flessione di 0,6% di Italia viva (2,4%) che al momento non sembra beneficiare in termini di consenso dall’apertura della crisi di governo. Da segnalare infine l’“area grigia” rappresentata da astensionisti e indecisi che oggi rappresenta il 39,1%, quasi due elettori su cinque, cioè il segmento elettorale di gran lunga più numeroso.










