Pechino mente dall’inizio della pandemia. Lo ha fatto anche di recente con l’ultimo rapporto demografico dell’Ufficio di statistica, che ha censito la popolazione nel 2020 -1,411 miliardi di cinesi -, ma non cita il numero di decessi. È evidente che le autorità non vogliono che venga fatto il confronto con gli anni precedenti.

A questo punto risulta impossibile misurare i danni umani causati dal Covid-19 in Cina e ci dobbiamo accontentare del bilancio ufficiale: 93 mila contagi e 4.743 morti a fine dicembre 2020. Il paese conterebbe dunque poco più di tre morti per milione di abitanti, contro i 1.436 del Belgio, primo paese al mondo per tasso di mortalità da Covid-19.

Scienziati messi a tacere, tentativi di depistaggi come quella di addossare al pangolino la responsabilità della pandemia: il collettivo di medici Drastic ha cercato di aggirare la censura imposta dal Dragone. In Russia, invece, davanti alla flotta del Baltico che sfila in parata, Vladimir Putin riafferma che la Russia non può essere considerata un Paese di «seconda fila» e che è pronta a sfidare chiunque: «Siamo in grado di individuare qualsiasi nemico, che sia sott’acqua, in superfice o in aria. E, se necessario, possiamo portare a termine un attacco che sarebbe impossibile respingere». Da San Pietroburgo, il capo del Cremlino parla agli occidentali. Ma soprattutto al pubblico russo che a settembre dovrà confermare con un voto parlamentare la supremazia del suo partito Russia Unita all’interno della Duma.