E’ guerra senza esclusioni di scolpi tra Giuseppe Conte e Beppe Grillo. Né uno né l’altro, dopo una giornata di riunioni, appelli, suppliche, telefonate, messaggini, hanno fatto passi indietro. Quello che doveva essere il nuovo leader del M55 continua a far filtrare che a queste condizioni, dopo gli attacchi di Grillo, si tirerà indietro. Il fondatore del M5S invece rimane fermo sulle proprie convinzioni. Oggi o lunedì Conte potrebbe replicare pubblicamente con una conferenza stampa: la tempistica non è un fattore ininfluente, perché anticipare significherebbe la certificazione dell’addio. Ad oggi, come evidenzia Giovanni Diamanti di YouTrend, un partito di Conte si aggirerebbe sul 10/15%, voti però quasi interamente sottratti proprio al M5S e al Pd.

Continua intanto il dibattito nel centrodestra sul nome per il candidato sindaco di Milano. Salvini sa che Berlusconi non ha ancora rinunciato all’idea Lupi. “Non mi interessa la discussione se il candidato debba essere un politico o l’espressione della società civile. Quello che mi interessa è che sia bravo, che abbia competenza ed esperienza, capacità di vincere e di assicurare ai milanesi cinque anni di buon governo”, dice il Cavaliere, mentre Salvini non si muove dalla propria posizione: “Visto che abbiamo scelto di allargare il raggio della coalizione in tutta Italia con candidati civici, credo che la strada debba essere quella”. Intanto un sondaggio II SoIe24 Ore – Winpoll sulle amministrative a Roma vede, in uno scenario di grande equilibrio, favorito il candidato del centrodestra Michetti, che però in caso di ballottaggio con Gualtieri e Calenda, potrebbe andare in difficoltà.

Blocco licenziamenti, in cerca di una soluzione

Il governo in queste ore sta lavorando per individuare una modalità condivisa per una norma che stabilisca il blocco selettivo dei licenziamenti, almeno per i settori più colpiti dalla crisi; analoga corsa contro il tempo anche per il varo di una misura che congeli l’attività di riscossione fino a settembre.

Si va verso la proroga per alcuni settori in crisi, dal primo luglio al 31 ottobre: tessile, abbigliamento, pelli, cuoio e calzature. Accompagnato da altre 18 settimane di Cig Covid, a totale carico dello Stato. Il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, commentando la fibrillazione dei dipendenti ex Ilva ha detto: “Occorre che ci siano le garanzie per i lavoratori come gli ammortizzatori sociali e la cassa integrazione, perché il rischio che dobbiamo evitare è quello che avevo paventato in passato, cioè della bomba sociale”. Mentre i sindacati Cgil, Cisl e Uil si apprestano a scendere in piazza oggi nelle città di Torino, Firenze e Bari.