Allargare la maggioranza con un nuovo gruppo, poi fare un patto di legislatura e un rimpasto. È questa la road map concordata ieri da Conte coi vertici di Pd, M5S e Leu nel primo giorno senza Italia Viva. Il premier – un “Conte dimezzato”, come lo ha definito Matteo Renzi – è salito al Colle nel pomeriggio per un colloquio con il Presidente dello Stato Sergio Mattarella: nel sottotesto di Conte la necessità, urgente, di avere dieci senatori e quattro-cinque giorni per chiudere le trattative.
Servono questi numeri e ancora un po’ di tempo al premier per evitare lo strapiombo di una crisi senza fine. Un colloquio durato 50 minuti che non era dovuto, ma che è stato un atto di cortesia istituzionale per informare Mattarella del doppio voto di fiducia nei due giorni a Camera e Senato. Un voto di fiducia “raccogliticcio”, come dicono da ambienti di centrodestra, con una “maggioranza relativa” di 156 senatori, un numero che non basta per una navigazione tranquilla del governo.
La brevità del colloquio con Mattarella è un probabile indicatore del fatto che dal Capo dello Stato non siano arrivati suggerimenti, nel rispetto del suo ruolo di arbitro, pur senza nascondere la sua preoccupazione di fondo. Il capo dello Stato avrebbe ascoltato Conte, preso atto del voto ma anche della fragilità di questa maggioranza. Una maggioranza che deve superare sfide storiche e ha dunque bisogno di numeri ampi, riempiti di significato da un sostegno convinto dei partiti e non limitato ad arrivi “spot”.
Oggi è il turno del centrodestra: i leader di Lega, FdI e FI saliranno al Colle per un colloquio. Insieme si schierano dietro una linea comune, che verrà espressa a Mattarella: “II Paese non può restare ostaggio di un governo incapace, arrogante e raccogliticcio”, dichiarano.
Come sempre il Presidente della Repubblica metterà al centro di ogni sua riflessione il Paese e i problemi dei cittadini in una fase di crisi sanitaria ed economica. Nei due incontri di una settimana fa con il presidente del Consiglio, subito prima e subito dopo lo “strappo” di Matteo Renzi, Mattarella aveva chiesto di “uscire velocemente dall’incertezza” e tutto fa pensare che anche ieri un occhio al calendario sia stato dato, mentre Bruxelles attende il piano italiano per il Next Generation Ue.
Da diversi giorni i due azionisti di riferimento della maggioranza, Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio, stanno suggerendo a Giuseppe Conte di “prendere un’iniziativa politica”, di far capire di essere in campo, di essere pronto a “farsi partito”. Zingaretti pensa che questo sia l’unico modo per “allargare subito la base parlamentare”, e anche Luigi Di Maio si sta muovendo con una logica capovolta rispetto al timore che gli viene attribuito di temere la concorrenza di un “Partito di Conte”. Matteo Renzi, intanto, sa bene che la guerra non è affatto finita. Anzi, è solo iniziata. Quella di martedì in Senato è stata semplicemente una battaglia e, secondo lui, “l’hanno persa e anche alla grande”.
“Lo spettacolo del mercato allestito a Palazzo Madama è indecoroso – dice Matteo Renzi in un’intervista a Avvenire -. Uno show triste che l’Italia non merita. I 5 stelle sono passati dall”uno vale uno’ all”uno vale l’altro’. Il Pd, oramai immobile, rinuncia a ogni connotazione riformista. Chiedo a Conte: non telefonare ai senatori, telefona alla Pfizer per sapere perché hanno ridotto i vaccini“. “Adesso – continua Renzi – si decide il destino dei fondi europei. Adesso si decide il rientro a scuola. Adesso possiamo salvare decine di migliaia di posti di lavoro. Adesso si fa il piano di vaccinazione. Di queste cose la politica deve occuparsi e se non lo fa è colpevole. Dire che c’è la pandemia e dunque va sospesa anche la democrazia significa snaturare la nostra Costituzione”. “Dal voto in Senato sono uscite due minoranze e il fatto che Conte continui a far finta di nulla pur di non lasciare lo scranno non mi spaventa, mi dispiace. Soprattutto per lui”, conclude.
Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio sembra quasi rispondere direttamente all’intervista di Renzi. Sulle pagine de la Repubblica afferma: “I numeri ci dicono che il governo ha la maggioranza assoluta alla Camera e quella relativa al Senato. Sono fiducioso, penso che nei prossimi giorni ci sarà un consolidamento della maggioranza proprio intorno al Recovery Plan”. “Voglio fare un appello: il Recovery equivale al Piano Marshall del dopoguerra. Dobbiamo sentire, seppur con modestia, quello spirito. Metterci insieme come forze e realtà europeiste per scrivere un Recovery Plan all’altezza della situazione”. Allargare la maggioranza, fino a Forza Italia? “Io in questo guardo alle tante persone che anche in questi giorni hanno voluto osservare qual era il progetto del governo per decidere liberamente se sostenerlo. Ho letto di parlamentari di Italia Viva che condividono questo spirito, non vogliono avvantaggiare i sovranisti, perché questo è il punto: il tentativo di spallata ha avvantaggiato Meloni e Salvini, non Renzi. In questo momento noi non stiamo né prevedendo né immaginando un ingresso di Forza Italia”.
E dalle colonne del Corriere della Sera, dal centrodestra si alza la voce di Giorgia Meloni: “In un mondo normale il governo dovrebbe dare la dimissioni”, dice. “Sto dicendo che è irresponsabile andare avanti con un governo che sta in piedi grazie al voto di voltagabbana attratti da promesse e prebende di ogni tipo, echeggiate perfino nel discorso di Conte in aula – aggiunge il presidente di Fdi, rispondendo alla domanda se siamo davanti a un esecutivo “illeggittimo” – abbiamo assistito a un mercimonio, tra le righe si leggevano nomi e cognomi di quelli a cui chiedeva aiuto in cambio di qualche rassicurazione. Un assoluto scandalo, che danneggia anche l’immagine del Paese”. “Io – continua la Meloni – considero invece la compattezza del centrodestra un fatto molto positivo”.
“L’opposizione al governo sarà dura ma – assicura Meloni – non faremo il male degli italiani, mai. Faremo però tutto il possibile per avere un governo all’altezza del momento. È nostro compito di opposizione dimostrare che questo esecutivo non ha i numeri. Credo che chiedere il voto sia legittimo – dice infine il presidente di Fdi – come lo sarebbe verificare le condizioni per un incarico al centrodestra, che a differenza di questa maggioranza è formato da una coalizione coesa”.
Ieri intanto c’è stato il sì quasi unanime delle Camere per la richiesta di nuovo deficit, passata con 523 sì, tre no e due astenuti alla Camera. E con 291 sì, nessun no e un astenuto al Senato. Sono 32 miliardi di nuovo scostamento di bilancio che serviranno a garantire denaro per il Decreto Ristori 5, che dovrebbe arrivare però a fine mese. Un tempo assai lungo, considerando che le imprese stanno letteralmente alle secche e stanno soffrendo pesantemente per i mancati guadagni dovuti alle chiusure. Si va verso una disciplina “differenziata” e “selettiva” degli aiuti: in vista ulteriori 26 settimane di cig Covid per settori come commercio, imprese non artigiane sotto i 5 dipendenti, turismo e ristorazione.
A fare i conti, dall’inizio della pandemia ad oggi, il governo ha dato l’ok ad interventi con ricaduta sul deficit per 165 miliardi.










