La sfida tra Conte e Renzi arriva in Parlamento: il premier prova a evitare le dimissioni e il “ter” (ossia la pace con il leader di Iv) e decide di andare alla conta in Aula. Lunedì si andrà alla Camera e martedì al Senato, con l’uscita allo scoperto dei “responsabili”. È caccia ai voti dei cosiddetti “costruttori”, coloro appunto che decideranno di tendere la mano a Conte per formare un nuovo governo, un Conte Ter, o forse un Conte 2 Bis se non si passasse dalle dimissioni del premier.

“Noi non diamo la fiducia e se loro non avranno i numeri si farà un altro governo”, dice il leader di Iv. Partito che Pd e M5s definiscono ormai “inaffidabile”.

Il premier ieri pomeriggio è salito al Quirinale per un nuovo incontro con il Presidente della Repubblica, dopo quello del giorno precedente. Un’ora di colloquio nel quale Conte ha ribadito la volontà di cercare in Parlamento i numeri per proseguire a governare sostituendo i voti di Italia viva. Una sfida ribattezzata “indispensabile chiarimento politico in Aula”.

Tra lunedì e martedì sarà dunque caccia serrata del premier ai voti “sicuri”, tanto più necessari al Senato dove gli equilibri della maggioranza sono precari. Qui si voterà la fiducia e Conte lo sa bene che nulla è scontato. Il premier andrà comunque in aula, convinto di scrollarsi di dosso il prima possibile il fantasma di Matteo Renzi e vincere questa “sfida”, che ha sempre più le sembianze di essere uno scontro personale tra il giurista pugliese e il rottamatore. Sergio Mattarella tira un sospiro di sollievo perché questa è “la strada maestra quando si apre una crisi”, ma allo stesso tempo vede con preoccupazione l’ipotesi di una sfiducia in questo momento storico, che sarebbe sale sulle ferite di un’Italia già piegata dalla pandemia. Giuseppe Conte si dice “tranquillissimo” ed è convinto che i parlamentari comprenderanno il suo messaggio; in realtà vuole affidarsi ad una buona parte di parlamentari e senatori ex renziani che avrebbero la possibilità di vendicarsi di Renzi. Insomma niente sfumature, per Conte “ci sono dei momenti in cui le sfide sono così difficili e impegnative che non c’è spazio per il grigio, ma diventa tutto bianco o nero”.

Il Presidente del Consiglio non ha fatto i conti però con un’altra parte determinante dell’Aula, il centrodestra, che sembra più compatto che mai e chiede di andare al voto a giugno, convinti di vincere. A vedere i sondaggi, in effetti, sembra proprio che sia così. Matteo Salvini ieri sera ha parlato prima con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, poi con l’alleato Silvio Berlusconi, ricoverato all’ospedale di Monaco ma comunque “di ottimo umore”. “Che Conte giochi il tutto e per tutto pur di tirare a campare non è un bene per l’Italia – ha detto il leader della Lega -. Ma solo, egoisticamente, per lui. Io mi auguro però che il garante della Costituzione non lo permetta. Per giunta, sarebbe un governo ancor più raffazzonato”. “Ma io – continua – ricordo quello che Mattarella stesso disse a me e all’intero centrodestra: vi conferirò l’incarico se riuscirete a portarmi numeri veri e seri per un governo serio. Non quelli di tre tizi in ordine sparso […] un governo minestrone in piena epidemia è ancora più assurdo. Poi, certo: gli unici di cui mi fido sono gli italiani che certamente sceglieranno un Parlamento più dignitoso. E con quello la possibilità di un governo di centrodestra”.

Nel frattempo Matteo Renzi, per nulla “spezzato” dalle critiche di questi giorni e che i giornali esteri definiscono ormai “demolition man”, continua a difendere la sua posizione: “Sono sei mesi che chiedo di discutere in Parlamento di queste cose. Sono sei mesi che rinviano su tutto. Vogliono continuare a rinviare? Ok, ma lo facciano senza che noi diventiamo complici del più grande spreco di risorse della storia repubblicana”.

Critiche al governo anche dal mondo dell’industria. Carlo Bonomi, Presidente di Confindustria non usa mezzi termini e al Corriere della Sera afferma: “Serve un governo serio che ascolti le imprese. Bisogna uscire dalla gabbia dei personalismi: è la vera emergenza. Si tende troppo a personalizzare e a cercare lo scontro ideologico. Nessuno parla più della realtà, ma la realtà bussa alla porta e presenta il conto”. Per Bonomi “il Mes è da prendere. È comprendibile che all’inizio il sistema sia stato preso di sorpresa, ma negli otto mesi successivi ci sono stati molti errori di gestione e di attuazione”.

Intanto a Bruxelles la crisi italiana non è passata di certo inosservata e secondo una fonte autorevole ci sarebbe un clima di “grande sconcerto” e di “allarme” per la crisi al buio aperta da Renzi. Ci sono i fondi europei del Recovery Plan da salvare  e il documento presenta ancora dei punti deboli. Ora però l’altalena imposta da una crisi di governo che sembra infinita, imporrà che l’attenzione venga spostata, come sempre, sui giochi di potere.