L’appuntamento è a mezzogiorno a Montecitorio: il premier Conte terrà il suo discorso facendo appello ai “costruttori” e sottolineando l’importanza della ripartenza e del legame con l’Europa. Sui numeri molti interrogativi alla Camera nonostante una seconda defezione da Italia Viva, ma ancora di più al Senato dove i conti si faranno domani. Pd e M5s chiudono definitivamente all’ipotesi di riportare IV in maggioranza, mentre Renzi si dice pronto a discutere “con Conte, Zingaretti, con chiunque, purché si mettano al centro le cose da fare”. Una presa di responsabilità che sembra più che machiavellica, dopo le dimissioni delle sue ministre di qualche giorno fa. “Il mio obiettivo – dice Renzi – non è mai stato cacciare Conte ma non sarò compartecipe di disegni mediocri, voteremo le misure che servono al Paese ma non siamo in maggioranza. Se non ha 161 voti al Senato è un arrocco quello di Conte. Ho fatto solo quello che il Pd non ha avuto coraggio di fare, pur condividendo in privato la mia posizione”.
Diversa la posizione di Nicola Zingaretti: “Renzi ha fatto un errore e la porta è aperta a chi vuol dare speranza al Paese e vota la fiducia al governo”, ha dichiarato il segretario Dem. Da qui, gli ultimi appelli alla responsabilità per compattare un fronte “anti-sovranista” ed “europeista”. Appello però al momento respinto dell’Udc. Intanto la senatrice a vita Liliana Segre annuncia che sarà a Roma, nonostante il veto dei medici, per un “senso di dovere e di indignazione civile” per votare al Senato la fiducia a Conte colpito da una crisi “incomprensibile”.
Se oggi la fiducia alla Camera è garantita, domani a Palazzo Madama può succedere di tutto: la maggioranza viene data oscillante, al momento fra 151 e 157 voti, a seconda delle scelte dei singoli e delle trattative delle ultime ore. Il premier valuta se attaccare frontalmente Matteo Renzi o se lasciare uno spiraglio ad Italia Viva; attesa per le parole di Conte anche al Quirinale, dove il Capo dello Stato in questa fase si astiene, da buon arbitro, dall’interferire del tutto.
Dal centrodestra si alza la voce del leader della Lega Matteo Salvini: “Oggi – ha detto stamattina a Rtl 102.5 – il problema per molte famiglie è la salute con i vaccini che mancano e la scuola con migliaia di ragazzi in classe senza sicurezza e le scadenze fiscali che nessuno ha rimandato, che tutto questo è in secondo piano perché Mastella e Tabacci cercano senatori di notte è imbarazzante. Io non ci rimarrei mai così al governo. Se Conte non ha i numeri le strade sono due: o le elezioni oppure se Mattarella ritenesse il centrodestra ha progetti e poche cose da fare velocemente per tirare fuori il paese dalla pandemia”. “Qualcuno – ha aggiunto – pensa di risolvere questa crisi epocale raccattando qualche senatore di notte, la cosa incredibile è che lo dicono pure orgogliosi. Stanno cercando senatori per salvare le poltrone e non l’Italia”.
Sulle indiscrezioni riguardo a deputati e senatori del M5S che vorrebbero passare alla Lega, Salvini ha risposto: “Io ascolto le persone perbene e non le vado a cercare. Conte riceve la gente di notte, noi non stiamo cercando nessuno ma ci sono persone che condividono la nostra idea di Italia”.
La crisi che si è aperta assume i contorni ancora più delicati perché alla sua soluzione è legato il destino del piano nazionale per la ripresa e la resilienza che è la vera scommessa politica ed economica dell’Italia e fonte di preoccupazione per la Commissione Europea. Formalmente non ci sono ritardi: gli Stati Ue devono consegnare a Bruxelles i piani nazionali di ripresa e resilienza entro aprile. Tuttavia, subito la Commissione aveva consigliato le capitali a presentarne le bozze entro metà ottobre, e in questi giorni la presidente von der Leyen ha ribadito che prima si è pronti con i piani, prima arriverà la valutazione definitiva della Commissione per poter procedere ai primi esborsi da metà anno.
Il responsabile dell’economia Paolo Gentiloni si è detto “convinto che la qualità del piano di ripresa dell’Italia possa rafforzarsi nel dialogo con la Commissione”. Intanto l’Italia deve ancora spendere 38 miliardi della programmazione 2014-2020 finanziata con i fondi europei per la coesione regionale. C’è tempo fino alla fine del 2023 per assorbire tutte le risorse disponibili che, altrimenti, verranno disimpegnate dalla Ue.
Nel corso di questa settimana, il governo dovrà far fronte inoltre alla necessità di varare il quinto decreto Ristori per evitare che i mancati introiti da lockdown si traducano in una chiusura generalizzata delle attività economiche. Lo scostamento sul quale il governo ha chiesto l’autorizzazione al Parlamento vale 32 miliardi, ma consentirà nel 2021 di mobilitare risorse di cassa per complessivi 50 miliardi. L’utilizzo delle risorse è, a grandi linee, già definito e si attende che i due rami del Parlamento diano un rapido via libera. La discussione è prevista per mercoledì sia alla Camera che al Senato. Il centrodestra è orientato al voto favorevole per presa di responsabilità e per non ostacolare l’erogazione dei rimborsi a esercenti e professionisti.










