Consultazioni nel vivo oggi al Quirinale, con l’arrivo delle prime forze politiche. Ieri pomeriggio a salire da Sergio Mattarella, verso le 17, è stata la presidente del Senato Elisabetta Casellati, poi alle 18 è toccato al presidente della Camera Roberto Fico. Nel pomeriggio di oggi al Colle salirà Italia viva e poi il Pd. Domani M5s, Lega, Fi e Fdi. Dem e Cinquestelle blindano Conte, i renziani invitano a partire non dal nome del premier da incaricare, bensì da un programma. Il gelo fra Conte e il senatore di Rignano complica il lavoro del Colle. Intanto arriva al Senato il gruppo di volenterosi, gli Europeisti, con l’adesione anche del forzista Vitali che poi ritratta: “Nessun appoggio politico al Conte Ter”.
L’intreccio delle trattative è sempre più fitto. Con Renzi che fa salire di nuovo la tensione definendo uno scandalo i gruppi improvvisati. Pd e M5S indicano premier Giuseppe Conte, mentre Teresa Bellanova ribadisce “che non c’è solo un nome”, oltre quello di Conte. E Zingaretti: “Stanno provando a dividerci”.
Se oggi il leader di Italia Viva dovesse dire che sì, va bene un “Conte ter” a patto che si ridiscuta il programma e pure la squadra di governo, allora il premier accetterà di trattare. Toccherebbe al politico di Rignano, a quel punto, sfilarsi dal tavolo. Rischiando di irritare il Quirinale e di perdere per strada senatori del gruppo. Non a caso, quando a sera qualcuno gli domanda: “Matteo, sicuro che non metterai il veto su Conte?”, lui risponde: no.
Il problema è che un Conte ter sarebbe già morto prima di nascere, per tutti gli eventuali – e assai probabili – veti che potrebbero emergere dai cosiddetti “costruttori” che, in cambio, vorranno qualche potere in più di piccoli ministeri.
E mentre dal quartier generale renziano si sta ragionando, secondo la Repubblica, su Paolo Gentiloni premier e Mario Draghi al Ministero dell’Economia, dal centrodestra si lavora costantemente sulla formazione di un nuovo gruppo parlamentare centrista che darebbe supporto a una possibile maggioranza di destra, drenando parlamentari dalla compagine grillina.
“Per costruire un governo bisogna bandire i toni perennemente polemici che hanno preceduto e accompagnato la crisi aperta da Renzi, altrimenti non si va da nessuna parte”, ha detto alla Stampa il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Riccardo Fraccaro, ricordando che “il governo ha guidato il Paese in uno dei momenti più difficili con grande impegno. Non siamo stati noi a voler bloccare tutto. Anzi, auspichiamo di poter continuare a lavorare per i cittadini. Se ciò non avverrà credo che le elezioni saranno un’inevitabile conseguenza. Forse nessuno vuole il voto, ma sicuramente nessuno può permettersi un governo bloccato da continue prese di posizione incomprensibili per gli italiani”. “La nostra linea -ha sottolineato- è chiara, Conte è il federatore di questa maggioranza ed è il nome che il M5S sosterrà alle consultazioni“.
Un possibile Conte ter “è un problema che resta nel perimetro della vecchia maggioranza”. Lo ha detto sempre alla Stampa Paolo Romani, senatore di Cambiamo (la componente politica che fa riferimento a Giovanni Toti), assicurando che da parte sua e dei colleghi Quagliariello e Berutti non ci sarà alcun sostegno a un nuovo governo guidato da Conte. Puntare su un soccorso di Forza Italia “è un esperimento destinato al fallimento. No, guardi, il Conte ter c’è solo se rientra Italia Viva, dipende tutto dalla mediazione tra Renzi e il premier”, altrimenti “Conte esce di scena e si apre una fase nuova, che sarà gestita dal presidente della Repubblica, secondo le sue prerogative. Chi oggi dice “o Conte o le elezioni” capirà che le cose non stanno così: comprendo che per M5s e Pd il premier sia il punto di equilibrio e non vogliano rinunciarci. Ma partirà un percorso diverso”.










