Continua la “passerella” dei partiti al Colle per le consultazioni con Mattarella. Ieri era il turno del Gruppo Misto, LeU, Italia Viva e PD. Erano tutti in attesa delle dichiarazioni di Matteo Renzi. Il leader di Iv si è dichiarato “contrario a elezioni adesso e favorevole a un governo politico ma pure ad uno istituzionale”, ha evitato di citare davanti alle telecamere il premier uscente. Non è escluso però che l’abbia fatto dal capo dello Stato, dove si è presentato con Teresa Bellanova, Maria Elena Boschi e Davide Faraone. “Nomina sunt consequentia rerum”, ha detto il senatore fiorentino. Perciò prima “serve una proposta politica e un confronto sulle idee” e solo “dopo si potrà parlare di nomi”. Anzi, ha precisato che prima ancora vuole che gli ex alleati dicano “se ci vogliono”. E in effetti Renzi non ha ancora capito se, dopo le ultime due settimane di fuoco fiamme con la maggioranza, lui è ancora il benvenuto. Se così fosse, chiederebbe delle cariche importanti per entrare, altrimenti “non se ne fa nulla”.
Sa di poter alzare la posta in gioco Matteo Renzi e questo perché la febbrile battaglia dei contiani per trovare una congrua pattuglia di “costruttori” si è impantanata. I numeri che il Capo dello Stato aveva chiesto e che avrebbero dovuto dimostrare l’esistenza di una maggioranza autosufficiente e salda (senza Italia viva), non bastano a far nascere un Conte ter. È per questo che ieri il premier dimissionario ha dovuto mettere (di nuovo) da parte l’orgoglio e chiamare Renzi al telefono, cui dialoghi non sono stati resi noti dagli interessati.
Se si dovesse scegliere la strada di un governo istituzionale, si fanno i nomi di Mario Draghi, Marta Cartabia e Carlo Cottarelli. Nomi che Renzi agita alle spalle del premier in segno di minaccia istituzionale e per alzare il valore delle sue azioni. E a giudicare dalla telefonata contiana, Renzi ci è in parte riuscito. “Ha citato appositamente il governo istituzionale – è la sintesi del ragionamento di Conte -. È chiaro che intende logorarmi, per poi puntare a quell’obiettivo”.
Siamo alla partita finale. Oggi è il terzo e ultimo giorno delle consultazioni di Mattarella e nel pomeriggio saliranno al Quirinale, prima il centrodestra con Lega-FI-FdI e poi il M5S.
Se i pentastellati confermeranno, come sembra e come gli hanno chiesto di fare anche i dem, di non porre un veto su leader di Italia Viva, non è escluso che Conte possa riprovarci. Se non domani, riceverebbe un incarico dopo un’esplorazione preliminare del presidente della Camera Roberto Fico o della ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, o dopo un secondo giro di consultazioni al Colle.
Per il leader della Lega, Matteo Salvini, “serve un esecutivo a guida centrodestra, alternativo a Pd-M5S, che si occupi del taglio delle tasse, lavoro, aiuti alle famiglie, salvataggio quota 100. La mia posizione è sempre la stessa: abbiamo bisogno di un governo che governi. Sulla mia scrivania non ci sono i senatori da andare a cercare di notte all’autogrill. Se c’è un governo che governa, bene. Noi siamo pronti a portare avanti le nostre proposte di vita reale”, ha detto questa mattina ad Agorà su Rai3. Spero finisca presto “questo teatrino disgustoso, imbarazzante e avvilente tutto made in sinistra” non delle “famose destre sovranistre. Il sovranismo cos’è? Una malattia contagiosa? Vengono prima gli italiani? Sì, sono loro che mi pagano lo stipendio. Speriamo che la finiscano presto e potrebbe finire pure che si rimettono tutti insieme. Scommettiamo un caffè? Hanno fatto passare un mese e vedrete che troveranno 3 ministeri in più o in meno e la maggioranza sarà di nuovo Pd-M5s e Renzi. E allora perché tutto questo casino? Gli italiani se lo chiederanno e anche io”.
Alla domanda se di conseguenza la sua posizione escluda il voto anticipato, Salvini ha risposto: “Se non c’è un governo, come non c’è, scelgono i cittadini“. Sulle consultazioni di oggi afferma: “Al presidente della Repubblica diremo che l’Italia ha fretta e fame, fame di lavoro, salute e scuola“.
“Ogni giorno leggo che il centro-destra è diviso e che è stato devastato da senatori voltagabbana: non è andata così – gli fa eco la leader di FdI, Giorgia Meloni, a Radio Anch’io su Rai Radio1 -. E’ andata che Conte si è dovuto dimettere. Mi pare che il centrodestra nei fatti è unito e che l’opzione su cui siamo tutti d’accordo è andare a votare: non mi pare che cambierà“.
“Renzi non può più essere coinvolto. Non è affidabile, saremmo costretti a subire ancora i suoi capricci e sono certa che riaprirebbe una crisi tra qualche mese. Non siamo all’asilo, dove possiamo aspettare che il bambino faccia il bravo”. Lo dice, intervistata da La Stampa, Barbara Lezzi, senatrice M5S, ex ministro per il Sud. A proposito della telefonata tra Conte e Renzi riferisce poi: “Non darei la fiducia a un altro governo con Renzi, per di più potenziato da questa crisi. Su questo punto il Movimento deve essere determinato. La prospettiva di lavorare serenamente alla ricostruzione del nostro Paese, senza la presenza di Renzi, può dare forti motivazioni a molti dei nostri parlamentari. Farlo entrare di nuovo in squadra, invece, avrebbe l’effetto contrario. Sarebbe un deterrente per alcuni di noi”.
“Conte – dice ad Avvenire Pierferdinando Casini – ha ancora un punto di forza ed è la situazione in M5s. Più il Movimento somiglia a un magma confuso, più Conte resta in pista. Certo non deve commettere gli errori del passato e deve prendere atto della situazione: per fare un altro governo, deve mettersi nelle mani di Renzi, nella bocca del leone…”. E il leader di Italia viva? “Rinuncio a ogni previsione sui pensieri e le scelte del collega senatore Renzi”, risponde Casini.
Per il senatore Pietro Graddo (LeU) “questa maggioranza ha in Conte l’unico punto di equilibrio. Ora tutte le forze devono sedersi a un tavolo e trovare con umiltà e responsabilità un accordo. Occorre fare presto, c’è il rischio di rallentare il Decreto Ristori e che partano milioni di cartelle esattoriali”.
Per la storica leader radicale Emma Bonino “magari fosse incaricata una donna come premier! Il Paese cambierebbe simbolicamente e sostanzialmente, credo. Ovvio che non basta essere donne per essere migliori, anche se gli uomini l’hanno sempre pensato di se stessi”, dice a la Repubblica. Nelle consultazioni, “al presidente della Repubblica non ho fatto alcun nome. In primo luogo, perché è una prerogativa del capo dello Stato la scelta dell’incaricato/a e ci sono prerogative che non vanno travalicate. E poi perché’ non vorrei bruciare nessuno” spiega. L’incarico a una donna è “nel mondo degli obiettivi. Le donne italiane hanno competenze, capacità e non devono smettere di lottare per i loro diritti”. Venendo a Pd, 5Stelle e Leu che continuano a fare solo il nome di Conte “se capisco bene, la blindatura è per ora – osserva – ma è impressionante che questi tre partiti della maggioranza non riescano a pensare a una personalità politica più autorevole“. Inoltre “il Recovery Plan che circola dal 12 gennaio è improponibile e va corretto rapidamente. Mi accusano di volere far vincere Salvini e Meloni: è il contrario. Vincono con un governo che tira a campare”.
In piena crisi politica e col Paese bloccato in attesa dell’esito delle consultazioni, sulla scrivania del presidente del Consiglio dimissionario Giuseppe Conte è finito un dossier dell’intelligence che ridisegna drammaticamente al rialzo l’andamento pandemico degli ultimi due mesi. E che preoccupa i collaboratori più stretti del premier. I nuovi positivi giornalieri in Italia sarebbero in realtà il 40-50 per cento in più di quelli rilevati ufficialmente. “Il totale dei contagiati è sottostimato a causa del calo del numero dei tamponi avvenuto a metà novembre 2020”, scrivono gli analisti. Che lanciano due allarmi: la curva epidemiologica non sta piegando verso il basso tanto quanto attestano i bollettini diramati dal ministero della Salute; i dati al momento sono inattendibili e quindi difficili da analizzare e da usare per prendere misure adeguate di contenimento del virus.










