Il settore immobiliare negli ultimi due anni è profondamente mutato a causa della pandemia e per questo abbiamo deciso di di fare un po’ di luce riguardo tale tema  intervistando l’amministratore delegato di Bludom Francesco Valletta, protagonista del settore immobiliare milanese da quarant’anni. 

  • Come sta reagendo il settore immobiliare dopo quasi due anni di pandemia?

A Milano il settore immobiliare fortunatamente non ha mai avuto problemi. Ovviamente durante la pandemia e specialmente nei mesi di  lockdown abbiamo incontrato i clienti attraverso video call anziché in presenza ma le cose sono andate molto bene lo stesso.

  • Sono cambiate le necessità dei potenziali acquirenti di immobili residenziali?

Innanzitutto è importante fare una distinzione tra case nuove e vecchie. Un tempo si diceva “usate” per distinguerle dalle recenti costruzioni ma io preferisco utilizzare il termine “vecchie” perché al giorno d’oggi vengono costruite abitazioni con innovazione e tecnologie completamente differenti: casa passiva a livello energetico, domotica o anche detta smart home, rivisitata rispetto alla dimensione e al numero dei locali interni. Infatti la pandemia ha generato la necessità di avere alcuni spazi in più per lo studio o per il lavoro o anche spesse volte ambienti all’aria aperta come terrazzi e giardini privati. 

Queste esigenze, che sono sempre state presenti ma nell’ultimo periodo diventate necessarie, inducono i clienti più facoltosi a comprare appartamenti più grandi in città e per quelli meno facoltosi ad acquistare nell’hinterland, dove i prezzi sono molto contenuti ma la qualità è comunque ottima. Un problema però rimane: le Amministrazioni Comunali non stanno al passo con i tempi che cambiano e di conseguenza si è accumulata molta richiesta e poco prodotto.