Cig, 1,2 mln di lavoratori ancora in attesa. Loy (Civ): “Possibile che l’Inps riduca le pensioni”

inps

Sono più di un milione di lavoratori di 200 mila imprese, che non hanno ancora ricevuto l’assegno della cassa integrazione. Un milione (1,2 per la precisione)  di lavoratori instancabili che hanno garantito negli anni che il tessuto economico italiano si riappropriasse della propria solidità, dopo la crisi del 2008. Molti di loro non hanno ancora ricevuto un euro e aspettano il denaro da molti mesi.

E l’Inps lancia l’allarme: nelle casse delle pensioni c’è un buco da 16 miliardi, usati per pagare i ristori. Quasi 200 mila pratiche in giacenza, un terzo vecchissime, anche di marzo. E almeno 1,2 milioni di lavoratori in attesa che l’Inps paghi la Cassa Integrazione Covid. Numeri da brivido, aggiornati alla fine di novembre. Ma che potrebbero esplodere, considerato anche dicembre: 365 mila pratiche per 2 milioni di lavoratori.

Due mesi per ricevere la Cassa integrazione sono troppi, dovremmo scendere a uno e rafforzare gli assegni molto bassi”, ha affermato in un’intervista a la Repubblica Guglielmo Loy, ex segretario confederale della Uil, dal novembre 2017 presidente del Civ, il Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps che sorveglia l’Istituto di previdenza per conto di lavoratori e imprese. “Vorrei anche dire – ha aggiunto – che c’è un buco di quasi 16 miliardi nel bilancio Inps, creato proprio dalla Cig Covid. Il legislatore dovrebbe intervenire prima di mettere a rischio la sostenibilità e dunque le prestazioni di Inps”.

Quanto ai ritardi sulla cig Covid, “c’è un miglioramento rispetto a inizio pandemia, l’Inps con fatica ha cercato di velocizzare le procedure. Ma due mesi di attesa in media sono eccessivi, occorre dimezzare. Anche perché’ non c’è solo un problema di tempi. Qui c’è una questione di bacino da svuotare, di domande incagliate da ripulire”. “Purtroppo il sistema informatico non è stato tarato a sufficienza per lavorare milioni di domande. D’altro canto, l’informatica da sola non basta a sciogliere le pratiche complicate, quelle col codice fiscale che non torna, l’azienda con più posizioni da verificare e così via. Dopodiché’ non esistono alibi -ha proseguito- Anche l’Inps deve aiutare le imprese. Un difetto di comunicazione senz’altro c’è stato, con rimbalzi di mail e tutto da remoto. Derogare alle macchine non sempre aiuta”.

Nel documento Civ si parla di 20 miliardi di disavanzo, “di questi 20, ben 15,7 miliardi sono un buco creato dalla Cig Covid, una misura straordinaria introdotta dal governo quando ha chiuso il Paese. E che però è stata anticipata da Inps attingendo ai suoi fondi. Se non viene ripianato -ha spiegato- quando si tornerà all’ordinario l’Inps rischia di non avere le risorse, che ricordo sono frutto di contributi di imprese e lavoratori, per erogare le prestazioni. O doverle ridurre”. Quella di essere costretti a ridurre le pensioni, “è un’ipotesi estrema, non certo peregrina. Se l’anticipazione di Inps sulla Cig Covid è strutturale, allora si trasforma in credito dello Stato. Chiediamo che venga sanato per non minare la sostenibilità del bilancio dell’Istituto. Tra l’altro il rosso da 20 miliardi che indichiamo nel documento si basa sulle ottimistiche stime della Nadef per il Pil 2021. Corretto dal punto di vista contabile, ma non rassicurante”. Sulla tenuta dell’Inps, “se il sistema non è più in equilibrio, qualcuno potrebbe essere tentato di tirare la cinghia sulle prestazioni, pensioni incluse. La profonda recessione poi inciderà molto, con contributi calanti. Il legislatore deve intervenire quanto prima”, ha concluso.