La storia di Margherita Sarfatti è stata oscurata, sepolta e abbandonata.
Molti nel nostro Paese vollero dimenticarla: i fascisti perché era ebrea, i loro oppositori perché fascista e la famiglia per paura che potesse macchiare irrimediabilmente la rispettabilità e l’onore del proprio cognome.
Ma chi era Margherita Sarfatti?
Nata a Venezia l’8 Aprile 1880 da un’illustre famiglia ebrea, Margherita Grassini (nome da nubile) trascorse una giovinezza vivace circondata e istruita dai più illustri personaggi dell’epoca, quali Pietro Orsi e Pompeo Gherardo Molmenti, manifestando immediatamente il proprio interesse per la storia dell’arte e ammirevoli qualità nell’apprendimento delle lingue arrivando a padroneggiarne con fluidità ben quattro.
Casa Grassini era spesso frequentata da numerosi visitatori tra cui spiccano Gabriele D’Annunzio e i Fogazzaro.
In particolare Antonio Fogazzaro ebbe una grande influenza sulla giovane Margherita che, grazie a lui, si avvicinò al cristianesimo e alla successiva conversione pur decidendo di mantenere il proprio retaggio ebraico per onorare le origini.
Nel 1885 conobbe Cesare Sarfatti, un noto avvocato ebreo nonché convinto socialista.
Tra i due scatta la scintilla, anche grazie alle idee politiche in comune (Margherita era una grande ammiratrice di Marx e di molti altri autori socialisti), ma la coppia dovette aspettare a lungo prima di convolare a nozze a causa dell’avversione della famiglia di lei.
Stanchi di Venezia e in cerca di nuovi orizzonti, i Sarfatti si trasferirono  a Milano prima in una piccola abitazione in via Brera 19 e successivamente in un lussuoso appartamento in Corso Venezia al numero 95.
La vivacità della Milano dell’epoca coinvolse subito Margherita, che ben presto rese la propria passione per l’arte una professione riuscendo ad ottenere uno spazio dedicato ai propri articoli sull’”Avanti della Domenica”.
Grazie a questo nuovo impiego la Sarfatti divenne un personaggio di spicco e fu il riferimento di affollatissimi salotti in tema di arte, politica e poesia.
Quando esplose il futurismo, le riunioni nelle case Sarfatti e Marinetti (ambedue in Corso Venezia) divennero il centro dell’avanguardia artistica con personaggi di rilievo come Aldo Palazzeschi, Ada Negri, Umberto Boccioni (che in molti sospettarono essere l’amante di Margherita) e Luigi ed Ersilia Majno.
La signora Majno, in particolare, introdusse la Sarfatti alle nuove ideologie femministe in quanto presidentessa della Lega femminista milanese.
Margherita, dal canto suo, non fu da meno.
Nel 1912 Anna Kuliscioff, assidua frequentatrice del salotto Sarfatti, fondò il giornale “La difesa delle lavoratrici” volto all’affermazione dei diritti delle donne.
Margherita supportó appieno l’iniziativa dell’amica, fornendo i fondi necessari e pubblicando numerosi articoli.
Quello stesso anno Benito Mussolini divenne direttore dell’”Avanti!” e venne a vivere a Milano.
Tra i due nacque un’immediata simpatia che nel tempo si tramutò in un sentimento più profondo, una vera e propria relazione amorosa costellata spesso da liti a causa della gelosia di lui.
Scoppiò la guerra e i due dovettero affrontare problematiche di diversa natura.
Mussolini divenne interventista e subì l’espulsione dal partito socialista. Si arruolò nell’esercito italiano ma l’esperienza ebbe breve durata a causa di una grave ferita.
Margherita, invece, dovette affrontare la perdita del figlio diciassettenne Roberto morto in battaglia sul Col d’Echele, dove nel 1934 venne eretto il monumento in sua memoria progettato da Giuseppe Terragni.
Alla fine della guerra, la Sarfatti venne espulsa dal partito socialista per le sue posizioni interventiste ed entrò a far parte del “Popolo d’Italia” assieme a Mussolini.
I due divennero sempre più intimi ed è proprio Margherita che consigliò il “Duce” su molteplici questioni politiche. E’ proprio la Sarfatti la donna seduta accanto a Benito Mussolini nella riunione in Piazza San Sepolcro del 23 Marzo 1919, uno degli eventi fondamentali della nascita del fascismo.
Negli anni ‘20 la Sarfatti raggiunse il culmine della notorietà grazie a numerose mostre d’arte e come autrice di una biografia sul Duce “The life of Benito Mussolini” che venne distribuita prima nel Regno Unito e successivamente pubblicata in Italia con il titolo di “Dux”.
Le cose andavano decisamente bene per Margherita, quando nel 1924 subì un’ulteriore perdita: la morte del marito Cesare.
L’unico uomo della sua vita, allora, fu proprio Mussolini.
La Sarfatti a quel punto divenne a tutti gli effetti la donna del Duce, si trasferì persino a Roma per stare accanto all’amato, anche se con il tempo la passione dei due si affievolì e portò Mussolini a non tollerare più la presenza di Margherita.
Nel 1934 la Sarfatti si recò in America e venne accolta alla Casa Bianca dalla First Lady in persona: Eleanor Roosevelt.
Quello di Margherita, però, non fu certo un viaggio di piacere, ma un disperato tentativo di avvicinare il Duce alle ideologie socialiste del presidente Roosevelt e allontanarlo dal Fuhrer e dalle leggi razziali.
Nel 1938 Margherita fu costretta a fuggire dall’Italia per via delle leggi razziali e trovò sistemazione prima a Parigi e successivamente in Uruguay.
Tornò in Italia solo nel ‘47 per rifugiarsi nella sua villa di Cavallasca, dove iniziò la stesura di “Acqua passata” , la sua ultima opera in ricordo degli amici e delle vita trascorsa.
Dal monumento funebre eretto in ricordo del figlio alle numerose produzioni letterarie, il tema della memoria fu sempre caro a Margherita.
E allora perché non renderle merito ricordando la vita di questa donna straordinaria? Come ha evidenziato la storica e critica d’arte Rachele Ferrario “è il momento di rileggere la sua figura di intellettuale, che inizia il suo percorso ben prima di affiancarsi a Mussolini, l’uomo che forgiò, che amò e di cui presagì in anticipo la tragica fine”.