“Teniamo saldo il principio che chi commette un reato deve essere sanzionato anche in modo pesante se sarà giudicato colpevole, ma la gogna generalizzata nei confronti del corpo di Polizia penitenziaria è ideologica, rischiando di colpire indistintamente servitori dello Stato che mettono a rischio quotidianamente la propria incolumità per tutelare la nostra sicurezza e l’osservanza delle leggi. La giustizia farà il proprio corso e contiamo che sul ‘caso’ di Santa Maria Capua Vetere sia fatta piena luce senza pregiudizi e che sia punito chi effettivamente si è macchiato di gesti sconsiderati e eccessivi. Non dimentichiamo, tuttavia, che la situazione è diventata insostenibile per gli operatori della Polizia penitenziaria e non solo in quel carcere”. Così il parlamentare della Lega Jacopo Morrone in una nota. ”Una situazione denunciata ripetutamente che non ha trovato ascolto al ministero della giustizia, né in altre sedi. Con una carenza cronica di organico a fronte del sovraffollamento degli Istituti penitenziari e con dotazioni insufficienti, gli agenti devono fare fronte a risse, rivolte, aggressioni sempre più frequenti, a cui spesso scelgono di non reagire per il timore di iniziative giudiziarie, mentre è evidente che l’attenzione mediatica e di certa politica è sempre rivolta alle necessità dei detenuti”, ricorda Morrone.
“L’auspicio è che sia questa l’occasione per dare corso a una riforma strutturale del corpo, come abbiamo più volte chiesto, che dovrebbe prevedere, tra l’altro, l’inserimento in ruolo di medici e psicologi anche con l’obiettivo di contrastare il tragico fenomeno dei suicidi tra gli operatori della Polizia penitenziaria. Altro punto quello dell’equipaggiamento con dotazioni più moderne, come bodycam e taser. Si dovrebbe infine prevedere un’ulteriore riflessione sulla norma relativa al reato di tortura per definire modalità operative d’intervento del personale di polizia penitenziaria“, dice il leghista.
“Ma c’è anche un altro interrogativo che io stesso rivolsi circa un anno fa alla Camera all’ex Guardasigilli Alfonso Bonafede che riguardava i motivi per cui non si abbia avuto notizia di accertamenti, indagini, punizioni esemplari nei confronti dei detenuti che diedero vita alle gravissime rivolte orchestrate in molte carceri italiane nei primi mesi del 2020. Anche allora rimasi senza risposta”, conclude.










