Audiovisivo: protesta attori e doppiatori per ottenere equo compenso dalle ott

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“Altro che ristori, fateci avere da Netflix, Amazon Prime e dalle altre piattaforme l’EQUO COMPENSO e non ci sarà più bisogno di alcun ristoro“. Monta la protesta del mondo degli attori e doppiatori contro le multinazionali che offrono contenuti video in streaming senza corrispondere a loro avviso un COMPENSO “congruo” a chi interpreta le serie e i film che riempiono queste piattaforme rendendole competitive. Per questo Artisti 7607, organismo di gestione collettiva dei diritti connessi al diritto d’autore a cui sono iscritti molti degli attori e doppiatori più noti della scena italiana, ha organizzato un incontro con la stampa dall’eloquente titolo ‘Non è EQUO questo COMPENSO’, con l’obiettivo di sensibilizzare opinione pubblica e istituzioni.

Il malcontento va aumentando anche perché lo sfruttamento e il consumo di contenuti via web è cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi anni, con un’accelerazione ancora maggiore negli ultimi 12 mesi dovuta anche alla pandemia e alla grandissima fruizione di contenuti delle persone chiuse in casa in tutto il mondo, ma questo aumento di abbonamenti e ricavi non è servito alle Ott (acronimo per Over The Top, così vengono chiamate le grande piattaforme che offrono attraverso internet servizi e contenuti senza avere una propria infrastruttura ma ‘poggiandosi’ sopra le reti di tlc) a corrispondere il dovuto riconoscimento dei diritti di chi interpreta le opere disponibili sulle loro piattaforme.

“Malgrado il loro core business sia proprio quello della ritrasmissione delle opere audiovisive – ha sottolineato l’attore Paolo Calabresi – le piattaforme non corrispondono i diritti connessi degli artisti o nel migliore dei casi offrono compensi gravemente insufficienti, e perlopiù non ottemperano alle normative europee e nazionali non fornendo i dati completi degli utilizzi”. Eppure “serie tv e film sono la parte principale dei contenuti che portano le persone ad abbonarsi alle piattaforme“, ha aggiunto Neri Marcorè.

Occorre ridare senso alla parola EQUO. EQUO vuol dire anche proporzionato ai ricavi delle piattaforme. E la mancanza di dati su questi ricavi è uno dei modi per non corrispondere quanto dovuto”, ha sottolineato Cinzia Mascoli, mettendo l’accento su un problema annoso: la mancata pubblicazione da parte delle Ott dei dati di fruizione delle singole opere e dei ricavi generati nei singoli paesi. “Questi colossi usano algoritmi sofisticatissimi per sapere cosa guardiamo, quindi è impossibile che non abbiano dati organizzati”, ha sottolineato Michele Riondino. “Se le piattaforme fornissero dati reali e facessero trattative congrue con le società di collecting – ha proseguito Calabresi – non ci sarebbe più bisogno di nessun ristoro e anche per lo Stato sarebbe un grande affare perché risparmierebbe un sacco di soldi. Ma ci vuole coraggio da parte delle istituzioni per imporre il rispetto delle regole a questi colossi“. “Delle regole ci sono, dovrebbero essere applicate”, ha sintetizzato Giobbe Covatta. Per Urbano Barberinii giganti dell’intrattenimento non devono diventare i giganti dell’elusione fiscali. Bisogna aiutarli ad adempiere alle leggi: noi possiamo sollecitarli ma le istituzioni dovranno intervenire. La proposta francese di costringere queste multinazionali a quantificare i ricavi nei vari territori e costringerli a reinvestire nei singoli Paesi parte dei proventi raccolti è molto interessante. Ma è chiaro che accordi del genere, con questi colossi, vanno fatti a livello europeo. Quello che non si può fare sono accordi al ribasso che pregiudicherebbero qualsiasi trattativa successiva”.

In questo scenario, come ha sottolineato uno dei legali di Artisti 7607, Luca Fatello, due cose si possono fare subito e in alcuni casi si stanno già facendo: “Applicare subito i contenuti della direttiva sull’EQUOCOMPENSO anche se ancora non recepita, facendoli valere nelle negoziazioni per compensi congrui e adeguati. E chiedere al legislatore, con il recepimento della direttiva, un rafforzamento del potere sanzionatorio e di controllo di Agcom“. All’iniziativa di oggi, hanno dato il loro sostegno (chi in collegamento su Zoom chi con attestazioni a distanza perché impegnato sul set) anche Massimo Bitossi, Chiara Colizzi, Augusto Fornari, Carmen Giardina, Georgia Lepore, Valerio Mastandrea, Alberto Molinari, Francesco Montanari, Paco Reconti, Alessandro Riceci, Michele Riondino, Paolo Sassanelli, Davis Tagliaferro, Salvo Traina, Daniela Virgilio, Diego Abatantuono, Ambra Angiolini, Corrado Guzzanti, Claudio Santamaria, Kasia Smutniak e Elio Germano.