Somministrazione soltanto a chi ha più di 60 anni. E’ questa la raccomandazione che dovrebbe arrivare oggi dal ministero della Salute sull’utilizzo del vaccino AstraZeneca. Una chiara marcia indietro rispetto alla linea seguita finora con gli «open day» organizzati in varie regioni proprio per vaccinare i più giovani. Un cambio di rotta che provoca la protesta dei governatori e la richiesta «urgente» di una indicazione chiara, dopo i dubbi espressi da numerosi esperti sull’uso per i ragazzi e le donne sotto i 40 anni. «Tutti i vaccini sono sicuri», dichiara in Parlamento il ministro della Salute Roberto Speranza spiegando di essere in attesa del parere del Comitato tecnico scientifico. Ma il verbale tarda ad arrivare rendendo evidente il nodo da sciogliere: chi dovrà prendersi la responsabilità di cambiare ancora una volta la linea su AstraZeneca. Anche se i casi di reazioni avverse alle seconde dosi di AstraZeneca sono molti meno rispetto a quelli, comunque rarissimi, individuati dopo le prime, i tecnici del Cts si starebbero muovendo per aprire alla possibilità di cambiare il vaccino. Ci sono nuovi studi, sottolineati l’altro ieri anche dalla Commissione tecnico scientifica dell’Aifa, dai quali si ricava l’efficacia di una dose “eterologa”, cioè di Pfizer o Moderna anche se successiva a quella di AstraZeneca. E sarebbe proprio questa l’indicazione, auspicata tra gli altri ieri dall’ex direttore di Ema Guido Rasi, che è pronto a dare il Cts.

Questa operazione potrebbe però portare a un ritardo sulla tabella di marcia della campagna, che ieri ha superato la soglia dei 40 milioni di italiani che hanno ricevuto la prima dose. Nel nostro Paese ci sono 2 milioni e 80 mila persone sotto i 60 anni che hanno avuto una dose del vaccino AstraZeneca. Di questi 1 milione e 20 mila aspettano di fare il richiamo. Per loro andrebbero trovate dosi dell’altro vaccino, quello a Rna messaggero.

Cybersicurezza, nasce l’Agenzia contro gli hacker

Con un Consiglio dei ministri pressoché indolore, Palazzo Chigi ha dato il via libera al decreto legge che riforma la governance della cybersicurezza. Appena sei mesi fa ci aveva provato Giuseppe Conte, ma era stato bombardato dalla sua stessa maggioranza. II Pd era contrario, Luigi di Maio nutriva forti riserve, Carlo Calenda accusava il premier di «giocare allo 007» in piena emergenza Covid e Matteo Renzi invocava lo stralcio della norma spuntata a sorpresa nella manovra economica. Una bufera dentro il perimetro della maggioranza, che costrinse il giurista a rinunciare ai suoi piani. Nulla del genere è successo sul testo di riforma che mette l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale sotto il controllo di Mario Draghi e dell’autorità delegata, Franco Gabrielli.

Intanto perché l’Acn sarà pubblica e non privata, come invece sarebbe stata la fondazione di Conte: una struttura che secondo i critici avrebbe invaso i campi della cyberintelligence, sottraendo poteri e funzioni di competenza dei servizi segreti, il Dis e le agenzie Aise e Aisi. Saranno trecento i dipendenti della nuova Agenzia ed entro il 2027 potrebbero diventare 800. Un massimo di 50 consulenti. Fino a 34 dirigenti dei quali 10 di livello da direzione generale. L’Agenzia per la cybersicurezza nazionale farà capo alla presidenza del Consiglio, con autonomia regolamentare, amministrativa, patrimoniale, organizzativa, al di fuori dell’intelligence, ma sotto il diretto controllo del Copasir, che dovrà ideare e disporre le strategie di tutela della sicurezza nazionale dagli attacchi informatici. Sarà lo stesso presidente del Consiglio a nominare, ed eventualmente revocare, il direttore generale cui competerà l’adozione della strategia nazionale di cybersicurezza, sentito il nuovo «Comitato interministeriale per la cybersicurezza» (Cics). Un incarico, quello del dg, che durerà 4 anni, rinnovabili e che, secondo rumours, potrebbe essere affidato a Roberto Baldoni, docente alla Sapienza di Roma, già responsabile di questi temi come vicedirettore generale del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (DIS). Anche se in questi giorni si è fatto anche il nome del capo della Polizia Postale, Nunzia Ciardi.