È pronto il portale dell’Inps con cui oltre un milione e mezzo di famiglie di disoccupati e autonomi potranno chiedere per la prima volta l’assegno unico per i figli. Si tratta del cosiddetto “assegno ponte” destinato per i prossimi sei mesi ad anticipare l’entrata in vigore da gennaio 2022 del nuovo assegno unico universale per le famiglie. Ad annunciare l’arrivo della domanda semplificata da presentare dal luglio è stato ieri il presidente dell’Istituto di previdenza, Pasquale Tridico, nel corso dell’audizione in commissione Lavoro del Senato sul Dl che istituisce l’assegno temporaneo dal 1° luglio al 31 dicembre 2021.

Un assegno che, secondo una microsimulazione dell’Istat presentata sempre ieri in audizione a Palazzo Madama dal presidente dell’Istituto di Statistica, Gian Carlo Biangiardo, dovrebbe garantire un aiuto al 5,5% delle famiglie italiane, pari a circa 1,5 milioni di nuclei che fino ad oggi non hanno mai ricevuto l’assegno per i figli.

Si tratta di una soluzione temporanea (non scompaiono né le detrazioni per i figli né gli altri bonus) in vista della piena attuazione del Family Act e della riforma fiscale, entrambi nel Recovery Plan, ma da realizzare con risorse nazionali. E che porteranno a un riordino delle misure esistenti e all’erogazione dell’assegno unico dal primo gennaio 2022 per ogni figlio fino ai 21 anni. «L’87% della spesa dell’assegno ponte viene destinata a famiglie con redditi medio-bassi», spiega Gian Carlo Blangiardo, presidente Istat in audizione al Senato. «Così come l’82% della spesa per la maggiorazione». Entrambe le misure sono «molto progressive rispetto al reddito delle famiglie» e dovrebbero aiutare a contrastare la «recessione demografica» e la «povertà assoluta che riguarda un milione e 337 mila minori».

Incontro Draghi-Von Der Leyen: via libera al Recovery Plan

La prima approvazione comunitaria del Piano italiano di ripresa e resilienza non è esattamente una sorpresa, anche per il fitto confronto fra Roma e Bruxelles che ha accompagnato le fasi decisive nella costruzione del programma di investimenti e riforme. Ma accanto al valore simbolico, europeo oltre che nazionale anche perché con le tante rinunce di altri Paesi ai prestiti del Next Generation Eu Roma assorbe l’ampia maggioranza assoluta del Recovery Fund, il passaggio ufficializzato ieri ha anche l’effetto pratico di far partire la macchina del Pnrr. E pone le premesse per l’anticipo da 25 miliardi, il 13% della quota italiana dei finanziamenti Ue, atteso almeno nella prima parte entro la fine di luglio.

L’assegno iniziale è assorbito per circa il 63% dagli interventi che il Pnrr italiano prevede di concludere entro quest’anno, in un meccanismo che mette le altre risorse nel circolo della finanza pubblica ma ovviamente ne vincola l’utilizzo integrale per i piani del Recovery. «Non vediamo l’ora che il piano porti un vero cambiamento – spiega il vicepresidente della Commissione Europea Valdis Dombrovskis – per il bene di tutti gli italiani, ma anche dell’intera Europa». «Siamo orgogliosi che la Commissione europea abbia approvato il nostro piano, è il primo passo per far arrivare al nostro paese i primi 24,9 miliardi entro luglio»: così Carlo Bonomi conclude l’assemblea di Confindustria Toscana Sud. La ministra Elena Bonetti parla dell’impegno del governo sul tema della parità di genere e assicura: «Il presidente Draghi è la figura giusta per questo passo di maturazione».

Ddl Zan: Vaticano chiede modifica, Draghi pronto a una mediazione

Il premier Mario Draghi non cerca perifrasi: «E’ una domanda importante, domani (oggi per chi legge, ndr) sono in Parlamento tutto il giorno, mi aspetto che me lo chiedano e risponderò in maniera più strutturata di oggi». La domanda è quella sull’intervento del Vaticano in merito al ddl Zan, arriva durante la conferenza stampa convocata insieme alla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen. Anche per lei lo stesso quesito: cosa pensa la presidente dell’intervento del Vaticano su una legge sui diritti? «Non faccio commenti su un progetto di legge. In generale mi preme sottolineare che i trattati Ue proteggono la diversità, la dignità, di ogni singolo essere umano. E proteggono la libertà di espressione». Il firmatario della legge, l’onorevole Zan, si dice incredulo: «E’ la prima volta che il Vaticano pone la questione sul Concordato e lo fa su una legge, non ancora in vigore, approvata solo alla Camera a larga maggioranza. Il Parlamento è sovrano, deve essere libero di discutere, non può subire alcuna ingerenza da uno Stato estero». E interviene anche il cardinale Ruini, ex Presidente della Conferenza Episcopale Italiana: «Come dice la nota stessa, il ddl Zan contrasta con l’articolo 2, comma 1 e comma 3, del testo di revisione del Concordato, nel quale la Repubblica italiana riconosce alla Chiesa cattolica la piena libertà di svolgere il proprio Magistero e garantisce alla Chiesa stessa e ai cattolici piena libertà di pensiero e di espressione. In sostanza, si tratta di quello che la nostra Costituzione garantisce a tutti, cioè della libertà di parola e di pensiero». Quindi giudica l’intervento del Vaticano come legittimo? «Certamente, ed è il segno dell’importanza che la Santa Sede attribuisce alla questione».