Sulle riaperture le Regioni sono ancora sul piede di guerra con il governo. La deroga per quei territori che non dovessero riuscire a garantire il 70% di scuola in presenza alle superiori è ben poca cosa per i governatori, delusi dalla «rigidità» del premier e arrabbiati con Mariastella Gelmini. Il premier non si aspettava che Matteo Salvini potesse dire no ad un decreto, quello delle riaperture, tanto voluto ma alla fine non onorato. Alla base di questa scelta, la volontà della Lega di “fare di più”. Riaprire sì, ma veramente. Abbandonando le regole sulle chiusure anticipate e il coprifuoco alle 22, considerato un deterrente troppo importante alle uscite e ai consumi nei, anzi fuori – dai ristoranti.
Mario Draghi ieri ha fatto un passo indietro: ha sentito la ministra agli Affari Regionali Maria Stella Gelmini e insieme hanno concordato di concedere deroghe per arrivare, da subito, anche al 50%. Lo stesso ha fatto sul coprifuoco.
Toti: “Liberi la sera almeno dal 9 maggio”
“Il 9 maggio, la festa della mamma” sarebbe “una data simbolica per farci un regalo: da qui a quel giorno saranno passate due settimane”. Il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, intervistato dal Corriere della Sera, chiede di valutare per quella data l’abolizione o il rinvio di un’ora del coprifuoco. Toti chiarisce che “qui nessuno vuole essere imprudente o irresponsabile. Nelle ultime 24 ore abbiamo avuto altre 360 vittime in Italia” e che le Regioni non contestano le ragioni di una “lenta, parziale, scaglionata riapertura”. “Se nel frattempo i dati miglioreranno ancora, se la curva dei contagi, dei ricoveri, della mortalità grazie ai vaccini continuerà a scendere, allora togliamolo del tutto il coprifuoco – ragiona – o perlomeno spostiamolo di un’ora. Perché’ a me questa scelta del governo sembra avere più un sapore politico che scientifico“. “Abbiamo già inviato una lettera e chiesto un incontro urgente al premier Draghi – aggiunge -. Perché’ davanti abbiamo 16 settimane, dalla primavera all’estate, che saranno decisive per tante categorie. E allora abbiamo bisogno di date certe. Il governo ha detto che il decreto potrà essere modificato in base al cambiamento della situazione epidemiologica. Bene, ma la situazione sta già cambiando, allora facciamolo presto”.
Carfagna: “Basta liti, c’è un Paese da ricostruire”
“Siamo a Palazzo Chigi per ricostruire il Paese in un momento drammatico di emergenza, non per litigare sul coprifuoco“. Interviene così la ministra per il Sud, Mara Carfagna, per stemperare le tensioni sul decreto sulle riaperture. Intervistata da La Stampa, si rivolge agli alleati: “Mi aspetto che la Lega capisca quanto è importante la sua partecipazione a questo esecutivo anomalo” e “tutto il resto è ordinaria dialettica politica che deve trovare sfogo nelle sedi competenti, cioè nella cabina di regia”. Poi aggiunge: “l’enorme responsabilità che abbiamo davanti al Paese deve portare tutti a rinunciare a qualche interesse di parte per l’interesse generale“. Ammette che “c’è una situazione nuova, determinata anche dal cambio della guardia al vertice della Conferenza delle regioni, ma soprattutto ci sono istanze nuove che salgono dal territorio, grazie al successo della campagna vaccinale. Bisogna affinare il dialogo, questo incidente deve insegnare a collaborare, e bisogna lavorare tutti perché’ resti un caso isolato”. “Coprifuoco, così come aperture dei ristoranti all’aperto e al chiuso – rimarca -, saranno rivalutati a maggio sulla base dei contagi. Per noi è importante occuparsi anche del settore del wedding, così come delle piscine al chiuso: credo che tutto questo sarà oggetto di discussione anche in sede parlamentare”. Parla delle risorse per il Sud nel Recovery plan: “Il 40 percento significa 82 miliardi di euro circa, da usare in cinque anni”, ma “è solo un colpo di bazooka, perché’ per il Sud ci sono anche i fondi strutturali europei per gli anni 2021-2027 e il fondo di sviluppo e coesione. In più dal React-Eu arriveranno al Mezzogiorno altri 8,4 miliardi su un totale di 13,5”.
Sul piano vaccinale, Draghi continua a essere rassicurato sulla piena riuscita dell’operazione che sta completamente nelle mani del generale Figliuolo. Su questo punto con le Regioni c’è stato ormai un definitivo chiarimento, se è vero che la struttura commissariale ha inviato la direttiva sulle vaccinazioni accompagnandola con la sentenza della Consulta dello scorso febbraio, lì dove viene spiegato che «spetta allo Stato determinare le misure necessarie al contrasto della pandemia» provocata dal virus cinese.
Piuttosto è sul rifornimento delle dosi che prosegue una battaglia quotidiana. Si attende ormai con impazienza che AstraZeneca proceda alla consegna già pattuita di due milioni e mezzo di dosi. Intanto cresce a vista d’occhio la mappa dei siti aziendali dove potranno essere somministrati i vaccini anti Covid. I dati più aggiornati, in aumento progressivo, ammontano a 732 punti in tutta Italia. I siti sono accreditati dalla struttura guidata dal commissario straordinario all’emergenza Covid, il generale Francesco Paolo Figliuolo.
Per quanto riguarda il Recovery plan, oggi in Consiglio dei ministri verrà avviato un primo esame. Gli elementi di novità dello schema del documento scorrono su tre direttrici: riforme, ricerca e riequilibrio che spinge di più verso i progetti nuovi. Il via libera finale slitta alla prossima settimana, nel tentativo di trovare un’intesa politica più solida. Sui numeri, e sui meccanismi di governare che dovrebbero essere basati sul centro di controllo al Mef, «interlocutore unico» della commissione per le verifiche sull’attuazione, e su una cabina di regia politica a Palazzo Chigi la cui composizione finale è ancora al centro delle discussioni fra i partiti. Si accende infatti la polemica sulla versione quasi finale del Piano nazionale di ripresa e resilienza.










