Allarme Dia: “Il lockdown ha accelerato la presenza della mafia nell’economia legale”

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Il lockdown ha rappresentato l’ennesima occasione per le consorterie criminali di sfruttare la situazione per espandersi nei circuiti dell’economia legale e negli apparati della pubblica amministrazione”. A dirlo è la DIA, la Direzione Investigativa Antimafia che, attraverso le sue analisi, ha ripercorso le statistiche dei reati commessi su tutto il territorio nazionale e hanno scoperto un dato preoccupante che racconta come si è sviluppata la mafia all’interno di una cornice di fragilità sociale come quella del Covid-19 e del conseguente lockdown. Prima quello generale di marzo scorso. poi quelli “chirurgici” che hanno coinvolto – e continuano a coinvolgere – determinati territori e poi determinati settori economici e imprenditoriali.

“Nei primi sei mesi del 2020, il numero dei reati commessi con l’aggravante del metodo mafioso è il doppio rispetto all’anno precedente”, dice la Dia. A crescere sono soprattutto i “casi di riciclaggio, di reimpiego di denaro e di corruzione”. Anche lo scambio elettorale politico mafioso ha fatto registrare un balzo delle statistiche giudiziarie: “Al Sud, si sono quintuplicati” gli episodi scoperti. Segno del livello di infiltrazione negli enti locali.

L’allarme è di magistrati ed esperti: “Si prospetta il rischio che le attività imprenditoriali medio-piccole (ossia quel reticolo sociale e commerciale su cui si regge principalmente l’economia del sistema nazionale) vengano fagocitate nel medio tempo dalla criminalità, proprio diventando strumento per riciclare e reimpiegare capitali illeciti”.

La mafia “aggredirebbe” il mercato, offrendo “protezione” e disponibilità di liquidità alle aziende, in attesa dei ristori che non arrivano. Nei primi sei mesi dello scorso anno sono stati denunciati il doppio dei mafiosi rispetto agli anni precedenti. “È la riprova – scrive la Dia – che il lockdown, se da una lato ha determinato una contrazione delle “attività criminali di primo livello” necessariamente condizionate da una minore mobilità sul territorio, dall’altro ha rappresentato l’ennesima occasione per le consorterie criminali di sfruttare la situazione per espandersi nei circuiti dell’economia legale e negli apparati della Pubblica Amministrazione. Non a caso, anche lo scambio elettorale politico mafioso ha fatto registrare un aumento di casi nel 2020”.