Prendono oggi il via le consultazioni del presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi per la formazione del nuovo governo. L’ex presidente della Bce ha accettato con riserva l’incarico di formare il nuovo esecutivo conferitogli dal presidente Mattarella.
Super Mario sa bene di rappresentare l’ultima speranza per il Paese. Questa sicurezza, insieme all’incubo di un fallimento che potrebbe portare l’Italia in una posizione di svantaggio sui mercati europei con le borse in declassamento, mettono Draghi sicuramente in una posizione di rilievo e di forza su un percorso quasi obbligato. Draghi lo sa bene ed è per questo che nella formazione del governo non scenderà troppo a compromessi con i partiti. Sì certo, dialogherà “con rispetto con il Parlamento, espressione del voto popolare”, come ha detto ieri alle telecamere dal Colle, ma vorrà fare in fretta ed iniziare a lavorare. Sa che da una lotta intestina col Parlamento ne uscirebbe depotenziato a livello di immagine. Sperimenterà una squadra istituzionale con un mix di politici e tecnici nella squadra dei ministri. Il totoministri entra nel vivo: la casella dell’economia è quella più importante, visto che deve continuare a gestire i soldi del Recovery plan. Draghi qui potrebbe chiamare un suo fedelissimo, Fabio Panetta, membro del board della Bce. Da Francoforte però danno per “difficile il suo ritorno a Roma”. Allora probabile rimarrà Roberto Gualtieri, che con Draghi ha un buon rapporto.
Intanto si prospettano anche i numeri parlamentari e si scommette su chi voterà la fiducia a questo governo istituzionale. Dal centrodestra FI offrirà sicuramente la sua benedizione, Giorgia Meloni assicura il no perché “bisogna tornare al voto” e “dare la parola ai cittadini”, più indeciso Matteo Salvini che indica il voto come la via maestra ma non chiude del tutto e offrirà forse l’astensione.
Grandi tensioni nel M5S, dove le divisioni sono nette tra chi vuole Draghi e chi no. Un po’ come era successo con Renzi, anche stavolta la divisione è plastica. Il reggente Vito Crimi non è d’accordo con un governo tecnico e non esclude il voto sulla piattaforma Rousseau. I pentastellati vogliono dare ancora l’impressione di avere a cuore l’opinione dei loro iscritti e di avere alti obiettivi di democrazia partecipata. Ma sembra un po’ tardi per i ripensamenti morali. È tempo di decidere e in fretta per il bene del Paese. Per Di Maio “il governo sia politico”, ma un’ipotesi di questo tipo sembra esclusa.
Nicola Zingaretti riconosce che con Draghi inizia una fase nuova, mettendosi a disposizione per dare il proprio contributo. Il PD non vuole comunque sprecare l’esperienza con M5S e LeU. Anche Dario Franceschini, schierandosi per un Governo Draghi, ha fatto appello agli ex alleati 5Stelle per chiedere il loro sostegno.
La posizione del Partito di Renzi è affidata proprio ad un suo Tweet in cui chiede ai partiti (e ai singoli) di sostenere Draghi: “Draghi va sostenuto, è l’ora dei costruttori”. Ieri, in serata, il leader di Italia Viva è tornato a commentare la scelta di Draghi “una personalità ammirata nel mondo, il miglior presidente del Consiglio per l’Italia, in particolare in questo momento”.
Per governare Draghi ha bisogno almeno del sì o l’astensione della Lega al Senato. Qui il no di Salvini lascerebbe invece Draghi in mano a quanto decideranno i 5 Stelle.
Nette le posizioni dei partiti oggi sui quotidiani.
Renato Brunetta conferma la posizione di Silvio Berlusconi di qualche giorno fa e al Corriere della sera dice: “Il mio partito, ancora qualche giorno fa nell’intervista di Berlusconi al Corriere della Sera, ha chiesto un governo di unità nazionale con le migliori risorse del Paese: le parole di Mattarella e la scelta di Draghi vanno proprio in questa direzione. Non possiamo chiamarci fuori”. “Dobbiamo confrontarci con Draghi senza indecisioni e tentennamenti: ascolteremo quello che avrà da dirci e diremo quello che pensiamo serva al Paese. Per cominciare, non un governo sul modello Monti: grazie, abbiamo già dato. Deve essere un governo dei migliori, composto dalla migliore classe politica, parlamentare o meno ma politica perché il voto che si dà è politico”, sottolinea l’esponente dei FI. Su una divisione del centrodestra, Brunetta dice: “Già è successo che Salvini andasse al governo con il M5S mentre noi eravamo all’opposizione, e FI disse sì all’esecutivo Letta e la Lega no. Abbiamo continuato ad essere uniti e a vincere. Ma ora è il momento di presentarsi uniti e ascoltare quello che Draghi ci dirà. Senza restare a guardare mangiando popcorn, che a me neanche piacciono…”.
Per Salvini “ridare la parola agli italiani resta la via maestra. Se Draghi dirà che si andrà a votare tra due anni è chiaro che noi non potremo votare lui. Anche perché’ non è vero che non si possa andare alle elezioni”. Il leader della Lega, in un colloquio con La Stampa, resta fermo sulla linea del voto il prima possibile: “Questa primavera voteranno venti milioni di italiani, a Roma, Milano, Torino, Bologna e così via. Di una cosa però sono certo. Il centrodestra è compatto e continuerà a muoversi come ha fatto finora: tutto insieme. E comunque ci vuole un governo politico, basta con i tecnici”. “Io sono il segretario del primo partito della coalizione e del Paese e ai miei alleati ho detto: andiamo ad ascoltare quel che Draghi ci dirà, valutiamo e troviamo una posizione comune. Questo è il mio obiettivo – afferma -. Ma ne parleremo dopo che avremo incontrato Draghi. Farlo prima è inutile”. Berlusconi per il Quirinale? “Da un punto di vista legale, Berlusconi è perfettamente eleggibile. E da quello politico è molto meglio lui di molti altri”, afferma. Quanto alle voci di strategia con Renzi per far cadere Conte, “ma figuriamoci, sono tutte leggende. Con Renzi non abbiamo concordato alcunché'”, conclude.
“A chi mi domanda perché’ la crisi rispondo semplice: se dobbiamo spendere 200 miliardi di euro preferisco li spenda Draghi che Conte. Poi il governo Draghi lo fa nascere il Parlamento su indicazione di Mattarella, non il sottoscritto. Io faccio il tifo e voto la fiducia”. Matteo Renzi, intervistato da Repubblica, è sicuro che “la maggioranza ci sarà“. Dice di non aver “niente da festeggiare” con l’uscita di scena di Giuseppe Conte. Ma “sono solo felice di vedere una personalità come Draghi pronta a guidare il Paese”. “Il governo Draghi sarà la salvezza dell’Italia: ha messo in sicurezza l’euro quasi dieci anni fa, metterà in sicurezza il Recovery Plan per i nostri figli”, afferma il leader di Italia Viva: “Una buona squadra scrive il Recovery in tre giorni”.










