Il provvedimento (DDL n. 1712) a prima firma del Senatore della Lega Armando Siri, affidato in qualità di relatore al Senatore Marco Perosino di Forza Italia, prevede l’obbligo per le Banche di aprire un conto corrente a qualunque cittadino o impresa che lo richiede.

Voi penserete: ma non è già così?
A quanto pare no e lo confermano le audizioni che sono state svolte in Commissione Finanze, proprio al Senato, dove è stato evidenziato come negli ultimi anni molti Istituti di Credito non solo si sono rifiutati di aprire rapporti di conto corrente a cittadini e imprese che ne hanno fatto richiesta, ma addirittura hanno chiuso unilateralmente conti correnti in essere senza dare spiegazioni.
La chiusura di ufficio di un conto corrente finisce inevitabilmente nelle molte centrali rischi che incrociano i dati, creando così un blocco di sistema che impedisce al mal capitato di aprire un conto in qualsiasi Istituto di Credito.
“Così si creano degli apolidi finanziari” – dice il Senatore Siri in Commissione Finanze – e aggiunge “se lo Stato impone a tutti i cittadini transazioni finanziarie che possono effettuarsi solo tramite conto corrente, come ad esempio accredito dello stipendio, della pensione, pagamento delle imposte, e transazioni sopra i mille euro deve fare in modo che ciascun cittadino possa senza alcun pregiudizio disporre di un conto bancario altrimenti si crea un corto circuito inaccettabile. All’obbligo imposto ai cittadini dallo Stato – prosegue il Senatore Sirideve corrispondere un altrettanto obbligo delle Banche a mettere a disposizione il servizio”.
Non sono dello stesso avviso l’Associazione Bancaria Italiana ABI, che riunisce gli Istituti di Credito italiani, e Bankitalia, i quali rivendicano la natura privatistica del contratto di conto corrente e la discrezionalità della banca nello scegliere la propria clientela.
Un paradosso evidenziato dall’obbligo di legge per il cittadino di disporre di un conto corrente.
Eppure Governo e Parlamento non sembrano in grado di porre rimedio a questa situazione.
La Sottosegretario all’Economia Cecilia Guerra ha promesso un parere in tempi brevi, ma di fatto nulla si muove per il veto delle Banche che non hanno alcuna intenzione di cedere spazi decisionali neppure di fronte ad una palese necessità dei cittadini che in Parlamento, al contrario delle Banche, non trovano sufficiente rappresentanza.